Cattive Acque – recensione film.

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Salve a tutti e benvenuti ad un nuovo articolo sul mio blog. Oggi parleremo nuovamente, rispetto all’ultimo articolo pubblicato qualche settimana fa riguardante l’uscita libresca del momento e del mese di maggio «Hunger Games – Ballata dell’Usignolo e del Serpente », di una recensione film, nello specifico del film “Cattive Acque” del 2019 diretto da Todd Haynes, e della sua assurda storia vera fatta di inquinamenti chimici, insabbiamenti, di scarica barile e molto altro ancora.

Spero che questo articolo vi piaccia e buona lettura.

All’articolo!



Trama:

Wilbur Tennant e il fratello.

Robert Bilott è un avvocato societario di Cincinnati specializzatosi nella difesa di aziende chimiche. Il contadino Wilbur Tennant, conoscente della nonna di Robert, chiede a Robert di indagare su una insorgenza anormale di tumori e malformazioni nelle sue mucche a Parkersburg, in Virginia Occidentale. Tennant collega questo fenomeno alla società chimica DuPont e dà a Robert un grosso contenitore di videocassette.

Robert visita la fattoria dei Tennant e scopre che 190 capi di bestiame sono morti con condizioni mediche insolite, come organi gonfi, denti anneriti e tumori. L’avvocato della DuPont, Phil Donnelly, gli comunica di non essere a conoscenza del caso ma di voler dare una mano in ogni modo possibile. Robert intenta una piccola causa in modo da poter ottenere informazioni tramite la scoperta legale delle sostanze chimiche scaricate sul sito. Quando non trova nulla di utile nel rapporto dell’EPA (United States Environmental Protection Agency – L’Agenzia per la protezione dell’ambiente) si rende conto che le sostanze chimiche potrebbero non essere regolamentate dall’EPA.

Robert si confronta con Phil in un meeting di settore provocando uno scontro animato. La DuPont invia a Robert centinaia di scatole, sperando di seppellire le prove. Robert trova numerosi riferimenti al PFOA, una sostanza chimica senza riferimenti in nessun testo medico. Nel cuore della notte la moglie incinta di Robert, Sarah, lo trova mentre strappa la moquette dal pavimento e rovista tra le loro padelle. Ha scoperto che il PFOA è l’acido perfluoroottanoico, usato per produrre il teflon e usato nelle case americane per le pentole antiaderenti. La DuPont ha eseguito test sull’effetto del PFOA per decenni, scoprendo che causa il cancro e difetti congeniti ma non ha mai reso pubblici i risultati. Hanno riversato centinaia di barili di fango tossico a monte del fiume dalla fattoria di Tennant. Il PFOA e composti simili sono sostanze chimiche che non lasciano il flusso sanguigno e si accumulano lentamente.

Tennant è stato escluso dalla comunità per aver fatto causa al loro più grande datore di lavoro. Robert lo incoraggia ad accettare l’accordo della DuPont, ma Tennant si rifiuta e vuole giustizia e rivela che lui e sua moglie hanno entrambi il cancro. Robert invia le prove della DuPont all’EPA e al Dipartimento di Giustizia, tra gli altri. L’EPA infligge alla DuPont una multa di 16,5 milioni di dollari.

Robert tuttavia non è soddisfatto e si rende conto che gli abitanti di Parkersburg subiranno gli effetti del PFOA per il resto della loro vita. Cerca di ottenere il monitoraggio medico per tutti i residenti di Parkersburg attraverso un’unica grande azione legale collettiva. Tuttavia la DuPont invia una lettera per notificare ai residenti la presenza del PFOA dando così il via alla prescrizione e concedendo loro solo un mese di tempo per iniziare ogni ulteriore azione. Poiché il PFOA non è regolamentato, il team di Robert sostiene che la società è responsabile in quanto la quantità in acqua era superiore alla singola parte per miliardo ritenuta sicura dai documenti interni della DuPont. In tribunale la DuPont sostiene che, secondo un loro successivo studio, la soglia di sicurezza è di 150 parti per miliardo. La popolazione locale protesta e la storia diventa una notizia nazionale. La DuPont accetta di patteggiare per 70 milioni di dollari. Poiché la DuPont è tenuta a effettuare un monitoraggio medico solo se gli scienziati dimostrano che il PFOA causa i disturbi, viene istituita una valutazione scientifica indipendente. Per ottenere i dati necessari Robert dice alla gente del posto che può ottenere il denaro del risarcimento dopo aver donato il sangue. Quasi 70.000 persone donano allo studio.

Passano sette anni senza alcun risultato dalla revisione. Tennant muore e Robert si impoverisce in seguito a diversi tagli di stipendio, mettendo a dura prova il suo matrimonio. Quando Tom gli comunica un ulteriore taglio di stipendio Robert crolla, tremando. I medici dicono a Sarah che ha sofferto di un’ischemia causata dallo stress. Sarah dice a Tom di smettere di far sentire Robert un fallimento perché sta facendo qualcosa per le persone che hanno bisogno di aiuto. La valutazione scientifica contatta Robert e gli dice che il PFOA causa tumori multipli e altre malattie. A cena con la sua famiglia Robert viene informato che la DuPont sta rinnegando l’intero accordo. Robert decide di portare il caso di ogni imputato alla DuPont, uno per volta. Vince i primi tre accordi multimilionari contro la DuPont che risolve la class action per 671 milioni di dollari.



Commento:

“Cattive acque” è un film del 2019 diretto da Todd Haynes, sceneggiato da Mario Correa e Matthew Michael Carnahan ed è interpretato da Mark Ruffalo, Anne Hathaway, Tim Robbins, Victor Garber, Mare Winningham, William Jackson Harper e Bill Pullman. Il film è basato sull’articolo del New York Times Magazine del 2016 intitolato “The Lawyer Who Became DuPont’s Worst Nightmare(“L’avvocato che divenne il peggior incubo della DuPont ”), scritto da Nathaniel Rich, sullo scandalo dell’inquinamento idrico di Parkersburg. Inoltre, il vero Robert Bilott ha anche scritto un libro di memorie, chiamato “Exposure”, che descrive nel dettaglio la sua ventennale battaglia legale contro la DuPont.

Da sempre viene utilizzata la metafora della sfida tra Davide e il gigante Golia per porre parallelismi relativi alla personale impresa dei personaggi coinvolti, spesso per l’appunto costretti ad affrontare nemici o insidie molto più grandi di loro. E in questo caso ci troviamo di fronte ad una battaglia impari che, come si scoprirà poi nella scioccante postilla finale riguarda da vicino tutti noi.

Il film in italiano è uscito con il titolo “Cattive acque”, e onestamente parlando non mi ha convinto troppo questa traduzione del titolo, perché “dark waters” vuol dire tante, troppe cose. Noi utilizziamo la frase “(trovarsi in) cattive acque” per indicare quando qualcuno si trova nei guai, o quando ci si trova con l’acqua alla gola, o ancora quando ci si trova in una brutta situazione; mentre invece “dark water” vuol dire diverse cose: acque oscure, acque misteriose, acque che nascondono qualcosa, ma anche molto spesso si usa per dire “acque sporche”, acque salmastre, quindi anche qualcosa che riguarda le acque reflue, e secondo me, ha un senso più vicino a quello che vuol dire il film.

La traduzione “Cattive acque” è un po’ bruttina, un po’ come lo sarebbe stata se avessero tradotto il titolo come “Acque sporche”, traducendo letteralmente. Secondo me, purtroppo, il titolo italiano lima la parte traumatica e drammatica del film. Però qui le Cattive Acque si riferiscono alle acque sporche dell’industria chimica americana, in cui Rob si trova “contro tutto e tutti ”. Il regista del film è Todd Haynes, – lo stesso di “Velvet Goldmine” (1998), “Carol ” (2015), “Io non sono qui” (2007) [interpretato da sei attori diversi che interpretano momenti diversi dell’artista premio Nobel.] –, e secondo me il suo tocco all’interno del film si vede, perché i suoi film hanno questo aspetto tale come se fossero appena usciti da un quadro di Hopper, parlano molto di “americanità”, se ci si fa caso. Il regista, molto spesso, nei suoi film lascia un grande spazio per l’introspezione dei personaggi, anche se non ci sono dei dialoghi specifici, e molto spesso noi vediamo queste atmosfere che sono tipicamente americane, quasi deserte, e allo stesso tempo un po’ retrò.

Il film, ovviamente ha una storia interessante, ma secondo me uno dei tagli cinematografici più interessanti dati al film è il “taglio”. Il film poteva benissimo avere un taglio drammatico, un po’ storico, un po’ stereotipato, invece secondo me questo film ha un taglio fortemente inquietante. Il personaggio principale del film, interpretato da Mark Ruffalo, il quale è anche produttore del film, fa un viaggio spaventoso, in quanto accettando questo caso si sta mettendo contro l’intera cittadina da cui proviene, l’intera cittadina che insomma basa il proprio lavoro e il proprio sostentamento proprio su quell’azienda, la DuPont, che ha creato scuole, edifici, parchi, dà lavoro all’intera cittadina. Robert sta rischiando tutto: a livello lavorativo, economico, personale e familiare. Il lavoro porta via lui molto tempo, che purtroppo sottrae alla propria famiglia. Inoltre il film, secondo me, riesce a trattare un aspetto molto inquietante che raramente all’interno di queste storie viene trattato, ovvero la pressione psicologica che vive il personaggio. Noi lo vediamo molto bene attraverso il personaggio di Robert, decidere di far causa ad una azienda così grande vuole dire potenzialmente – nel caso di perdita – perdere tutto quello che si ha economicamente, dover pagare dei danni economici immensi e pagare anche per un dislivello di potere. Molto spesso film del genere, diciamo che “minimizzano” queste preoccupazioni e rappresentano il personaggio come “un eroe senza macchia e senza paura“, pronto a tutto, sicuro, forte e molto altro; mentre è invece molto meglio rappresentare un eroe, diciamo, come quello di Robert: un eroe con tutte le sue paure, le sue fragilità;

Il film dà il giusto spazio a l’aspetto emotivo che ha un viaggio del genere ha sulla psicologia di una persona, sulla sua emotività. Robert è letteralmente sovrastato da un senso di impotenza che prova nei confronti delle altre persone, non potendo salvare loro la vita, ma anche in un certo senso il senso di tradimento: lui ha vissuto in quella città, credeva che tutto fosse tranquillo e andasse bene. Robert ha dedicato la sua intera carriera, la sua intera carriera lavorativa a salvaguardare gli interessi di aziende come quella della DuPont, mentre quella di Tim in realtà potevano anche rischiare la vita di tante persone, compresa la sua. Noi vediamo soprattutto lo stress che, in un certo senso, sfocia quasi nella paranoia; c’è una scena, soprattutto quella del parcheggio, in cui noi vediamo effettivamente il crollo psicologico di Robert, il che è sensato, perché se un’azienda è pronta ad inquinare le acque, davvero uccidere qualcuno è un passo troppo lontano, rispetto alla norma?

Io ho apprezzato moltissimo il taglio inquietante del film, perché l’argomento è esattamente così. Inoltre il film, secondo me, ha un arco molto appetibile per il pubblico statunitense: parla di un ritorno alle origini per il personaggio di Robert, ovvero parla del ritorno nella cittadina in cui è nato e cresciuto; ritorna anche alle origini, lontano da quei palazzoni degli avvocati, delle lobby e ritorna, per così dire, “vicino” alle persone. Gli stati uniti hanno questa concezione molto particolare: da una parte il sogno americano, e sia quello di fa crescere nel proprio garage la nuova lobby che conquisterà il mondo; ma allo stesso tempo apprezzano che questo percorso inverso. Il film, secondo me, parla di molte altre cose, tenta di non cadere troppo nei cliché, parla di argomenti reali negli Stati Uniti, come la discriminazione perché si proviene da determinato stati, un po’ come per noi italiani che abbiamo questa discriminazione per chi arriva dal sud, non tutti ovviamente; Robert viene discriminato e tacciato di essere campagnolo perché arriva da un determinato stato e arriva da una determinata classe economica. Vediamo anche il “classismo”: lo si vede quando Robert parla con gli altri socio-avvocati per accettare o meno la ‘class section’. Ma una delle discriminazioni più interessanti, che non mi aspettavo di vedere all’interno del film, è stata proprio la misoginia. Noi ci troviamo in un arco di tempo che varia dalla fine degli anni ‘90, quindi 96-98, fino al 2010. E quello che noi vediamo all’interno del film è proprio la discriminazione delle donne lavoratrici; c’è per esempio la moglie di Robert, Sarah, che anche lei è un’avvocata. Il film, come vi ho detto, si svolge in una epoca molto recente, fine anni ‘90 e anni 2000-2010, e parla proprio di come la carriera della moglie di Robert sia, in realtà, stata bloccata da una scelta, ovvero la scelta di diventare una madre ha reso inconciliabile per lei la carriera lavorativa.

Noi lo vediamo, in particolare, all’interno di una scena: Sarah e Robert sono ad una cena, parlano con un collega anziano di Robert e la moglie si immette nel discorso dicendo che ‘anche lei è stata una avvocata e ha lavorato nel campo, però ha dovuto lavorare tutto quando ha iniziato a mettere su famiglia’, e l’uomo risponde con “è questo che accade alle avvocate” – molto spesso quando si parla di lavori, principalmente svolti da professionisti uomini, si parla di “ostacoli”, come anche quando si parla di “gender gap” (per quanto riguarda alcune professioni) e questo ne è proprio un esempio, il fatto che non ci sia un divieto per le donne di praticare un certo lavoro o professione, ma che, insomma, sia “inconciliabile” la loro vita personale – al contrario degli uomini – rispetto a dei lavori. Sempre in quella scena c’è una collega di Robert che nasconde al proprio capo di essere incinta proprio per paura di essere “mandata fuori”, e quindi di essere licenziata. E ovviamente questa non è più una scelta, ovvero la scelta di lasciare il proprio lavoro per dedicarsi a tempo pieno alla famiglia, perché se è una scelta obbligatoria fatta da altri, allora non è affatto una scelta, ma semplicemente una Discriminazione.
Sinceramente proprio per questo, avrei preferito il personaggio di Anne Hathaway, che interpreta Sarah, la moglie di Rob, un po’ diverso (anche se non so per certo come siano andati realmente i fatti e non sono riuscito ad approfondire maggiormente), però mi sarei immaginato che lei desse maggiori consigli a Robert, essendo entrambi due avvocati con una specializzazione simile; invece purtroppo il suo personaggio, a volte, ricade nel solito personaggio de “la moglie dell’eroe” (la moglie dell’eroe, molto spesso nei film è quella che, mente l’eroe è stanchissimo per quello che sta facendo, sta cambiando il mondo, sta facendo qualcosa di grandioso, mentre sta per salvare vite, la moglie lo ammorba e lo colpevolizza proprio per questo fatto, perché toglie tempo alla famiglia, a lei e così via. Noi vediamo esattamente una scena così da parte di Anne Hathaway (la Sarah del film): da una parte capisco all’interno del clima familiare un problema del genere, ovvero la non presenza nella vita familiare; dall’altra parte è un cliché cinematografico, in cui molto spesso la moglie dell’eroe, diciamo che sembra una piagnona rompiscatole che sta colpevolizzando un uomo che in realtà sta facendo la storia, sta salvando centinaia di vite. É un cliché come viene rappresentato tutto ciò. Inoltre l’ho trovato un po’ strano che all’interno del film, il fatto che cinque minuti prima il suo personaggio faccia così e cinque minuti dopo lo difenda e difende il suo lavoro a spada tratta. È un cambiamento di umore troppo repentino, manca una connessione, una evoluzione.

Però andando ad approfondire, la vera moglie di Robert, la vera Sarah (dato che non viene detto nel film, quindi credo non lo sappiate neppure voi, e dato che avrei preferito che l’avessero detto), è ritornata nel mondo dell’avvocatura, dandosi al volontariato in una associazione e adesso è avvocata di una associazione che si chiama “Pro kids”, che sarebbe una associazione che difende i diritti dei bambini, principalmente i diritti dei bambini vittime di molestie da parte dei genitori, tutori. É un rifugio per bambini vittime di molestie. Lei ha iniziato questo percorso proprio dopo il percorso del marito, ispirata proprio dalla sua voglia di cambiare le cose, e non saprei, ma credo che narrare questa cosa poteva aggiungere qualcosa di più interessante al film, e mi dispiace che non ci sia.
Tra le comparse del film, si possono vedere anche le vere persone che hanno preso parte, diciamo, a questa piccola storia che è stata scritta e lo si vede alla fine del film (così come accade anche in Il diritto di opporsi); il film, come vi ho già detto, secondo me, è molto bello, sia per quanto riguarda la storia, sia per il taglio inquietante, bravissimo Mark Ruffalo.

Volevo però sottolineare una cosa: quando sono andato a cercare materiale per questa recensione, mi sono reso conto che il film racconta una storia molto simile a quella di Erin Brockovich (dal quale anche è stato tratto un film) è non ho trovato nessuno che parlasse di “Cattive Acque” come la versione maschile di Erin Brockovich e l’ho trovato interessante, perché noi spessissimo vediamo, per esempio, quando si parla di due personaggi completamente diversi, anche se sono storie vere, dire “la versione femminile di…“, e il fatto di dire che si riferisca a “la versione femminile di…” e mai il contrario, secondo me ha un senso, perché dire “è la versione femminile di…” non è misogino o roba del genere, però secondo me fa capire come paragoniamo le cose, e se un certo paragone è sempre in una direzione e mai nell’altra, allora forse vi è una gerarchia, e se vi è gerarchia non vi è parità. Di base, secondo me, dire “è la versione femminile/maschile di…” non è un pensiero particolarmente profondo, però può essere utile, magari, per capire il taglio di un prodotto cinematografico in breve e in maniera immediata.

Il film può essere considerato un legal-thriller, il cui inizialmente apparente sfondo ecologista si trasforma in un vero e proprio scontro tra la gente comune ed un sistema malato, dove i soldi e le giuste conoscenze permettono di farla franca nella gran parte delle occasioni. Una sorta di versione sobria e aggiornata di un grande classico come “Tutti gli uomini del presidente” (1976) che risveglia in tutti noi quella coscienza civile che troppo spesso viene dimenticata od oscurata dall’opinione pubblica. Inoltre, “Cattive acque” guarda anche ad altri film simili a quello sopra citato, come “L’uomo della pioggia” (1997) di Coppola, “Insider – Dietro la verità” (1999) di Michael Mann, “Promised Land” (2013) di Gus Van Sant, ma rivolge lo sguardo più indietro ricordando “Silkwood” (1983) di Mike Nichols e il dimenticato “Conflitto di classe” (1991) di Michael Apted (Class Action), o ancora come “Il caso Spotlight“ (2015) e “The Post” (2017), in cui l’individuo deve accettare che il sistema è – in fondo – nulla più che noi stessi: fallaci e opportunistici, ma anche capaci di tirare una riga e dire “basta”.

Ed è proprio in una class action (in riferimento al film di Apted) ancora in corso che culminano le indagini partite dalla denuncia del 1998 di Wilbur Tennant, un allevatore di Parkersburg nel West Virginia morto di tumore nel 2002 (sua moglie lo seguirà due anni dopo), che aveva dovuto abbattere 190 mucche, tutte gravemente ammalate e che, inconsapevolmente, beveva anche lui acqua contaminata da Pfoa, sostanza chimica altamente nociva per la salute che la DuPont sversava nella discarica limitrofa al suo appezzamento. Le inchieste giudiziarie portate avanti con ostinazione e a sprezzo del pericolo da Robert Bilott dimostreranno che l’azienda era perfettamente consapevole del livello di avvelenamento cui stava sottoponendo la popolazione, le cui cause di risarcimento per morti e malattie sono ancora aperte. Il film, come abbiamo già detto in precedenza, si snoda in un arco di quasi 20 anni, partendo da quella denuncia, si dà il via ad insabbiamenti, lunghissimi e continui rinvii e procedimenti giudiziari che tengono con il fiato sospeso fino all’epilogo, dove nei ringraziamenti finali una scritta informativa fa luce sulla succitata rivelazione, fino ad arrivare quasi ai giorni nostri.

“Cattive acque” è stato un progetto fortemente voluto e sviluppato dalla star attivista Mark Ruffalo, e la sua dedizione interpretativa nei panni di Bilott è ammirevole così come la scelta di usare, in brevi comparsate, alcune figure realmente coinvolte, come vittime, nel caso. Pur a dispetto di uno svolgimento lineare e con solo un paio di sequenze ad alto tasso di suspense, nelle due ore di visione regna una tensione di sottofondo opprimente e angosciante magistralmente giostrata dal regista Todd Haynes. Inoltre il film è animato da uno spirito educativo doveroso, ma che rischia sempre di far passare in secondo piano il valore dell’immagine, e trova una sintesi tra le sue anime spurie grazie al regista, che accetta le costrizioni del dramma legale e familiare senza opporre loro resistenza, e anzi assecondandole nella loro semplicità. Il cineasta organizza tempi e modi con raffinato equilibrio, lasciando che la pressante verve melodrammatica (accentuata soprattutto nelle dinamiche familiari del protagonista e nella situazione vissuta dall’agricoltore primo accusatore) conviva appieno con la parte legale e d’inchiesta, mantenendo sempre alto l’interesse e spingendo il pubblico ad indignarsi in più occasioni per le ingiustizie perpetrate dai potenti.

Molti spettatori si chiederanno dove sia il regista di film maiuscoli e sovversivi come “Carol ”, “Io non sono qui ” e “Safe”, e la risposta è che lo si può trovare in questo mondo filtrato di un blue corporate e ordinato nella griglia interminabile delle finestre dei grattacieli di Cincinnati che ospitano gli uffici della Taft Law.

Come nel suggestivo incipit del film, che riporta agli anni Settanta e a un gruppo di ragazzi pronti a un bagno di mezzanotte in un lago particolarmente torbido, occorre guardare sotto la superficie per notare certi riflessi da film horror. Haynes va a cercare il veleno invisibile nel cuore della famiglia americana, l’unica istituzione più potente della malefica Dupont, che ha costruito un impero sull’utilizzo del Teflon celandone i pericoli per la salute. La padella anti-aderente è il simbolo del capitalismo sposato all’ideale domestico a stelle e strisce, due capisaldi non meno inscindibili degli atomi di carbonio che si legano per creare i PFAS, inattaccabili per il nostro organismo.

Con cattive acque, Todd Haynes firma un solido e documentato film d’inchiesta, legal sui generis (non sono molte, in fin dei conti, le scene in tribunale) fortemente voluto dal protagonista Mark Ruffalo, non a caso in veste anche di produttore: “Cattive acque” è un buon esempio di cinema civile che lascia l’amaro in bocca e legittimamente solleva dubbi e paranoie nello spettatore. L’attore coinvolge alcuni componenti del team de “Il caso Spotlight” (2015), come il produttore esecutivo Jonathan King e gli sceneggiatori premi Oscar Tom McCarthy e Josh Singer (quest’ultimo sceneggiatore anche di “The Post” di Spielberg). Il progetto viene messo in piedi e successivamente viene coinvolto il regista Todd Haynes che porta in dote non solo il “suo” eccellente direttore della fotografia, Edward Lachman che ha firmato anche “Erin Brockovich” di Soderbergh, ma un’evidente cognizione di causa sul cinema d’inchiesta americano. Il risultato è un lavoro che intrigare molto gli appassionati del genere.

Nel lunghissimo articolo di approfondimento che sembra già il soggetto di un film, una frase ritorna ripetuta e attribuita all’avvocato Bilott “Sembrava la cosa giusta da fare“. Infatti prima di accettare la causa che lo porterà a scontrarsi con la DuPont lui era un avvocato che lavorava per le aziende e in alcune circostanze si era trovato a cooperare con i legali del gruppo chimico. Nel film non manca una scena – grande classico nei legal drama – dell’arrivo di un’incredibile quantità di casse contenenti documenti nello studio legale dell’avvocato che sfida il colosso. Una scena che apprendiamo, sempre dal racconto del giornalista, è realmente avvenuta.

Per quanto riguarda la sfida narrativa non sempre è sostenibile. La difficoltà principale è di restituire un racconto avvincente in un arco di tempo così ampio e seguendo tutte le vicissitudini principali dell’indagine: la scommessa è solo parzialmente vinta grazie a una sceneggiatura che fa comprendere perfettamente e in ogni istante tutto ciò che accade, “tecnicismi” inclusi, mentre si arranca un po’ (forse anche più di un po’) nell’aderire a un personaggio, quel Bilott interpretato da Ruffalo, che non ha grande pregnanza umana e che fondamentalmente è funzione di un gesto eroico, quello del portatore di giustizia, che divora il personaggio in virtù del messaggio. Si fatica per esempio a essere davvero interessati ai suoi legami famigliari, come la moglie, ad esempio, che punteggiano pigramente il film più per “dovere di cronaca” che altro, e il suo ruolo sta a rappresentare la più classica delle aggiunte da parte degli sceneggiatori (Mario Correa e Matthew Michael Carnahan) per inserire il momento familiare di un film, anche se già nell’articolo del New York Times Magazine si parla di lei e ci si sofferma su di lei. Così come non è centratissima la figura di Tom Terp (Tim Robbins), il capo dello studio legale di cui Bilott è socio. Il film, realizzato con la consulenza del vero Billot, risente del fatto di dover probabilmente “rendere giustizia” a tutti i personaggi coinvolti nella vicenda, omaggiandoli in qualche misura, ma risultando così un po’ sovrabbondante e meno incisivo di quanto potesse essere.

Allo stesso tempo ci sono immagini e momenti che valgono più di tante parole, come le camera car sui cittadini di Parkersburg, veri e propri spaccati di persone/fantasmi abbandonate al proprio destino (e alla morte) in nome dell’interesse ferale per il profitto. Uno, in particolare, ha la capacità di raccontare in pochi secondi il ricatto cui tante persone sono sottoposte, ovvero la scelta tra morire di liquami tossici e inquinamento o restare disoccupate, orfane dall’industria che ti dà il pane (e non è certo un problema solo americano, basti pensare a Taranto): Haynes realizza un piccolo montaggio in cui mostra come tutto, a Parkersburg, sia della DuPont, datore di lavoro ed erogatore di servizi. A fare da controcanto c’è la scena in cui l’allevatore Wilbur Tennant urla a un elicottero che sorveglia la sua casa che quella è la sua proprietà: un grido di disperazione per suggellare una sfida già vinta tra chi detiene davvero il potere e la proprietà privata (anche della cosa pubblica) e il disperato cittadino che, pur credendo nel valore della proprietà, è di fatto espropriato di ciò che lui presume essere suo. In questi momenti il film diventa molto efficace e doloroso facendo emergere la sua natura convintamente politica: nessuna Amministrazione (Obama incluso ovviamente) ferma il potere del denaro, nessuna agenzia pubblica controlla davvero i grandi gruppi e tutti gli americani hanno diritto alla proprietà privata ma alcuni americani ne hanno assai più diritto degli altri. Se è stridente l’uso della hit Take Me Home, Country Roads di John Denver, collocata in un West Virginia sfregiato (sui titoli di coda si sente I Won’t Back di Johnny Cash), Haynes non indietreggia nell’innestare elementi quasi horror (il ricordo dei denti neri di una bambina in bicicletta) per fare uscire dal cinema lo spettatore con un forte senso di disagio. Anche perché il Pfoa – chiamato “la sostanza chimica eterna” visto che resta per sempre nei corpi degli esseri umani – è stata utilizzata per decenni dall’industria chimica in tutto il mondo (e a basso contenuto è ancora utilizzata).



Attori:

Mark Ruffalo nei panni di Robert Bilott, un avvocatosocietario di Cincinnati specializzatosi nella difesa di aziende chimiche, ma che ben presto intraprende una battaglia legale contro il colosso DuPont quando capisce e vede con i suoi occhi le prove;


Anne Hathaway nei panni di Sarah Bilott, la moglie di Billot, una avvocata anch’essa che ‘ha dovuto lasciare il lavoro per dedicarsi alla famiglia’, a detta di qualcuno;


Tim Robbins nei panni di Tom Terp, il datore di lavoro di Robert, che inizia a supportarlo in questa sua causa, ma al contempo mettendolo però in guarda e un minimo ostacolandolo, fino a procurargli un esaurimento;


Bill Camp nei panni di Wilbur Tennant, il contadino di Cincinnati amico della nonna di Rob, che chiede all’uomo di aiutarlo nella sua causa di denuncia contro l’industria fornendo prove su prove, dato che viene ostacolato da tutti, DuPont compresa, dopo la morte di tutti i capi di bestiame.

Victor Garber nei panni di Phil Donnelly, un dirigente della DuPont, mentre Bilott sfidava l’azienda;

Mare Winningham nei panni di Darlene Kiger, una residente di Parkersbug il cui pirmo marito era un chimico della DuPont e aveva lavorato nel suo laboratorio di PFOA.

Bill Pullman nei panni di Harry Dietzler, un avvocato infortunista specializzato che ha lavorato con Bilott nella sua causa collettiva contro DuPont.

William Jackson Harper nei panni di James Ross, un altro avvocato della Taft Law e collega di Rob, che ben presto darà del suo per ostacolare Rob e la sua causa.



Colonna Sonora:

A Marcelo Zarvos, rinomato pianista e compositore brasiliano di musica classica e jazz, è stata affidata la composizione della colonna sonora del film. Nella sua lunga e fortunata carriera ventennale, oltre ad aver pubblicato quattro album musicali, ha composto le colonne sonore di alcuni film per il grande schermo, come “The Door in the Floor” (2004), “Sin Nombre” (2009), “New York I Love You” (2009), “Wonder” (2017) e “Atto di fede” (2019) – tra gli altri, ma anche alcune sigle televisive ed anche musiche da teatro.

La colonna sonora del film è, come tante altre colonne sonore, sia composta da componimenti originali che da alcuni brani del repertorio pop dei decenni passati, e vanta classici di John Denver, come Take me home country roads e – non poteva essere altrimenti visto che la West Virginia della canzone è l’ambientazione chiave – e Johnny Cash, che si adatta con aria malinconica e struggente al cuore del racconto.

Per questo film, Zarvos traccia musicalmente il complesso percorso emotivo di Robert mentre passa dallo shock alla paura, alla sofferenza e infine alla speranza. Zarvos cercava questa tensione a basso punto di ebollizione, ovvero qualcosa che fosse a cavallo tra l’emozione e la suspense, essendo questo un thriller, per di più un thriller di Todd Haynes, e allora ha deciso – in concomitanza con il regista – di andare dritto al limite del genere, in modo artistico. Dato il fatto che il film nella sua interezza è una storia epica, la sfida era trovare l’equilibrio tra ciò che si trova in superficie e ciò che si trova appena sotto di essa. E la sua precedente esperienza lavorativa su film come “The Door in the Floor“ e “Sin Nombre“, lo hanno aiutato a mostrare come far emergere ciò che non è apparente sullo schermo e nel profondo delle emozioni reali. Non importa quanto sia eccitante e pericolosa una storia, c’è sempre un elemento emotivo da far emergere. In questo film, ci sono tre turni emotivi che trasformano la partitura: dal primo atto, che è molto thriller; al secondo atto, che è molto più sui ritmi della sfida legale; alla terza parte, che si concentra sul costo umano, non solo su di lui ma anche sulla popolazione della città della Virginia occidentale. La sua sfida era quella di passare da una battuta all’altra, pur facendo sembrare la stessa partitura.

A metà del film c’è un pezzo di nove minuti per pianoforte solista, che Todd era molto desideroso di fare. Nel film, Rob fa finalmente un collegamento chiave tra ciò che DuPont ha fatto e come sta influenzando le persone. Ed essendo lui (Zarvos) un pianista e un compositore, la stesura di una parte strumentale solista così lunga è stata una novità. E non gli era molto chiaro come avrebbe funzionato. Così Todd l’ha diretto come se fosse un attore. Gli ha ricordato un po’ la composizione della colonna sonora di The Door in the Floor. Ricordava di aver pensato ‘che non capiva bene l’intento di Haynes, ma che gli avrebbe dato ciò che voleva’.

Nella prima parte del film, la colonna sonora crea questo inquietante senso di presagio e paranoia, soprattutto nella scena in cui Rob cerca di avviare la sua auto in un parcheggio vuoto. Quella particolare scena nel parcheggio è forse l’esempio migliore di come siamo riusciti a spingere la sensazione che non si sa se quello che si vede è reale o meno. Ma invece di accentuare il pericolo della scena, ha focalizzato la musica su ciò che passava per la mente di Rob. La sua paranoia è legata alle sue emozioni e al suo senso di essere un uomo di famiglia. Man mano che la musica cresce, invece di diventare solo un thriller, diventa sempre più emotiva. All’inizio, Todd disse: “Ogni volta che la musica diventa troppo tesa, non dimentichiamo l’elemento umano”.

Ma come ha fatto Zardos ad ottenere quel suono profondo e represso nella partitura? Fin dall’inizio, Tood era stato chiaro sulla questione di volere che il suono fosse pesantemente elaborato. A parte quel lungo pezzo per pianoforte, tutta la musica, tutti gli archi e gli strumenti sono pesantemente elaborati. Voleva che la musica non si sentisse mai completamente organica. Molti brani hanno un sacco di pad e di elettronica che sono raddoppiati, ma non nel senso di aumentare la partitura. La base della partitura è elettronica, e le corde dal vivo sono raddoppiate per farne una terza cosa che non è né organica, né elettronica. Gran parte del lavoro pianistico include molti echi, ritardi e suoni a scatti, per evidenziare questa idea dell’essere organico influenzato da qualcosa di chimico. Questa sensazione di qualcosa di chimico che corrode il suono degli strumenti diventa un’analogia uditiva con ciò che accade nel film. Allo stesso modo, c’è molto looping, perché ogni volta che una nota viene ripetuta in loop, diventa degenerata solo un po’ di più. Si ha ancora il suono originale, ma ad ogni ripetizione questo diventa più sgranato e degradato.

Mentre gran parte della colonna sonora sottolinea che il film è un thriller, come ha usato la musica per ricordare al pubblico il disastro ecologico al centro della storia?

Musicalmente parlando, questa è stata la spinta della parte finale della colonna sonora. L’ultimo terzo del film diventa progressivamente più incentrato sull’evidenziare il costo umano per queste persone. Come tale, la musica dell’ultimo terzo musicale diventa più emotiva e penso più umana. Abbiamo permesso che la musica colpisse una nota di vera tristezza. Quel tono era nel film fin dall’inizio, ma nella prima parte era sotto la copertura dell’oscurità del genere thriller.

Man mano che la storia diventa più incentrata sulle persone e meno sulle tensioni del caso, la musica diventa più fluttuante e meno tesa. Nel primo atto, quando cerchiamo di capire cosa sta succedendo, il tono è molto sospensivo. Poi la musica ha una sorta di atmosfera da gatto e topo nel procedimento legale. Alla fine, si tratta meno di chi l’ha fatto e più del costo umano. La musica diventa più lenta e triste. Le trame diventano molto meno dissonanti e molto più elegiache man mano che il film arriva alla sua conclusione.


Lista dei brani del repertorio pop:

Take Me Home, Country Roads • John Denver (trailer)

Stop the World (And Let Me Off) • Waylon Jennings

Who Can It Be • Thomas Paxton

Suddenly It’s Spring • Stan Getz

The Heart Is a Lonely Hunter • Reba McEntire

The Real Thing • Kenny Loggins

Here I Am, Lord • Daniel Schutte

A Kiss Goodnight • John Barrett

Deck the Halls With Boughs of Holly • Philadelphia Brass Ensemble

Strawberry Wine • Deana Carter

You Are Near • Daniel Schutte

With Arms Wide Open • Creed

I Won’t Back Down • Johnny Cash


Lista dei componimenti originali:

1. Drive to Parkersburg (1:31)

2. City Montage (1:40)

3. Filing the Suit (1:39)

4. Cow Attack (2:22)

5. Sea of Boxes (1:14)

6. TV Reports (2:04)

7. The Findings (2:40)

8. Helicopter at Wilbur’s (2:21)

9. Teflon Connection (9:29)

10. Memo / EPA Hearing (2:07)

11. Angry Joe (1:58)

12. Leave This Place / Blood Testing (3:20)

13. Funny Teeth (2:11)

14. Still Fighting (0:56)

15. Bucky (2:24)

16. Harry’s Call Center (1:05)

17. Opening Credits (1:50)

18. Meeting Wilbur / PFOA (1:28)

19. DuPont Deposition (3:50)

20. Garage Paranoia (2:26)

21. Rob Brings Report / Wilbur’s Videos (2:19)

22. Dark Waters (2:53)

23. End Credits (3:27)



FINE.


Spero che questa nuova recensione sul film “Cattive Acque” , sia stata di vostro gradimento, e se così fosse, lasciate un like, commentate facendomi sapere che ne pensate, condividete a chi volete e iscrivetemi al mio blog. Al prossimo articolo! Ciaooooo.

Hunger Games : La ballade du serpent et de l’oiseau chanteur.

Bonjour à tous et bienvenue à un nouvel article sur mon blog. Aujourd’hui, nous ne parlerons pas, comme presque toujours, d’une critique de film, mais nous parlerons de la préquelle des Hunger Games intitulée « Hunger Games : La ballade du serpent et de l’oiseau chanteur », sortie en librairie aujourd’hui 19 mai 2020 et de ce qui a été divulgué jusqu’à présent. Déjà l’année dernière, en juillet (le 2), j’avais parlé de ce sujet et du peu qui avait été divulgué jusqu’à présent. Si, dans ce premier article, j’ai rapporté les quelques éléments sûrs qui étaient connus, comme la date de sortie, un soupçon d’intrigue ou du moins un détail de l’intrigue et la future transposition cinématographique sûre aux mains de Lionsgate, – déjà producteur de la saga principale à succès de Hunger Games, composée comme nous le savons déjà à partir de quatre films – dans ce deuxième article, je rapporterai tout ce qui a fui jusqu’à présent, y compris quelques autres détails de la préquelle du roman lui-même.

J’espère que vous apprécierez cet article.

Allons à l’article !



« Joyeux Hunger Games, et … puisse le sort vous être favorable ! »

-Effie Trinket.



Le mois de mai est devenu le chanceux mois de la chanceux saga dystopique des Hunger Games. Une célébration qui se poursuit sur plusieurs fronts. Lesquelles ? D’une part, celle de la télévision avec la chaîne italienne Italia 1 qui diffuse les quatre films toutes les semaines : ce jeudi 21 mai, en effet, en prime time, nous verrons à l’antenne le troisième chapitre de la saga, « Hunger Games : La ballade du serpent et de l’oiseau chanteur » , le nouveau prélude de Hunger Games de l’auteur Suzanne Collins. Ce roman anticipera le cinquième film qui sortira, vraisemblablement, l’année prochaine.

Exactement dix ans se sont écoulés depuis la publication italienne du best-seller mondial sur les jeux les plus dangereux de tous les temps, appelés Hunger Games et conçus par l’écrivain Suzanne Collins. Le nouveau roman ne semble trahir ni les attentes de l’attente ni la magie d’une saga que racontera cette fois le monde de Panem avant les Hunger Games dans lesquels Katniss se battra. Exactement, un point de vue différent : pour être précis, 64 ans avant le moment où le futur imitateur Jay apparaîtra. Comme ce fut le cas pour la publication de la saga principale, ce prélude sera également publié en Italie par la maison d’édition italienne Mondadori.

Si nous avions su auparavant que la préquelle se déroulerait lors de la dixième édition des jeux, le cadre serait donc le même, bien que dans un Panem qui tente encore de se remettre de la guerre qui a eu lieu bien des années avant la naissance de Katniss Everdeen, le courageux protagoniste de la série de livres Hunger Games. Nous savions qu’à cette époque, un soulèvement manqué s’était récemment terminé au Panem. La période de reconstruction dix ans après la fin de la guerre est une période sombre et terrible, dans laquelle les personnages ont amplement l’occasion de réfléchir et d’affronter des questions existentielles. Mais nous ne savions toujours pas qui seraient les personnages et quelles difficultés ils rencontreraient. Maintenant, nous savons que le protagoniste est le jeune Coriolanus Snow, 18 ans, au début de sa carrière, avant de devenir le président Snow, très craint et détesté – et j’ajouterais même dictatorial – mais pas seulement. Ce personnage, Coriolanus Snow, on le connaissait déjà dans la saga des adultes et président de Panem. Dans ce nouveau roman, nous le rencontrerons plutôt à l’âge de 18 ans, dans sa jeunesse, dans sa famille de classe moyenne, dans sa richesse, mais à la recherche de quelque chose de plus dans la vie. L’écrivain va montrer un personnage bien différent de ce que nous avons vu dans les volumes précédents, en fait Coriolanus Snow sera charmant, drôle et héroïque !

L’objectif du jeune Snow sera de devenir un mentor des Hunger Games, lorsque les jeux de Capitol City étaient très différents de ceux que nous avons connus dans les films et les livres précédents. Les jeux n’ont pas eu le succès qu’ils ont eu par la suite et le Capitol Arena n’était rien d’autre qu’un amphithéâtre en ruine où les hommages étaient fermés ensemble avec des armes pour s’entretuer. C’est précisément pour donner plus de relief à l’événement qu’il a été décidé d’inclure 24 mentors, 24 personnages choisis par l’Académie pour mettre en lumière les hommages et mettre en scène le spectacle que nous avons ensuite rencontré avec la saga des Hunger Games.

Snow parvient à entrer parmi les élus et grâce à son charme, le jeune homme est sûr d’être affecté comme mentor dans le plus prestigieux des quartiers. Tout change lorsqu’il est choisi pour le rôle, mais on lui confie le District 12, le plus pauvre et – selon lui – le pire. Mais cet épisode va-t-il déclencher la haine de Snow envers Katniss à l’avenir ? Il se trouve qu’on lui confie le même district qui, à l’avenir, produira un participant qui lui donnera du fil à retordre et le mettra au défi de la destruction. Le roman de Collins sera certainement une émeute de rebondissements qui nous montrera l’histoire de Snow et sa transformation de jeune héroïque en vieux sadique.


Intrigue

L’ambition le nourrit. La concurrence le motive. Mais le pouvoir a un prix.

C’est le matin de la récolte que s’ouvre la dixième édition des Hunger Games. Au Capitole, Coriolanus Snow, 18 ans, se prépare soigneusement : il a été appelé à participer aux Jeux en tant que mentor et il sait que cela pourrait être sa seule chance d’accéder à la gloire et d’atteindre la célébrité et le succès. La Maison de la neige d’où il descend, autrefois puissante, traverse ses heures les plus sombres. Des fastidas qui semblent être terminés et qui se dirigent vers un déclin irréversible. Le destin de la bonne réputation de la Neige est entre les mains de Coriolanus : la seule chance, mince, de le ramener à sa gloire passée réside dans la capacité du garçon à être plus charmant, plus persuasif et plus rusé que ses adversaires et ainsi mener son hommage à la victoire. Sur le papier, cependant, tout est contre lui : non seulement on lui a attribué le district le plus faible, le 12e, mais on lui a aussi décerné la femme du couple d’hommage. Les destins des deux jeunes hommes sont désormais inextricablement liés. Désormais, tout choix de Coriolanus influencera inévitablement les éventuels succès ou échecs de la jeune fille. À l’intérieur de l’arène, un duel à mort aura lieu, mais à l’extérieur de l’arène, Coriolanus commencera à ressentir quelque chose pour son hommage et sera obligé de choisir entre la nécessité de suivre les règles et le désir de survivre, quel qu’en soit le prix.


Comme je l’ai écrit dans l’autre article, la nouvelle de la préquelle des Hunger Games a été officiellement lancée par la maison d’édition Scholastic qui, sur son compte Twitter, a annoncé pour nous tenir prêts : « Des nouvelles passionnantes, fans des Hunger Games : un nouveau roman de préquelle se déroule 64 ans avant les événements des Hunger Games que nous savons à venir. »

De plus, voici comment Suzanne Collins décrit son travail sur le nouveau roman : « Avec ce livre, je veux explorer les conditions de la nature, qui nous sommes et ce qui est nécessaire pour assurer notre survie. La période de reconstruction, dix ans après la guerre, est généralement appelée “les jours sombres”, c’est le moment où le pays du Panem tente de se relever. Elle offre un terrain fertile aux personnages, qui font face à ces questions et définissent ainsi leur propre façon de concevoir l’humanité ». Un peu comme J.K. Rowling l’a fait avec la saga Harry Potter, en montrant le monde de Les Animaux fantastiques.


Mais y aura-t-il une transposition cinématographique, oui ou non ?

Comme je l’avais déjà écrit dans le premier article sur ce sujet, concernant cette préquelle, il y avait des rumeurs et on pensait qu’il y aurait une future transposition cinématographique de l’œuvre en question, même si le texte n’avait pas encore été minimalement noirci par l’auteur. Mais ce n’est pas une surprise d’entendre cela, ou plutôt de vouloir transposer l’œuvre, puisque les films précédents de la saga, en plus de consacrer des stars hollywoodiennes, comme Jennifer Lawrence, ont enregistré des recettes au box-office des cinémas-boutiques du monde entier : en fait, il a rapporté un total de près de 3 milliards de dollars.

L’annonce de la réalisation du film est venue de Joe Drake, responsable du Lionsgate Motion Picture Group, qui a déclaré : « Cela valait la peine d’attendre le nouveau livre de Suzanne. Il offre tout ce que les fans espèrent et attendent de Hunger Games, en plus d’offrir quelque chose de nouveau et d’introduire un nouveau contexte pour les personnages. La Ballade du rossignol et du serpent est électrisante de créativité et amène ce monde à de nouvelles dimensions complexes qui ouvrent des possibilités cinématographiques fantastiques. Nous sommes ravis de réunir l’équipe pour cette franchise unique et sommes impatients de commencer la production. »

La nouvelle pièce de la saga sera à nouveau dirigée par Francis Lawrence, derrière la caméra de trois des quatre films dans lesquels la trilogie littéraire a été transposée (le tout premier Hunger Games a été réalisé par Gary Ross). Le scénario sera écrit par Suzanne Collins elle-même, avec Michael Arndt, ancien auteur de « Petite Miss Sunshine ». Il n’y a actuellement aucun détail sur la date de sortie, qui devrait avoir lieu l’année prochaine, ni sur le casting.


La Fin.


J’espère que ce nouvel article sur la sortie du livre du moment et du mois « Hunger Games : La ballade du serpent et de l’oiseau chanteur », a été à votre goût, et si c’est le cas, laissez-moi un commentaire similaire, dites-moi ce que vous en pensez, partagez avec qui vous voulez et abonnez-vous à mon blog. Vers l’article suivant ! Au revoir.

Die Tribute von Panem X: Das Lied von Vogel und Schlange.

Hallo zusammen und willkommen zu einem neuen Artikel in meinem Blog. Heute werden wir nicht, wie fast immer, über eine Filmkritik sprechen, sondern über die Vorgeschichte der Hungerspiele mit dem Titel «Die Tribute von Panem X: Das Lied von Vogel und Schlange», die heute, am 19. Mai 2020, im Buchhandel erhältlich ist, und über das, was bisher durchgesickert ist. Bereits im vergangenen Jahr, im Juli (am 2.), hatte ich bereits über dieses Thema gesprochen und darüber, was bisher wenig durchgesickert ist. Wenn ich in diesem ersten Artikel über die wenigen sicheren Dinge berichtet habe, die bekannt waren, wie das Veröffentlichungsdatum, einen Hinweis auf die Handlung oder zumindest ein Detail der Handlung und die sichere zukünftige filmische Umsetzung in den Händen von Lionsgate, – bereits Produzent der erfolgreichen Hauptfilmsaga der Hungerspiele, die, wie wir bereits aus vier Filmen wissen, komponiert wurde – , so werde ich in diesem zweiten Artikel über alles berichten, was bisher durchgesickert ist, einschließlich einiger anderer Details des Romanvorläufers selbst.

Ich hoffe, dass Ihnen dieser Artikel gefällt.

Gehen wir zu der Artikel!



„Willkommen, willkommen, willkommen. Fröhliche Hungerspiele – und… möge das Glück stets mit euch sein!”

Effie Trinket.



Der Mai ist zum Glücksmonat der dystopischen Glückssaga der Hungerspiele geworden. Eine Feier, die an mehreren Fronten weitergeht. Welche? Auf der einen Seite das Fernsehprogramm mit der italienischer Fernsehsender Italia 1, das jede Woche die vier Filme zeigt: Am Donnerstag, den 21. Mai, werden wir in der Tat zur besten Sendezeit das dritte Kapitel der Saga, Die Tribute von Panem – Mockingjay Teil 1; andererseits wird heute, am 19. Mai, der Verkauf und Kauf (und die bevorstehende Ankunft für diejenigen, die ihn vorbestellt haben) auf den verschiedenen Online-Kanälen erwartet und nicht von «Die Tribute von Panem X: Das Lied von Vogel und Schlange», dem neuen Vorläuferroman der Hungerspiele der Autorin Suzanne Collins. Dieser Roman wird den fünften Film vorwegnehmen, der voraussichtlich im nächsten Jahr erscheinen wird.

Genau zehn Jahre sind seit der italienischen Veröffentlichung des Weltbestsellers über die gefährlichsten Spiele aller Zeiten, die Hungerspiele genannt und von der Schriftstellerin Suzanne Collins konzipiert wurden, vergangen. Der neue Roman scheint weder die Erwartungen des Wartens noch den Zauber einer Saga zu verraten, die diesmal die Welt von Panem vor den Hungerspielen, in denen Katniss kämpfen wird, erzählen wird. Genau, eine andere Sichtweise: genau 64 Jahre vor dem Moment, in dem der zukünftige Nachahmer Jay auftauchen wird. Wie schon bei der Veröffentlichung der Hauptsaga wird auch dieser Vorgängerroman in Italien bei dem italienischen Verlagshause Mondadori erscheinen.

Wenn wir vorher wüssten, dass das Prequel während der zehnten Ausgabe der Spiele stattfinden würde, dann wäre der Schauplatz derselbe, wenn auch in einem Panem, das noch immer versucht, sich von dem Krieg zu erholen, der viele Jahre vor der Geburt von Katniss Everdeen, dem mutigen Protagonisten der Buchreihe Hungerspiele, stattfand. Wir wussten, dass zu diesem Zeitpunkt ein gescheiterter Aufstand kürzlich in Panem beendet worden war. Die Zeit des Wiederaufbaus 10 Jahre nach Kriegsende ist eine dunkle und schreckliche Zeit, in der die Figuren reichlich Gelegenheit haben, nachzudenken und sich existentiellen Fragen zu stellen. Aber wir wussten immer noch nicht, wer die Charaktere sein würden und mit welchen Schwierigkeiten sie konfrontiert sein würden. Nun wissen wir, dass der Protagonist der junge 18-jährige Coriolanus Snow ist, der am Anfang seiner Karriere steht, bevor er der gefürchtete und gehasste – und ich würde hinzufügen, diktatorische – Präsident Snow wurde, aber nicht nur. Diese Figur, Coriolanus Snow, kannten wir bereits aus der Erwachsenen-Saga und als Präsident von Panem. In diesem neuen Roman werden wir ihm stattdessen im Alter von 18 Jahren begegnen, in seiner Jugend, in seiner bürgerlichen Familie, in seinem Reichtum, aber auf der Suche nach etwas mehr im Leben. Der Schriftsteller wird einen Charakter zeigen, der sich weit von dem unterscheidet, was wir in früheren Bänden gesehen haben, in der Tat wird Coriolanus Snow charmant, lustig und heldenhaft sein!

Das Ziel von dem jungen Snow wird es sein, ein Mentor der Hungerspiele zu werden, als die Spiele in Capitol City ganz anders waren als die, die wir in früheren Filmen und Büchern gesehen haben. Die Spiele waren nicht so erfolgreich wie später, und die Capitol Arena war nichts weiter als ein heruntergekommenes Amphitheater, in dem die Tribute zusammen mit Waffen geschlossen wurden, um sich gegenseitig zu töten. Gerade um das Ereignis mehr Bedeutung zu verleihen, wurde beschlossen, 24 Mentoren, 24 von der Akademie ausgewählte Charaktere, die die Huldigungen ins Rampenlicht rücken und die Show inszenieren sollten, in die wir dann mit der Saga der Hungerspiele zusammenkamen, einzubeziehen.

Snow schafft es, sich unter die Auserwählten zu mischen, und mit seinem Charme wird der junge Mann mit Sicherheit als Mentor in den prestigeträchtigsten Bezirk versetzt. Alles ändert sich, wenn er für diese Rolle ausgewählt wird, aber ihm wird Distrikt 12 anvertraut, der ärmste und – seiner Meinung nach – der schlimmste. Aber wird diese Episode in Zukunft Snows Hass auf Katniss auslösen? Zufälligerweise wird ihm derselbe Bezirk anvertraut, der in Zukunft einen Teilnehmer hervorbringen wird, der ihm das Leben schwer machen und ihn zur Zerstörung herausfordern wird. Sicherlich wird der Roman von Collins ein Aufruhr an Wendungen sein, der uns die Geschichte von Snow und seine Verwandlung vom jungen Helden zum alten Sadisten zeigen wird.


Handlung

Ehrgeiz treibt ihn an. Rivalität beflügelt ihn. Aber Macht hat ihren Preis.

Es ist der Morgen der Ernte der zehnten Hungerspiele eröffnet wird. Im Kapitol macht sich der 18-jährige Coriolanus Snow sorgfältig vor: Er wurde als Mentor zur Teilnahme an den Spielen berufen und weiß, dass dies seine einzige Chance sein könnte, zu Ruhm und Ehre zu gelangen und Ruhm und Erfolg zu erlangen. Das Haus des Snows, aus dem er, einst mächtig, herabsteigt, durchlebt gerade seine dunkelste Stunde. Pompen, die vorbei zu sein scheinen und auf einen unaufhaltsamen Niedergang zusteuern. Das Schicksal des guten Namens des Snow liegt in den Händen von Coriolanus: Die einzige, schlanke Chance, ihn zu seinem früheren Ruhm zurückzubringen, liegt in der Fähigkeit des Jungen, charmanter, überzeugender und listiger als seine Gegner zu sein und so seinen Tribut zum Sieg zu führen. Auf dem Papier ist jedoch alles gegen ihn: ihm wurde nicht nur der schwächste Bezirk, der 12., zugewiesen, sondern ihm wurde auch die Frau des Tribute-Paares zugesprochen. Die Schicksale der beiden jungen Männer sind nun untrennbar miteinander verflochten. Von nun an wird jede Entscheidung für Coriolanus unweigerlich die möglichen Erfolge oder Misserfolge des Mädchens beeinflussen. Innerhalb der Arena findet ein Duell auf Leben und Tod statt, aber außerhalb der Arena wird Coriolanus anfangen, etwas für seinen Tribut zu empfinden, und er wird gezwungen sein, zwischen der Notwendigkeit, die Regeln zu befolgen, und dem Wunsch zu wählen, zu überleben, koste es, was es wolle.

Wie ich in dem anderen Artikel schrieb, wurde die Nachricht vom Prequel der Hungerspiele offiziell vom Scholastic-Verlag veröffentlicht, der auf seinem Twitter-Account ankündigte, um uns auf dem Laufenden zu halten: „Aufregende Neuigkeiten, Fans der Hungerspiele: ein neuer Prequel-Roman, der 64 Jahre vor den Ereignissen der Hungerspiele spielt, von denen wir wissen, dass sie kommen werden.“

Darüber hinaus beschreibt Suzanne Collins ihre Arbeit an dem neuen Roman wie folgt: „Mit diesem Buch möchte ich die Bedingungen der Natur erforschen, wer wir sind und was für uns notwendig ist, um unser Überleben zu sichern. Die Zeit des Wiederaufbaus, zehn Jahre nach dem Krieg, wird gewöhnlich als die “dunklen Tage” bezeichnet, es ist die Zeit, in der das Land Panem versucht, wieder aufzustehen. Sie bietet einen fruchtbaren Boden für die Charaktere, die sich diesen Fragen stellen und daher ihre eigene Art und Weise definieren, die Menschheit zu begreifen“. Ein bisschen wie J.K. Rowling es mit der Harry-Potter-Saga gemacht hat, die die Welt der „Fantastischen Tierwesen und wo sie zu finden sind “ zeigt.


Aber, wird es eine filmische Umsetzung des Werkes geben, ja oder nein?

Wie ich bereits im ersten Artikel zu diesem Thema über dieses Prequel geschrieben hatte, gab es zu diesem Prequel Gerüchte und Gedanken, dass es in Zukunft eine Verfilmung des betreffenden Werkes geben würde, auch wenn der Text vom Autor noch nicht einmal minimal geschwärzt war. Aber es ist keine Überraschung, dies zu hören, oder besser gesagt, das Werk transponieren zu wollen, da die vorherigen Filme der Saga neben der Weihe von Hollywood-Stars wie Jennifer Lawrence auch weltweit Kasseneinnahmen aus dem Schmalfilmgeschäft verbuchen konnten: in der Tat hat es insgesamt fast 3 Milliarden Dollar eingebracht.

Die Ankündigung der Entstehung des Films kam von Joe Drake, dem Leiter der Lionsgate Motion Picture Group, der sagte: „Es hat sich gelohnt, auf Suzannes neues Buch zu warten. Es bietet alles, was die Fans von Hungerspielen erhoffen und erwarten, bietet aber auch etwas Neues und führt einen neuen Kontext für die Charaktere ein. Die Ballade von der Nachtigall und der Schlange ist kreativ elektrisierend und führt diese Welt in neue komplexe Dimensionen, die fantastische filmische Möglichkeiten eröffnen. Wir sind begeistert, das Team für dieses einzigartige Franchise zusammenzubringen und freuen uns darauf, mit der Produktion zu beginnen.“

Regie bei dem neuen Stück der Saga führt erneut Francis Lawrence, hinter der Kamera bei drei der vier Filme, in denen die literarische Trilogie umgesetzt wurde (bei den allerersten Hungerspielen führte Gary Ross Regie). Das Drehbuch wird von Suzanne Collins selbst geschrieben, zusammen mit Michael Arndt, dem ehemaligen Autor von „Little Miss Sunshine“. Es gibt derzeit weder Einzelheiten über das Erscheinungsdatum, das für nächstes Jahr erwartet wird, noch über die Besetzung.


Das Ende.


Ich hoffe, dieser neue Artikel über die bibliothekarische Veröffentlichung der «Die Tribute von Panem X: Das Lied von Vogel und Schlange » hat Ihnen gefallen, und wenn ja, hinterlassen Sie mir einen Kommentar, in dem Sie mir Ihre Meinung mitteilen, teilen Sie ihn mit und wem Sie wollen, und abonnieren Sie meinen Blog. Zum nächsten Artikel! Auf Wiedersehen.

Los Juegos del Hambre. Balada de Pájaros Cantores y Serpientes

Hola a todos y bienvenidos a un nuevo artículo en mi blog. Hoy no hablaremos, como casi siempre, de la crítica de una película, pero sí de la precuela de los Juegos del Hambre llamada «Los Juegos del Hambre. Balada de Pájaros Cantores y Serpientes », que sale hoy, el 19 de mayo de 2020, en las librerías en Italia, América y Alemania , mientras que en España llegará alrededor del 3 de junio de 2020, – y que se ha filtrado hasta ahora. Ya el año pasado, precisamente el 2 de julio, ya había hablado de este tema y de lo poco que se había filtrado hasta ahora. Si en ese primer artículo informé de esas pocas cosas seguras que se conocían, como la fecha de estreno, un indicio de la trama o al menos un detalle de la misma y la segura transposición cinematográfica futura a manos de Lionsgate, – ya productor de la exitosa saga de películas principales de Hunger Games, compuesta como ya sabemos de cuatro películas – en este segundo artículo, informaré de todo lo que se ha filtrado hasta ahora, incluyendo algunos otros detalles de la propia precuela de la novela.

Espero que disfruten de este artículo.

¡Vamos al artículo!



“Bienvenido, bienvenido, bienvenido. Felices Juegos del Hambre… ¡Y que la suerte esté siempre de vuestra parte!

-Effie Trinket.



Para nosotros los italianos, mayo se ha convertido en el mes afortunado de la afortunada saga distópica de los Juegos del Hambre. Una celebración que continúa en varios frentes. ¿Cuáles? Por un lado, el de la televisión con el canal de televisión italiano Italia 1 que hace las cuatro películas cada semana: este jueves 21 de mayo, de hecho, en horario de máxima audiencia, veremos en el aire el tercer capítulo de la saga, Juegos del Hambre: sinsajo – parte 1; mientras que, por otro lado, hoy 19 de mayo se espera que salga a la venta y compra (y la inminente llegada para los que la hayan encargado previamente) en los distintos canales online y no de «Los Juegos del Hambre. Balada de Pájaros Cantores y Serpientes», la nueva novela de precuela de Juegos del Hambre de la autora Suzanne Collins. Esta novela anticipará la quinta película que se estrenará, presumiblemente, el año que viene.

Han pasado exactamente diez años desde la publicación en Italia del best-seller mundial sobre los juegos más peligrosos de todos los tiempos, llamado Los Juegos del Hambre y concebido por la escritora Suzanne Collins. La nueva novela no parece traicionar ni las expectativas de espera ni la magia de una saga que esta vez contará al mundo de Panem antes de los Juegos del Hambre en los que luchará Katniss. Exactamente, un punto de vista diferente: para ser precisos, 64 años antes del momento en que el futuro imitador Jay aparecerá. Como en el caso de la publicación de la saga principal, esta novela de precuela también será publicada en Italia por la Editorial Mondadori.

Si supiéramos antes que la precuela se ambientaría en la décima edición de los juegos, y el escenario, por lo tanto, sería el mismo, aunque en un Panem que todavía está tratando de recuperarse de la guerra que ocurrió muchos años antes del nacimiento de Katniss Everdeen, la valiente protagonista de la serie de libros Los Juegos del Hambre. Sabíamos que en ese momento un levantamiento fallido había terminado recientemente en Panem. El período de reconstrucción 10 años después del final de la guerra es un momento oscuro y terrible, en el que los personajes tienen amplias oportunidades para reflexionar y enfrentarse a cuestiones existenciales. Pero aún no sabíamos nada sobre quiénes serían los personajes y qué dificultades enfrentarían. Ahora sabemos que el protagonista es el joven Coriolanus Snow de dieciocho años, al principio de su carrera, antes de convertirse en el temido y odiado – y yo añadiría dictatorial – Presidente Snow, pero no sólo. Este personaje, Coriolanus Snow, ya lo conocimos en la saga de adultos y presidente de Panem. En esta nueva novela, en cambio, lo conoceremos a la edad de 18 años, en su juventud, en su familia de clase media, en su ser rico, pero buscando algo más en la vida. El escritor mostrará un personaje muy diferente de lo que vimos en los volúmenes anteriores, de hecho Coriolano Nieve será encantador, divertido y heroico!

El objetivo de el joven Snow será convertirse en mentor de los Juegos del Hambre, cuando los juegos de Capitolio eran muy diferentes de los que hemos visto en películas y libros anteriores. Los juegos no fueron tan exitosos como lo fueron después, y la Arena del Capitolio no era más que un anfiteatro en ruinas donde los tributos se cerraban con armas para matarse unos a otros. Precisamente para dar mayor protagonismo al evento se decidió incluir a 24 mentores, 24 personajes elegidos por la Academia para poner los homenajes en el punto de mira y poner en escena el espectáculo que luego conocimos con la saga de Los Juegos del Hambre.

Snow logra entrar entre los elegidos y con su encanto el joven está seguro de ser asignado como mentor al distrito más prestigioso. Todo cambia cuando se le elige para el papel, pero se le confía el Distrito 12, el más pobre y – en su opinión – el peor. ¿Pero este episodio desencadenará el odio de Snow hacia Katniss en el futuro? En esto caso, se le confía el mismo distrito que en el futuro producirá un participante que le hará pasar un mal rata y le desafiará a la destrucción. Seguramente la novela de Collins será un revoltijo de giros y vueltas que nos mostrará la historia de Snow y su transformación de joven heroico a viejo sádico.


Trama

La ambición será su motor. La rivalidad, su motivación. Pero alcanzar el poder tiene un precio.

Es la mañana de la cosecha que dará comienzo a los décimos Juegos del hambre. En Capitolio, Coriolanus Snow, de dieciocho años, se está preparando cuidadosamente: ha sido llamado a participar en los Juegos como mentor y sabe que esta podría ser su única oportunidad de acceder a la gloria y alcanzar la fama y el éxito. La Casa de los Snow de la que desciende, una vez poderosa, está pasando por su hora más oscura. Splendores que parecen haber terminado y se dirigen a un declive imparable. El destino del buen nombre de los Snow está en manos de Coriolanus: la única y delgada posibilidad de devolverle su antigua gloria reside en la capacidad del muchacho de ser más encantador, más persuasivo y más astuto que sus adversarios y así llevar su tributo a la victoria. En el papel, sin embargo, todo está en su contra: no sólo se le asignó el distrito más débil, el 12, sino que también se le concedió la hembra de la pareja de tributo. Los destinos de los dos jóvenes están ahora inextricablemente entrelazados. De ahora en adelante, cualquier elección de Coriolano influirá inevitablemente en los posibles éxitos o fracasos de la chica. Dentro de la arena se llevará a cabo un duelo a muerte, pero fuera de la arena Coriolanus comenzará a sentir algo por su tributo y se verá obligado a elegir entre la necesidad de seguir las reglas y el deseo de sobrevivir, sin importar el costo.

Como escribí en el mi otro artículo, la noticia de la precuela de Los Juegos del Hambre fue lanzada oficialmente por la editorial Scholastic que en su cuenta de Twitter anunció para mantenernos preparados: Emocionantes noticias, fans de los Juegos del Hambre: una nueva novela de precuela ambientada 64 años antes de los eventos de los Juegos del Hambre que sabemos que se avecinan.”

Además, así es como Suzanne Collins describe su trabajo en la nueva novela: “Con esto libro quiero explorar las condiciones de la naturaleza, quiénes somos y qué es necesario para asegurar nuestra supervivencia. El período de reconstrucción, diez años después de la guerra, se suele denominar “Días Oscuros”, es el momento en que el país de Panem intenta levantarse de nuevo. Proporciona un terreno fértil para los personajes, que se enfrentan a estas cuestiones y por lo tanto definen su propia forma de concebir la humanidad”. Un poco como J.K. Rowling hizo con la saga de Harry Potter, mostrando el mundo de los Animales Fantásticos y dónde encontrarlos.


Pero ¿habrá una adaptación cinematográfica, sí o no?

Como ya había escrito en el primer artículo sobre este tema, en relación con esta precuela, se rumoreaba y pensaba que habría una futura transposición cinematográfica de la obra en cuestión, aunque el texto no hubiera sido aún mínimamente tachado por el autor. Pero no es una sorpresa escuchar esto, o más bien querer transponer la obra, ya que las anteriores películas de la saga, además de consagrar a estrellas de Hollywood, como Jennifer Lawrence, han registrado ingresos de taquilla de los cines de todo el mundo: de hecho, ha recaudado un total de casi 3.000 millones de dólares.

El anuncio de la realización de la película vino de Joe Drake, jefe del Grupo Cinematográfico Lionsgate, quien dijo: “Valió la pena esperar por el nuevo libro de Suzanne. Ofrece todo lo que los fans esperan de los Juegos del Hambre, además de ofrecer algo nuevo e introducir un nuevo contexto para los personajes. ‘Los Juegos del Hambre. Balada de pájaros cantores y serpientes’ es creativamente electrizante y lleva este mundo a nuevas y complejas dimensiones que abren fantásticas posibilidades cinematográficas. Estamos encantados de reunir al equipo para esta franquicia única y esperamos comenzar la producción.”

Dirigiendo la nueva pieza de la saga estará de nuevo Francis Lawrence, detrás de la cámara de tres de las cuatro películas en las que se transpuso la trilogía literaria (la primera Hunger Games fue dirigida por Gary Ross). El guión será escrito por la propia Suzanne Collins, junto con Michael Arndt, antiguo autor de “Pequeña Miss Sunshine“. Actualmente no hay detalles sobre la fecha de estreno, que se espera para el próximo año, ni sobre el elenco.


Fin.


Espero que este nuevo artículo sobre el lanzamiento libre del momento «Los Juegos del Hambre. Balada de Pájaros Cantores y Serpientes », haya sido de tu agrado, y si es así, déjame un comentario parecido, dime lo que piensas, compártelo con y para quien quieras y suscríbete a mi blog. ¡Nos vemos en el siguiente artículo! Adiósss.

The Ballad of songbirds and Snakes – the Hunger Games prequel.

The Hunger Games book and movie review/ differences. (click here) [In case you are interested.]

Hi everyone and welcome back to this new article on my blog. Today we are not going to talk, as usually about a movie review, but we are going to talk about the Hunger Games prequel called «The Ballad of Songbirds and Snakes», out in bookstores today May 19, 2020 and what has been leaked so far. Already last year, in July (precisely on the 2nd), I had already talked about this topic and what little we knew had been leaked so far. If in that first article I reported those few sure things that were known, such as the release date, a hint of plot or at least a detail of the plot and the sure future cinematic transposition at the hands of Lionsgate, – already producer of the successful main movie saga of the Hunger Games, made up as we already know of four movies – ; in this second article, I am going to report everything that has been released so far, including some other details of the novel prequel itself.

I hope you enjoy this article.

Then, let’s go to the article!



Welcome, welcome, welcome. Happy Hunger Games and… may the odds be ever in your favour!

-Effie Trinket.



May has become the lucky month of the lucky dystopic saga of The Hunger Games. A celebration that continues on several fronts. Which ones? On the one hand, the television one with Italian channel Italia 1 that airs the four movies once a week: this Thursday, May 21, in fact, in prime time TV, we are about to watch on air the third chapter of this saga, The Hunger Games – The Mockingjay pt. 1; while on the other hand, today May 19 is expected to be put on sale and purchase (and the imminent arrival for those who have pre-ordered it) on the various online channels and not of “The Ballad of Songbirds and Snakes“, the new prequel novel of the Hunger Games by author Suzanne Collins. This novel will anticipate the fifth film that will be released, presumably, next year.

Exactly ten years have passed since the Italian publication of the world-wide bestseller about the most dangerous games ever, called The Hunger Games and conceived by writer Suzanne Collins. The new novel seems to betray neither the expectations of waiting nor the magic of a saga that this time will tell the world of Panem before the Hunger Games in which Katniss will fight. Exactly, a different point of view: to be precise 64 years before the moment in which the future mocking jay will appear. As was the case for the publication of the main saga, this prequel novel will also be published in Italy by Italian publishing house Mondadori.

If before we knew that the prequel would be set during the tenth edition of the games, and the setting, therefore, would be the same, although in a Panem that is still trying to recover from the war that occurred many years before the birth of Katniss Everdeen, the brave protagonist of the series of books Hunger Games. We knew that at that time a failed uprising had recently ended in Panem. The period of reconstruction 10 years after the end of the war is a dark and terrible time, in which the characters have broad opportunity to reflect and face existential questions. But we still didn’t know anything about who the characters would be and what difficulties they would face. Now, we know that the main character is the young 18-year-old Coriolanus Snow, at the beginning of his career, before becoming the much feared and hated – and I would add dictatorial – President Snow, but not only so. We already knew him, Coriolanus Snow, in the saga as an adult and already president of Panem. In this new novel, instead, we will meet him at the age of eighteen, in his youth, in his middle-class family, in his being rich, but looking for something more in life. The American writer will show us a character far different from what we saw in previous volumes, in fact Coriolanus Snow will be charming, funny and heroic!

Young Snow’s goal will be to become a mentor to the Hunger Games, when the Capitol City games were very different from those we’ve seen in previous books and movies. These games weren’t as successful as they were later, and the Capitol Arena was nothing more than a dilapidated amphitheatre where the tributes were closed together with weapons to kill each other. Precisely to give greater prominence to the event it was decided to include 24 mentors, 24 characters chosen by the Academy to bring the tributes in the spotlight and stage the show that we then met with the saga of The Hunger Games.

Snow manages to enter among the chosen ones and with his charm the young man is sure to be assigned as a mentor to the most prestigious district. Everything changes when he is chosen for the role, but he is entrusted with District 12, the poorest and – in his opinion – the worst. But will this episode trigger Snow’s hatred of Katniss in the future? As it happens, he is entrusted with the same district that in the future will pop out a participant who will give him a hard time and challenge him to destruction. Surely the Collins’ novel will be a triumph of twists and turns that will show us Snow’s story and his transformation from young heroic to old sadist.


Plot

Ambition will feed him. Competition will drive him. But power has its price.

It is the morning of the reaping that will kick off the tenth edition of the Hunger Games. In Capitol City, 18-year-old Coriolanus Snow is preparing himself carefully: he has been called to participate in the Games as a mentor and he knows that this could be his only chance to access glory and achieve fame and success. The House of Snow from which he descends, once powerful, is going through its darkest hour. Splendours that seem to be over and heading for an unstoppable decline. The destiny of the good name of the Snow is in the hands of Coriolanus: the only, slim, chance to bring him back to his former glory lies in the boy’s ability to be more charming, more persuasive and more cunning than his adversaries and thus lead his tribute to victory. however, the odds are against him: not only was he assigned the weakest district, the 12th, but he was also assigned the female of the tribute pair. The destinies of the two young people are now inextricably intertwined. From now on, any choice of Coriolanus will inevitably influence the possible successes or failures of the girl. Inside the arena a duel will take place to the death, but outside the arena Coriolanus will begin to feel something for his tribute and will be forced to choose between the need to follow the rules and the desire to survive, no matter the cost.


As I wrote in the other previous article regarding this topic, the news of the Hunger Games prequel was officially launched by Scholastic publishing house that on its Twitter account announced to keep us ready: “Exciting news, Hunger Games fans: a prequel novel set 64 years before the events of the Hunger Games is coming”.

Furthermore, here is how Suzanne Collins describes her work on the new novel: «With this book I want to explore the conditions of nature, who we are and what is necessary for us to ensure our survival. The period of reconstruction, ten years after the war, is usually referred to as the “Dark Days”, it’s the time when the country of Panem tries to get up again. It provides a fertile ground for the characters, who face these questions and therefore define their own way of conceiving humanity». A bit like J.K. Rowling did with the Harry Potter saga, showing the world of “Fantastic Beasts and Where to Find Them”.


There will be or won’t be a cinematic transposition?

As I had already written in the first article on this subject, regarding this prequel, it was rumoured and thought that there would be a future film transposition of the work in question, even if the text had not yet been even minimally put on paper by the author. But it’s not a surprise to hear this, I mean, the wanting to transpose the work, since the previous movies in the saga, in addition to consecrating Hollywood stars, such as Jennifer Lawrence, have recorded cine-comics box office receipts worldwide: in fact, it has grossed a total of almost 3 billion dollars.

The announcement of the movie’s making came from Joe Drake, head of the Lionsgate Motion Picture Group, who said: “It was worth waiting for Suzanne’s new book. It offers everything fans hope and expect from Hunger Games, as well as offering something new and introducing a new context for the characters. The Ballad of the Nightingale and the Snake is creatively electrifying and takes this world to new complex dimensions that open up fantastic cinematic possibilities. We’re thrilled to bring the team together for this unique franchise and look forward to starting production.”

Directing the new piece of this saga will once again be Francis Lawrence, behind the camera of three of the four movies in which the literary trilogy was transposed (the very first Hunger Games was directed by Gary Ross). The screenplay will be written by Suzanne Collins herself, along with Michael Arndt, former author of “Little Miss Sunshine“. There are currently no details about the release date, which is expected next year, nor about the cast.


The End.


I hope this new article about the bookish release of the day and month too, «The Ballad of Songbirds and Snakes» , has been to your liking, and if so, leave me a thumb up, comment letting me know what do you think about, share to whomever you want and subscribe to my blog. To the next article! Byeeeeeee.

Hunger Games – Ballata dell’Usignolo e del Serpente.

(ENG) (SPA) (FR) (DE)

The Hunger Games – recensione/ differenze libro e film. (clicca qui) [In caso foste interessati.]

Salve a tutti e benvenuti ad un nuovo articolo sul mio blog. Oggi non parleremo, come quasi sempre, di una recensione film, ma parleremo del prequel di Hunger Games chiamato «Hunger Games – Ballata dell’Usignolo e del Serpente »,in uscita in libreria oggi 19 maggio 2020 e di quello che fino ad ora è trapelato. Già lo scorso anno, nel mese di luglio (precisamente il 2), avevo parlato di questo argomento e di quel poco che era trapelato fino a quel momento. Se in quel primo articolo ho riportato quelle poche cose sicure che si sapevano, come la data di uscita, un accenno di trama o comunque un particolare della trama e della sicura futura trasposizione cinematografica per mano della Lionsgate, – già produttrice della fortunata saga cinematografica principale di Hunger Games, composta come già sappiamo da quattro film –; in questo secondo articolo, riporterò tutto ciò che è trapelato fino ad ora, includendo alcuni altri dettagli del romanzo prequel stesso.

Spero che questo articolo vi piaccia.

All’articolo!



“Benvenuti, benvenuti, benvenuti. Felici Hunger Games e…possa fortuna essere sempre a vostro favore! “

Effie Trinket.


Maggio è diventato il mese fortunato della fortunata saga distopica di Hunger Games. Una celebrazione continua su più fronti. Quali? Da una parte quello televisivo con Italia 1 che ripropone i quattro film a cadenza di uno a settimana: questo giovedì 21 maggio, infatti, in prima serata, vedremo in onda il terzo capitolo della saga, Hunger Games – Il Canto della Rivolta pt. 1; mentre dall’altro, oggi 19 maggio è attesa la messa in vendita e l’acquisto (e l’imminente arrivo per coloro che lo hanno pre-ordinato) sui vari canali online e non, di « Hunger Games – Ballata dell’Usignolo e del Serpente », il nuovo romanzo prequel di Hunger Games dell’autrice Suzanne Collins. Questo romanzo anticiperà il quinto film che uscirà, presumibilmente, il prossimo anno.

Sono trascorsi esattamente dieci anni dalla pubblicazione italiana del bestseller mondiale sui giochi più pericolosi di sempre, chiamati Hunger Games e ideati dalla scrittrice Suzanne Collins. Il nuovo romanzo pare non tradire né le aspettative dell’attesa né la magia di una saga che questa volta racconterà il mondo di Panem prima degli Hunger Games in cui combatterà Katniss. Esatto, un diverso punto di vista: per la precisione 64 anni primadel momento in cui comparirà la futura ghiandaia imitatrice. Così come era avvenuto per la pubblicazione della saga principale, anche questo romanzo prequel sarà pubblicato in Italia da Mondadori.

Se prima sapevamo che il prequel si sarebbe ambientato durante la decima edizione dei giochi, e l’ambientazione, dunque, sarebbe stata la stessa, anche se in una Panem che sta cercando ancora di riprendersi dalla guerraavvenutamolti anni prima della nascita di Katniss Everdeen, la coraggiosa protagonista della serie di libri Hunger Games. Sapevamo che in quell’epoca a Panem era da poco terminata una rivolta fallita. Il periodo di ricostruzione a 10 anni dalla fine della guerra, è un periodo oscuro e terribile, in cui i personaggi hanno ampio modo di riflettere e affrontare domande esistenziali. Ma non sapevamo ancora nulla su chi sarebbero stati i personaggi e quali difficoltà si sarebbero trovati a dover affrontare. Adesso, sappiamo che il protagonista è il giovane diciottenne Coriolanus Snow, agli esordi della sua carriera, prima di diventare il tanto temuto e al tempo stesso tanto odiato – e aggiungerei anche dittatoriale – Presidente Snow, ma non solo. Questo personaggio, Coriolanus Snow, lo avevamo già conosciuto nella saga adulto e presidente di Panem. In questo nuovo romanzo invece lo conosceremo all’età di 18 anni, in piena giovinezza, nella sua famiglia borghese, nella suo essere ricco, ma alla ricerca di qualcosa in più nella vita. La scrittrice mostrerà un personaggio di gran lunga diverso da quello che abbiamo visto nei volumi precedenti, infatti Coriolanus Snow sarà affascinante, simpatico ed eroico!

L’obiettivo del giovane Snow sarà quello di diventare mentore degli Hunger Games, quando i giochi di Capitol City erano però ben diversi da quelli che abbiamo conosciuto nei film e nei libri precedenti. I giochi non avevano il successo che hanno ottenuto in seguito e la Capitol Arena non era altro che un anfiteatro fatiscente dove i tributi venivano chiusi insieme a delle armi per uccidersi l’un l’altro. Proprio per dare maggiore risalto alla manifestazione si decise di inserire 24 mentori, 24 personaggi scelti dall’Accademia per portare sotto i riflettori i tributi e mettere in scena lo spettacolo che poi abbiamo conosciuto con la saga di Hunger Games.

Snow riesce ad entrare tra i prescelti e con il suo fascino il giovane è certo di essere assegnato come mentore al distretto più prestigioso. Tutto cambia quando viene sì scelto per il ruolo, ma gli viene affidato il Distretto 12, il più povero e – a suo avviso – il peggiore. Ma sarà questo episodio a far scattare l’odio di Snow verso Katniss in futuro? Guarda caso, gli viene affidato lo stesso distretto che in futuro sfornerà una partecipante che gli darà filo da torcere e lo sfiderà, fino a portarlo alla distruzione. Di certo il romanzo della Collins sarà un tripudio di colpi di scena che ci mostreranno la storia di Snow e la sua trasformazione da giovane eroico ad anziano sadico.


Trama

L’ambizione lo nutre. La competizione lo guida. Ma il potere ha un prezzo.

È la mattina della mietitura che inaugura la decima edizione degli Hunger Games. A Capitol City, il diciottenne Coriolanus Snow si sta preparando con cura: è stato chiamato a partecipare ai Giochi in qualità di mentore e sa bene che questa potrebbe essere la sua unica possibilità di accedere alla gloria e ottenere fama e successo. La casata degli Snow da cui discende, un tempo potente, sta attraversando la sua ora più buia. Fasti che paiono ormai finiti e volti ad un inarrestabile declino. Il destino del buon nome degli Snow è nelle mani di Coriolanus: l’unica, esile, possibilità di riportarlo all’antico splendore risiede nella capacità del ragazzo di essere più affascinante, più persuasivo e più astuto dei suoi avversari e di condurre così il suo tributo alla vittoria. Sulla carta, però, tutto è contro di lui: non solo gli è stato assegnato il distretto più debole, il 12, ma in sorte gli è toccata la femmina della coppia di tributi. I destini dei due giovani, a questo punto, sono intrecciati in modo indissolubile. D’ora in avanti, ogni scelta di Coriolanus influenzerà inevitabilmente i possibili successi o insuccessi della ragazza. Dentro l’arena avrà luogo un duello all’ultimo sangue, ma fuori dall’arena Coriolanus inizierà a provare qualcosa per il suo tributo e sarà costretto a scegliere tra la necessità di seguire le regole e il desiderio di sopravvivere, costi quel che costi.


Come avevo scritto nell’altro articolo, la notizia del prequel di Hunger Games è stata lanciata ufficialmente dalla casa editrice Scholastic che sul suo account Twitter annunciava di tenerci pronti: “Notizie entusiasmanti, fan di Hunger Games: è in arrivo un nuovo romanzo prequel ambientato ben 64 anni prima degli eventi degli Hunger Games che conosciamo.”

Inoltre, ecco come Suzanne Collins descrive il suo lavoro sul nuovo romanzo: « Con questo libro voglio esplorare le condizioni della natura, chi siamo e cosa per noi è necessario per garantire la nostra sopravvivenza. Il periodo della ricostruzione, dieci anni dopo la guerra, viene di solito definito quello dei “Giorni Oscuri”, è il momento in cui il paese di Panem cerca di rialzarsi. Fornisce un terreno fertile per i personaggi, che affrontano queste domande e perciò definiscono il proprio modo di concepire l’umanità.» Un po’ come ha fatto J.K. Rowling con la saga di Harry Potter mostrando il mondo di Animali fantastici.


Ma ci sarà una trasposizione cinematografica, sì o no?

Come avevo già scritto nel primo articolo riguardante questo argomento, riguardante questo prequel, si vociferava e si pensava che ci sarebbe stata una futura trasposizione cinematografica dell’opera in questione, anche se ancora il testo non era nemmeno in minima parte stato messo nero su bianco dall’autrice. Ma non è una sorpresa sentir dire ciò, ovvero voler trasporre l’opera, dato che i precedenti film della saga, oltre a consacrare star di Hollywood, come Jennifer Lawrence, hanno registrato nel mondo incassi da cine-comic: infatti ha incassato nel mondo un totale di quasi 3 miliardi di dollari.

L’annuncio della lavorazione del film è arrivato da Joe Drake, a capo di Lionsgate Motion Picture Group, che ha dichiarato: “Valeva la pena attendere il nuovo libro di Suzanne. Offre tutto quello che sperano i fan e si attendono da Hunger Games, oltre a offrire qualcosa di nuovo e introdurre un nuovo contesto per i personaggi. La Ballata dell’Usignolo e del Serpente è creativamente elettrizzante e porta questo mondo verso nuove complesse dimensioni che aprono delle fantastiche possibilità cinematografiche. Siamo elettrizzati nel riunire il team in occasione di questo franchise davvero unico e non vediamo l’ora di iniziare la produzione”.

Alla regia del nuovo tassello della saga ci sarà nuovamente Francis Lawrence, dietro alla macchina da presa di tre dei quattro film in cui è stata trasposta la trilogia letteraria (il primissimo Hunger Games è stato diretto da Gary Ross). A scrivere la sceneggiatura sarà Suzanne Collins in persona, insieme a Michael Arndt, già autore di “Little Miss Sunshine“. Attualmente non ci sono dettagli sulla data di uscita, che si prevede per il prossimo anno, né tantomeno sul cast.


Fine.


Spero che questo nuovo articolo riguardante l’uscita libresca del momento «Hunger Games – Ballata dell’Usignolo e del Serpente » , sia stata di vostro gradimento, e se così fosse, lasciate un like, commentate facendomi sapere che ne pensate, condividete a chi volete e iscrivetemi al mio blog. Al prossimo articolo! Ciaooooo.

La Déesse Fortuna – critique de film.

*Avertissement* : Le film en question, à ma connaissance, n’a pas encore été traduit et doublé en anglais, donc il n’a pas été distribué dans les salles de cinéma non plus, mais ils y travaillent pour s’assurer que ce film sera bientôt disponible pour le public étranger. Par conséquent, la critique anglaise du film en question que j’ai faite est une traduction de mes propres pensées.

Bonjour à tous et bienvenue à un nouvel article sur mon blog. Aujourd’hui, nous allons parler d’un film italien sorti l’année dernière, vers la mi-décembre 2019, que j’étais très curieux de voir, à savoir « La Déesse Fortuna » de Ferzan Özpetek, qui dès la première bande-annonce sortie, je me suis dit « ce film doit absolument le voir ! » Aujourd’hui, je suis ici pour partager avec vous mes réflexions sur le film dans son intégralité.

J’espère que vous apprécierez cette revue et que vous vous y plairez.

Allons à l’article !


«La Déesse Fortune est un secret, un tour de magie. Comment garder un être cher pour toujours avec soi ? Vous devez le fixer, voler son image, fermer les yeux, les garder fermés. Et il/elle descendra dans votre cœur et à partir de ce moment, cette personne sera avec vous pour toujours. »



Intrigue de Film :

Arturo et Alessandro, respectivement traducteur et plombier, sont un couple depuis plus de quinze ans : ils vivent à Rome entourés de nombreux amis. Cependant, leur relation est en crise depuis longtemps : la passion et la complicité se sont éteintes, et Arturo supporte consciemment les nombreuses infidélités d’Alessandro, qui est devenu de plus en plus réservé et taciturne à son égard. Un jour, Annamaria, la meilleure amie d’Alessandro, confie ses deux fils, Martina et Sandro, âgés de 12 et 9 ans, aux deux hommes pour qu’ils s’occupent d’eux pendant qu’elle est à l’hôpital pour quelques examens. Son séjour, initialement prévu pour quelques jours, est prolongé en raison de la découverte d’une maladie congénitale, qui nécessitera d’abord une biopsie puis une opération chirurgicale.

La cohabitation avec les enfants bouleverse l’équilibre déjà précaire des deux hommes, qui se disputent souvent, provoquant des tensions même entre leurs petits frères ; Martina inculque également à Arturo le doute que Sandro puisse être réellement le fils d’Alessandro, dont il porte le nom. Plus tard, Alessandro découvre qu’Arturo a eu une relation clandestine avec un artiste, qui dure à son insu depuis plus de deux ans : c’est la cause d’une forte crise après laquelle le couple décide de se séparer. En attendant, Annamaria, comprenant la gravité de son état, rédige son propre testament dans lequel elle nomme Alessandro comme tuteur légal de ses enfants, mais lorsqu’elle voit les deux hommes bouleversés par leur rupture, elle n’a pas le cœur de lui en parler.

Avec la séparation imminente, Alessandro et Arturo ne peuvent plus s’occuper des enfants, ils demandent donc à Annamaria de les confier à sa mère Elena, une baronne déchue qui vit en Sicile ; la jeune fille la déteste et a des relations étroites avec elle suite à la mort de son frère Lorenzo d’une overdose, mais vu l’urgence, elle se laisse convaincre. Au cours du voyage en ferry de Naples à Palerme, les deux hommes s’affrontent de façon dramatique, se reprochant mutuellement leurs défauts ; ce sont les enfants qui les consoleront au cours de ce qui semble être la fin définitive de leur histoire. Une fois arrivés dans la villa du XVIIIe siècle où habite Elena, à Bagheria, les deux réalisent immédiatement que la femme est excessivement stricte envers les enfants, mais croyant que leur séjour n’est que temporaire, ils les laissent là. De retour à Rome, ils sont témoins de la mort soudaine d’Annamaria.

De retour en Sicile pour l’enterrement de leur ami, Alessandro et Arturo sont empêchés par Elena de voir les enfants : la femme montre qu’elle a toujours tout su sur la vie de sa fille, y compris sur leur homosexualité, si bien qu’elle pense qu’ils ne pourraient pas les élever correctement. Lea, la gouvernante d’Elena, leur explique secrètement que la femme était extrêmement méchante avec Annamaria et Lorenzo, au point de devenir violente ; les deux hommes décident alors de reprendre les enfants de force, enfermant Elena dans le même placard où elle enfermait ses enfants et maintenant ses petits-enfants. La femme, bien qu’accablée, a menacé de les dénoncer pour enlèvement d’enfant.

Sur le chemin du retour, Alessandro et Arturo s’arrêtent le long de la côte, sûrs qu’en rentrant à Rome les choses pourraient s’écrouler : pendant la nuit, les deux hommes échangent pour la première fois depuis longtemps un geste d’intimité, prélude à une possible réconciliation. L’aube arrive et tous les quatre prennent un bain dans la mer : chacun d’eux accomplit un rituel de la Déesse Fortune, qui leur a été enseigné par Annamaria, et qui sert à garder avec eux la personne la plus chère du monde : regarder fixement le visage de la personne désirée, puis fermer les yeux et les ouvrir immédiatement à nouveau, de sorte que l’image, comme si elle était photographiée, descende jusqu’au cœur. Sandro et Martina l’interprètent en se tournant vers Alessandro et Arturo, qui à leur tour se tournent l’un vers l’autre.



Commentaire :

Ça vaut la peine ou n’est pas la peine voire ce film ? ABSOLUMENT OUIIIIII.

Depuis les premières images et la sortie de la première bande-annonce officielle, j’ai eu de grandes et grandes attentes à l’égard de ce film, et je peux dire avec un immense bonheur qu’elles ont été largement satisfaites, voire plus encore. C’est un film que j’ai apprécié à la folie, malgré la “simplicité complexe” de l’œuvre. Ferzan Özpetek ne manque jamais un film.

Il y a longtemps que je n’étais pas allé au cinéma pour voir un bon film d’auteur. Ce n’est qu’en regardant ce film que je me suis retrouvé à regarder un type de cinéma que j’aime bien rendre fou, c’est le cinéma d’art et d’essai, celui qui est un peu plus niche. Regarder ce film, c’est comme respirer une bouffée d’air frais, et pour les gens comme moi qui aiment le cinéma d’Özpetek – que beaucoup de gens trouvent “similaire” sur certains traits – même si c’est un cinéma très dramatique, triste, lourd, il le fait sans exaspérer ou exalter le désespoir, les pleurs ; mais il le fait toujours en vous laissant une sorte de “prise” finale, disons, une sorte d'”espoir”, comme celui que Pandore trouve à la fin de la boîte : un Espoir (Elpis). La vie est terrible, effrayante, effrayante, mais elle vaut quand même la peine d’être vécue. Disons tout de suite que ce film n’a pas un vrai boîtier “jaune”, parce que c’est un film dramatique, mais il y a sûrement d’autres éléments que vous découvrirez en regardant le film lentement, et qui vous plairont, bien sûr, d’une manière différente.

« La Déesse Fortuna » est une histoire chorale, comme elle l’est dans le meilleur style du réalisateur turc, qui se souvient, oui, d’autres de ses œuvres à succès – des Fées ignorantes à Saturne contre les mines errantes – mais sans les prendre comme point de référence obligatoire, sans s’y fossiliser. La choralité de l’histoire est représentée par une distribution importante et soudée, composée – en plus des deux acteurs principaux – d’anciennes et de nouvelles connaissances d’Özpetek : Serra Yilmaz, Filippo Nigro, Yasmine Trinca, Barbara Alberti et les deux très bons enfants Sara Ciocca et Edoardo Brandi. C’est une histoire entremêlée de différences de sexe, d’orientation sexuelle, de culture, de condition sociale ou, plus simplement, de vie, c’est un élément de joie toujours cher à Özpetek, qui ici passent dans le quotidien le plus rassurant. Le bonheur – comme l’exprime clairement la scène de la danse improvisée sous la pluie – consiste à vivre ensemble et à partager des moments déterminés, petits mais précieux et rien d’autre n’importe, rien d’autre n’est visible en dehors de cette réconciliation des contraires.

L’amour et l’amitié, les sentiments parentaux, ne connaissent pas ces catégorisations purement extérieures dans lesquelles l’être humain aime s’enfermer, et la “déesse de la fortune” du titre (élément allégorique mais aussi tangible pour lier les articulations du récit, référence à un lieu précis – le temple de Fortuna Primigenia à Palestrina, juste à l’extérieur de Rome – qui est à l’origine d’un fragment non pérégrin de l’histoire) ne fonde pas son travail sur ce genre de distinctions. La déesse de la fortune met à l’épreuve non seulement le couple protagoniste, mais aussi leur cercle d’amis, leurs affections consolidées : parmi eux, Annamaria qui surgit soudainement du passé avec deux enfants à sa remorque, Martina et Alessandro, et de nombreuses incertitudes quant à l’avenir.

Le résultat est une odyssée surprenante, un voyage à la fois géographique et intérieur, qui conduit Arturo et Alessandro à l’intérieur, au “cœur sacré”, au cœur brûlant et névralgique de leur relation en crise… mais aussi à l’extérieur, à travers les rues et les places d’une Rome qui se révèle : du quartier Nomentano à la Villa Pamphilj, du Tibre à Palestrina, et au-delà, vers Bagheria et une Sicile à la mer transparente. Où, non par hasard, le film s’ouvre et se termine, dans le passage des portes verrouillées d’une ancienne demeure berceau de douleurs secrètes, horrible règne d’une mère/grand-mère – « mégère » (je fais ici référence au plan-séquence initial, profondément imprégné de ce sens du conte de fées, du mystère et, parfois, du gothique qui est l’une des principales marques stylistiques du réalisateur) au sentiment de liberté retrouvée donné par la contemplation de la ligne d’un horizon marin, dans le final.

Si « Appelle-moi par ton nom » (2017) était l’histoire du premier amour, qui est la même et valable pour tout le monde, mais la façon dont notre société est structurée, il est évident que le fait qu’il s’agisse d’un film à thème LGBTQI+ ressort ; Ici, au contraire, elle raconte la fin, peut-être, d’un amour adulte, mature, une sorte d’histoire qui dépasse le genre et qui est un peu commune et égale pour tous, qui a certainement des points communs pour tous les couples, comme l’était « Appelle-moi par ton nom », mais sur le premier amour ou les amours de jeunesse ; Mais dans ce cas, c’est un film qui appartient à la catégorie LGBTQI+ (qui, je l’espère, sera bientôt débarrassée de cette “étiquette” et qu’il y aura des films avec des gens qui s’aiment ou se détestent, quel que soit le genre), car nous continuons à catégoriser le genre.

Il y a beaucoup d’acteurs italiens connus, comme Stefano Accorsi (qui a une très longue carrière, commencée avec la publicité MAXIBON au début des années 90), mais il y a aussi Jasmine Trinca, belle, bonne, talentueuse, polyvalente, et même Edoardo Leo, qui est dans pratiquement tous les films italiens : comédies, drames… il est là ! Edoardo Leo est une certitude pour le cinéma moderne ; n’importe quel film, même les films d’animation, comme dans le remake de 2019 du 32ème classique de Disney « Le Roi Lion ». Il est partout ! C’est la seule certitude pour le cinéma italien ces dernières années et Ferzan Özpetek l’a également voulu pour son film. Özpetek travaille – à mon avis – de façon magistrale avec ses acteurs, c’est vraiment un artiste que je trouve très inspirant pour tout, pour sa façon d’écrire, de raconter et de travailler avec les acteurs. Soyons réalistes : il sait aussi jouer les rochers, car il est vrai que le talent d’un acteur est très important pour sa carrière, bien sûr, mais il est aussi vrai que la direction du réalisateur est fondamentale pour la réussite du jeu de l’acteur dans le contexte du film, en accord avec les autres personnages que vous avez près de vous, et pour cela vous avez besoin des conseils, du regard extérieur et des indications d’un réalisateur qui a la vision globale de ce que sera le film. Ferzan est tellement bon dans son travail – un peu comme Pupi Avati – qu’il a fait jouer Francesco Arca à tout le monde, même à des personnes hors de leur contexte. La chose intelligente qu’il fait est de trouver des acteurs qui sont semblables dans leurs cordes (d’acteur) aux personnages de ses histoires, donc s’il a un personnage avec un certain caractère, il essaie de trouver et d’associer un acteur qui sait qu’il est à l’aise dans ces cordes, et c’est déjà une très grande aide qu’il se donne à lui-même, mais aussi à l’acteur qu’il va choisir, mais pas seulement. Il ne lui suffit pas de mettre un acteur simplement dans une « zone de confort », pour qu’il ne parte pas d’une situation « difficile », mais en partant d’une zone de confort, il peut bien travailler en créant et en construisant un personnage qui ne ressemble pas à une « tache » du personnage écrit par Özpetek ou de l’acteur lui-même, mais qui ressemble à un personnage fait et fini à 360°.

Dans ce film, vous pouvez le voir avec Jasmine Trinca ? Non, parce que c’est une bonne actrice et aussi très polyvalente, donc elle est très bonne, comme toujours ; comme vous ne le remarquez pas avec Stefano Accorsi, c’est aussi un bon acteur qui a montré ces dernières années être particulièrement polyvalent, même s’il y a eu une période où il s’est retrouvé coincé dans les mêmes rôles, mais aussi avec « Veloce come il vento » il a montré qu’il sait, il peut faire beaucoup plus, mais vous pouvez le remarquer – et l’exemple est juste – avec Edoardo Leo. C’est un acteur qui joue généralement des rôles plus comiques, il a son propre style de comédie, de divertissement du public, et il a beaucoup de soutien : il s’appuie sur un personnage bien stéréotypé, donc le personnage est un peu “brut”, mais gentil, romantique, qui fonctionne une fois, deux fois (on le voit aussi dans la série des “J’arrête quand je veux”), la dixième fois il semble faire la même chose, il semble qu’il ne puisse rien faire d’autre, et surtout vous voulez le voir dans quelque chose de différent. D’ailleurs, il doit ainsi caractériser ses personnages comiques, ce qui est un peu un « guitto », un acteur qui aime jouer le rôle qu’il joue, mais avec l’attitude “Je sais que je fais rire les autres”. Vous pouvez voir qu’il n’est pas à 360° dans son personnage, parce que vous pouvez voir qu’il joue, parce qu’il sait qu’il est gentil et qu’il va divertir les autres ; il est donc un peu faux. Ici, Özpetek a pris les meilleurs traits de ces cordes ironiques et comiques que possède E. Leo, pour les mettre dans un personnage qui est le sien dans le film, c’est-à-dire celui d’une personne “brute”, qui contraste avec le personnage d’Accorsi qui joue le rôle classique d’une personne intellectuelle, alors que Leo est celui qui est un peu plus dans la main, simple, qui a la romanité dans son accent. Il profite donc de toutes ces caractéristiques qu’il a et qui fonctionnent et lui donne quelque chose de plus, lui donne la profondeur, la structure du personnage, de l’acteur. Vous pouvez voir qu’ici il n’y a pas de “guitto”, mais la construction de la personnalité d’un personnage qui a aussi ces caractéristiques. Pour la première fois, vous voyez Edoardo Leo jouer, et j’ai vraiment apprécié. Tous les acteurs sont très bons, certains surprennent plus que d’autres pour ce qu’ils ont vu avant son travail, disons. Et là-dessus, vous pouvez voir qu’il y a aussi beaucoup de travail de l’acteur, mais aussi un énorme travail de mise en scène, et quand un réalisateur a ce soin d’accorder cette attention au jeu des acteurs, c’est merveilleux, et vous pouvez en voir beaucoup ! Mais aussi le soin apporté au casting, non seulement pour trouver des acteurs qui sont dans une “zone de confort” par rapport aux personnages du scénario, mais aussi juste, par exemple avec le casting des enfants, c’est-à-dire la petite fille, jouée par Sara Ciocca, qui est un petit talent en miniature, est très bon ! Et honnêtement, soyons francs, combien il est rare de voir dans le cinéma italien des enfants “chastes” qui ont du talent d’acteur ? Très peu ! Par exemple, vous pouvez voir comment les enfants dans le film de super-héros « Le Garçon invisible » de G. Salvadores sont terribles ! Ils ont toute leur vie devant eux pour étudier l’art dramatique, mais si vous n’avez pas le talent d’acteur, vous ne pouvez pas faire grand-chose. Bien sûr, il y a des exceptions et vous pouvez toujours vous améliorer ; cette petite fille est vraiment incroyable, vraiment bonne.

J’ai certainement aimé le genre de narration de ce film, qui est la narration d’Özpetek, donc en tant qu'”amateur” du genre, je l’ai aimé davantage. J’aime ce bijou qui consiste à mettre un “secret” dans ses histoires, et dans ce film aussi il y a un secret, que l’on voit dès le début dans une scène qui est l’antécédent, en quelque sorte, et puis tout au long du film on se demande comment les personnages auxquels on a affaire vont se rapporter à cet antécédent ; très souvent ce secret est lié à quelque chose de très dramatique, à un traumatisme, qui très souvent doit être reconstruit. Une autre chose que j’ai beaucoup aimée dans le film et qui fait partie de son cinéma, c’est la caractéristique qui fait que très souvent vous mettez des morceaux de musique entiers ou presque entiers, qui donnent pratiquement la parole aux pensées des acteurs ; vous avez donc une séquence dans laquelle les acteurs ne parlent pas, mais ils font des actions, ou ils ne font même pas d’actions, mais ils sont là en train de penser et en attendant vous pouvez écouter un morceau et ce morceau vous dit exactement ce que le personnage pense à ce moment, quelle est la situation tout autour.

Une autre chose que vous pouvez trouver dans ce film est un rythme modéré, un rythme plus lent, pas extrêmement lent, en fait on pourrait même l’appeler “le bon rythme, parfait” ; et le défaut est le fait que nous sommes habitués à un rythme beaucoup plus exaspérant qui vient du cinéma international, mais ici il y a un bon rythme, et surtout vous trouverez ces magnifiques suspensions du temps qui sont les pauses de silence entre les acteurs, et ce sont des pauses pleines de “non-dits”, de tension, de force, d’énergie, et il est très difficile de créer quelque chose comme ça. Cela semble facile, mais ce n’est pas facile du tout, parce qu’une pause peut être extrêmement facile à vider dans un film ; tout en étant capable de donner toute cette densité de sens à une pause à la fin d’une scène, prendre une respiration entre les coupures, remplit tellement le film, c’est magnifique, et surtout il faut que l’histoire soit dense et qu’il y ait des acteurs qui puissent tenir ces pauses. Tous les acteurs ne sont pas en mesure de tenir ces pauses ou de maintenir les niveaux d’écoute. Il y a vraiment beaucoup d’aspects intéressants dans la façon dont cette histoire est racontée : tout d’abord la « DÈSTRUCTURACION » et la « RESTRUCTURATION » du drame.

Au début du film, nous apprenons qu’Annamaria (J. Trinca) pourrait être malade, elle doit faire des tests et nous allons penser que c’est une tumeur, aussi parce que la narration cinématographique de ces dernières années nous a habitués à ce qu’une mauvaise maladie soit à 99% une tumeur, ou nous a habitués de toute façon à de nombreux personnages qui meurent de ce mal. C’est un peu le mal de notre époque, le fléau de cette époque, non, et disons qu’il semble en être ainsi. Elle est hospitalisée, des tests sont effectués et on vous dit que ce n’est pas vraiment comme ça, qu’elle n’a pas ce mal, mais une malformation congénitale dans la tête, que c’est opérable, et qu’elle sera sauvée. Et c’est la deuxième étape. Dans la troisième phase, au contraire, le personnage que joue la Trinca, meurt à cause de cette malformation. Ces trois phases déconstruisent le drame et le restructurent ensuite :

Dans la première phase, on commence déjà à savoir que le personnage est malade, donc on est préparé, on l’a vu dans d’autres films, on pense que le mal est celui-ci, le “célèbre”, donc on se fait à l’idée que ce personnage va probablement mourir ou ne va pas avoir une bonne fin.

Mais dans la deuxième phase, on nous dit : “Non, ce n’est pas si grave et ce n’est pas le cas ! Le personnage va survivre”, et puis nous nous disons “Ah ok, vous voyez, quelque chose de différent, vous ne parlez pas du mal habituel et surtout, vous voyez, ils ont mis le drame au début, mais ensuite c’était une de ces choses qui ne se produisent pas à la fin” (ce qui semblait être l’alarme initiale). Après que nous nous soyons “calmés”, et que le drame initial qui nous angoissait se soit terminé, la raclée arrive ! Le coup entre la tête et le cou. Après le calme, vous racontez le drame, parce que soudainement elle meurt, tout d’un coup et juste là devant leurs yeux (d’Alessandro et d’Arturo), sans qu’il y ait une opération intermédiaire ou autre chose, et vous vous sentez mal, parce que quand vous vous y attendez le moins, le drame réapparaît, et à mon avis cette chose est très puissante parce qu’elle ne vous donne pas un drame par défaut, mais elle le “déconstruit” puis le “REPRODUIT”, et c’est là qu’elle vous prend par surprise.

Dans le film, il y a deux monologues qui sont donnés aux deux protagonistes principaux, qui sont très beaux, profonds, qui représentent beaucoup de leurs personnages, mais qui représentent aussi beaucoup de pensées, d’opinions, d’émotions, de sentiments, qui sont communs à beaucoup d’entre nous, des choses que nous avons pensées, qui nous sont arrivées, et ce sont deux monologues interprétés magistralement, et en particulier Accorsi est à émouvoir. Ce qui est beau, c’est toujours ce contraste avec le drame, et puis le fait que E. Leo fasse tout son monologue dans les escaliers de l’hôpital et parle de la futilité qu’il ressent, de l’impuissance de son sentiment d’inutilité, et puis le personnage d’Accorsi s’atténuera avec une blague sur son (véritable) talent pour attacher les casques et ne pas être, par conséquent, totalement inutile. Il se passera la même chose avec le monologue d’Accorsi qui se déroule sur le ferry pour la Sicile : terrible, poignant, mais poétique, sur la façon dont une relation “vieillit”, sur la façon dont toute votre vie passe devant vous, sur ce qui reste des relations entre les personnes qui s’aiment, et ce qui reste des sentiments et ce qui est arrivé à sa vie, et le monologue se termine par la phrase “…je pensais que nous vieillirions ensemble”, un grand classique, amorti par la très bonne fille. En fait, comme elle est une enfant, ils sont déjà vieux à ses yeux et elle dit donc “Vous êtes déjà vieux”. Donc ce contraste, qui est la vie elle-même, qu’un jour c’est une tragédie et le lendemain c’est une comédie ; il y a toujours cet esprit qui veut que peu importe si les choses vont mal, d’une manière ou d’une autre vous peut le gérer, d’une manière ou d’une autre vous peut le gérer. Un autre point du film que j’ai beaucoup aimé est la querelle entre Alessandro (Leo) et Arturo (Accorsi), celle qui se produit quand ils déjeunent sur le ferry, et pendant que les enfants se lèvent pour aller manger une glace, ils sont laissés seuls à table et c’est bien comment ils échangent leurs rôles, l’un pour blesser l’autre. À ce moment, Alessandro (Lion) – qui est présenté, représenté et désigné comme un “gros bébé” devenu adulte, disons, donne le personnage d’Accorsi (Arturo) – qui est le traducteur sophistiqué, raffiné, intellectuel ; tandis que l’autre est le plombier -, à ce moment le personnage de E. Leo parle au personnage d’Accorsi pour le blesser, dans sa propre langue, et utilise donc une façon de communiquer plus adulte que ses normes, concluant sa réflexion en le “traitant d’échec” dans sa vie, disons, mais en utilisant une façon de communiquer et un langage avec des mots forts, en fait il parle comme un adulte, et c’est le langage de l’autre personnage, celui de parler en adulte entre adultes, et le blesse profondément, beaucoup. La réaction d’Accorsi, qui est le personnage le plus intellectuel, est d’utiliser un autre code de langage qui est celui qui blesse l’autre, c’est-à-dire un langage plus enfantin, plus enfantin (non-verbal) car sa réaction à ce long monologue sur l’insuffisance de l’autre est de se lever et de partir, comme un enfant, justement, de manière enfantine. Et une fois qu’il est parti, il revient, prend le ketchup et en presse beaucoup dans l’assiette de chips de E. Leo, qui lui avait demandé auparavant, et le personnage de E. Leo est ému, tout comme un enfant qui a été rejeté par une personne qu’il aime. Nous sommes à un niveau d’écriture très élevé, car les deux personnages qui se blessent mutuellement inversent leur façon de parler. Vous pouvez remarquer ici le type d’écriture qui est à l’origine d’une étude sur la création et la construction des personnages. De là, je me connecte à une autre chose que j’ai vraiment aimée et qui est dans le souci du détail, pour voir comment Özpetek utilise la nourriture sur le plateau, comme on vient de le voir dans la scène dont je vous ai parlé plus tôt, celle du ketchup, qui utilise ce ketchup comme si c’était un coup de couteau de sang qui donne l’autre ; ou bien il est très intéressant d’utiliser la nourriture précisément parce que ce sont des outils qui sont donnés aux acteurs pendant qu’ils jouent, ce sont des outils pour s’entraider, pour se pencher, pour construire un personnage, ce sont des outils pour le rendre vivant, vrai, qui traverse l’écran et, surtout, pour donner des messages, des détails subliminaux, comme la scène de la bagarre à la maison, entre les deux protagonistes, quand Alessandro vient de découvrir qu’Arturo le trompe depuis deux ans avec la même personne ; Pendant qu’ils se disputent, Alessandro pèle et mange cette orange et l’orange – étant un agrume, c’est un fruit qui, aussi doux soit-il, est appréciable juste pour son aigreur, pour le fait qu’il est un peu acide -, et dans ce moment de grande difficulté pour la découverte de la trahison de son partenaire, il mange juste cet agrume, cette “morsure non pas amère”, mais “aigre”. Une image très belle et très évocatrice. Dans ce film, il y a tellement de belles choses, de détails, que ce ne sont que quelques-unes. Une autre chose que l’on peut remarquer, et qui accompagne la question des silences denses et significatifs, est le fait de voir les deux protagonistes, entre lesquels il y avait un grand sentiment, qui ne se touchent pratiquement jamais, et pourtant, malgré cela, parvient à créer une tension très forte entre les deux, vraiment dense que l’on pourrait prendre des blocs et passer d’un côté à l’autre, et cela aussi est quelque chose d’incroyablement difficile à créer entre deux acteurs et entre deux personnages, et évidemment derrière cela il y aura un travail merveilleux et incroyable. La puissance de ce sentiment, la densité de ce sentiment, malgré le fait que les acteurs ne se touchent presque jamais, et pourtant il y a cette constante latente, cette tension explosive entre les deux, que ce soit une tension de colère, de tension érotique et bien plus encore. C’est vraiment bien, bien, bien fait !

Une autre scène que j’ai beaucoup aimée est celle qui se passe tout d’un coup et qui consiste à danser sous la pluie. À la fin d’un dîner, nos personnages se détendent et profitent des cadeaux que la soirée leur offre sur la véranda de leur appartement. Soudain, alors que le ciel nocturne menace d’orage et de pluie torrentielle, un personnage (Mina) se lève pour danser et prend la petite Martina par la main pour la rejoindre dans la danse, et ici commencent à se faire sentir les premières notes, émise par une petite chaîne stéréo, d’une chanson turque au rythme vif et joyeux qui reste en vous, et là, pendant que les deux personnages dansent, et que lentement les autres se lèvent pour les rejoindre et danser, du ciel nocturne commence à descendre, sur eux comme une sorte de bénédiction, comme un cadeau, beaucoup de pluie torrentielle. La musique continue – impliquant de plus en plus les personnages eux-mêmes et aussi les spectateurs dans la scène en question – tandis que nos personnages continuent à danser sous la pluie, continuant à se réjouir de ce don, de cette pluie, de cette bénédiction. Le bonheur exprimé dans cette scène consiste à vivre ensemble et à partager des moments déterminés, petits mais précieux et rien d’autre n’importe, rien d’autre n’est visible en dehors de cette réconciliation des contraires.

À cette scène, on pourrait dire qu’est liée une autre scène que j’ai beaucoup aimée, et chronologiquement, elle se situe juste après le début du film, et c’est la scène où la réception de mariage d’un couple arc-en-ciel se déroule dans une maison, et non comme c’est courant, dans un restaurant ou un lieu utilisé pour les réceptions, et toute la fête est tournée en amateur avec un téléphone portable, et on peut le dire par la qualité de la photographie, par le fait que la main n’est pas stable, mais une danseuse, un peu tremblante, et c’est la beauté de la scène elle-même, et en même temps il y a ces plans de séquences qui recoupent les titres initiaux, dans lesquels on voit comment une réception, qu’il s’agisse d’un mariage ou d’une fête, est la plus belle si elle est passée et célébrée avec les personnes avec lesquelles on se sent bien et qu’on aime. La réception de ce mariage filmé avec un téléphone portable – qui suit le plan de séquences des titres initiaux, celui faisant allusion au traumatisme de l’enfance qui sera décodé et reproduit dans l’épilogue – devient la présentation rapide des personnages principaux de l’histoire et du contexte social qui les accueille. Nous sommes ici dans l’Özpetek le plus reconnaissable, dans la proposition d’une mythologie personnelle, celle d’une communauté de solidarité qui intercepte les différentes cultures et les différents groupes ethniques, une bulle idéale dans laquelle tout choix sexuel trouve son expression et aucun jugement. L’histoire d’Arturo et Alessandro, compagnons de vie longtemps en crise, aujourd’hui sur la route de l’inévitable bourgeoisie : un couple ouvert plus pour éviter ou retarder la rupture que pour une réelle conviction, deux personnages différents marqués par un milieu social différent et dont la distance, même culturelle, est devenue brutalement économique au fil du temps. La relation d’un couple est donc multiple et nuancée : ses problèmes, sa vie quotidienne, la manière dont les racines des contrastes sont exposées, la proximité sélective des raisons de l’autre dit la plausibilité. L’arrivée d’Annamaria et de ses enfants, sa maladie et l’ombre d’une mort dont on sait qu’elle ne manquera pas d’arriver, ont mis en branle l’intrigue en la tournant sur le thème de l’adoption homogène.

La dernière partie, celle de Romoli, qui s’éloigne de son cinéma plus classique et s’approche des plus audacieux et expérimentaux, de la fantaisie/fantastique « Magnifica Presenza » au mystérieux « Napoli velata », en prenant de vagues teintes d’horreur et des clairs-obscurs psychanalytiques, mais sans trop les enraciner dans l’histoire, en les approchant presque.

Figures à tête de mort, nous nous retrouvons piégés dans des pièces inquiétantes, nous nous retrouvons piégés dans d’immenses maisons avec des coureurs solitaires dans lesquelles être seul avec nos peurs, dans des pièces dans lesquelles nous nous fermons ou sommes fermés, et l’appel au secours tarde à arriver à destination, il n’y a personne, sauf une pièce qui pénètre dans cette maison des horreurs, dans cette maison de nos traumatismes d’enfance… on dirait qu’on commence « Profondo Rosso » de Dario Argento d’un moment à l’autre, au milieu d’un autre film.

Si le monde d’Özpetek est le condominium et sa vie, Serra Yilmaz veille et est toujours prête à venir déjeuner ou dîner chez vous et à vous parler, à vous, ses amis. Mais pas seulement cela, aussi le temps qui passe, car ici on ne trouve plus le Ferzan des « Tableau de Famille » ; le monde de Romoli est celui, sombre, gothique, brut, inquiétant. Le film est magnifique précisément parce que nous, spectateurs, oublions, dans un certain sens, le monde de Romoli avec toute son obscurité, – aussi parce que l’introduction est très courte, et puis nous le filmons à nouveau vers la fin de la deuxième moitié du film – et nous entrons ensuite dans le monde d’Özpetek. Aussi, la merveille du film est qu’il y a une double lecture, très belle. Le premier niveau de lecture est cette merveilleuse histoire d’amour, qui traite aussi de l’amitié, du couple, du passage du temps et de la paternité. Le deuxième niveau de lecture est celui d’un film qui met en conflit les mondes de Gianni Romoli et de Ferzan Ozpetek. Romoli est la partie “sombre”, l’horreur, la partie “Dario Argento”, il est celui de la mort de l’amour, il est le plus sombre des deux.

Et ce film est fou précisément parce qu’il y a l’interaction de ces mondes, déjà présente, par exemple, dans “Cuore Sacro” de 2005 d’Ozpetek lui-même. Comme dans ce film, il y avait une pièce qui filmait les murs d’une maison qui contenait de la douleur et de l’horreur. Dans ce film, il y a le même incipit. Après ce mystérieux début avec des personnes piégées qui demandent de l’aide, nous nous retrouvons soudain à Rome et nous entrons en contact avec les deux protagonistes et leur histoire. Dans les dix premières minutes, nous passons du monde de Romoli à celui de la fête et du partage d’Ozpetek. La drôle d’association entre ces deux-là, entre “l’Argent-ean déprimé ironique” et ce merveilleux Turc italien, beau, doux. Ce film est l’un de ceux où ces deux mondes entrent en conflit. Ce monde de la peur, que nous découvrirons ensuite être la Sicile, belle, d’une noblesse déchue, de la perversion, des intérieurs étouffants, des traumatismes de notre enfance, ces figures féminines qui disent que “les sorcières” sont petites ; puis nous entrons en contact avec cette vie bourgeoise, sous le soleil de Rome, et nous entrons dans l’histoire d’Arturo et d’Alessandro qui forment un couple traumatique et problématique.

Un des thèmes du film est certainement celui que le cinéma contemporain aborde ces derniers temps – en général -, celui de la parentalité, mais une parentalité qui appartient évidemment à des familles qui ne sont pas les “traditionnelles”, dans ce cas-ci à une famille arc-en-ciel composée de deux hommes, qui se retrouvent à devoir gérer deux enfants et autant que la famille autochtone (dans ce cas-ci, nous parlons d’une grand-mère au caractère terrible, qui a causé un traumatisme à ses enfants et qui allait faire la même chose à ses petits-enfants) ; Cependant, comme il n’est pas dit que votre famille d’origine est la bonne famille, ou en tout cas la famille établie de manière traditionnelle, il n’est pas dit que c’est la seule possible et saine, mais dans ce cas, les enfants sont mieux avec les parents acquis, malgré le fait qu’il ne s’agit pas d’une famille traditionnelle, mais dans ce cas de deux hommes.

Comme je l’ai déjà dit, au début de cette section, Ferzan Özpetek ne manque jamais un film. Pour ce film, il s’est inspiré d’une histoire personnelle qui lui est arrivée. Il y a quelques années, il reçoit un appel téléphonique de sa belle-sœur, qui lui dit que son frère est atteint d’une grave maladie et lui demande de s’occuper de ses enfants, au cas où quelque chose de grave lui arriverait aussi. Bien sûr, il a immédiatement dit oui, à l’improviste. Mais cela l’a fait réfléchir. Avec son partenaire, elle n’avait jamais envisagé l’idée d’assumer la responsabilité d’avoir des enfants à charge, en tant que parents adoptifs. Cet événement personnel qui lui est arrivé l’a amené à s’intéresser, dans son travail, à vouloir gérer l’amour d’un couple dans la phase où, après une longue cohabitation, la passion se perd et se transforme en autre chose. A cela, il a mêlé, lié à l’amour, l’ancien concept de “Fortune”, qui ne coïncide pas exactement avec la bonne fortune. Belle et significative, d’ailleurs, est la phrase répétée à la fois par l’une des très petites protagonistes et, plus tard, par Jasmine Trinca qui est : « La Déesse Fortune est un secret, un tour de magie. Comment faire pour toujours garder quelqu’un que vous aimez beaucoup avec vous ? Vous devez le regarder, vous volez son image, vous fermez les yeux, vous les gardez fermés. Et il descend dans votre cœur, et à partir de ce moment, cette personne sera toujours avec vous ». Avec « La Déesse Fortune », Özpetek revient aux atmosphères qui sont plus dans les cordes du cinéaste italo-turc, celles des histoires d’amour qui se déroulent dans une histoire collective. Ce film est d’une beauté raffinée et d’une émotion intense, une “touche Ozpetek” classique, avec des acteurs sublimes, qui, comme d’habitude avec Özpetek, donnent le meilleur d’eux-mêmes, et le meilleur de tous les temps. Tout cela parfaitement en partie.

Alors que je cherchais des nouvelles pour écrire cette critique, j’ai été frappé et intrigué par la longue et articulée “question” d’un journaliste au réalisateur turc à propos de son nouveau film, à qui il demande : « Ferzan votre cinéma touche les cordes de l’âme du spectateur, comme peu d’autres. La musique joue un rôle important. Comment avez-vous travaillé avec Pasquale Catalano, avec qui vous avez collaboré plusieurs fois dans le passé, avec d’excellents résultats dans “Napoli Velata” ? Avec ce film, je pense que vous êtes allé encore plus loin… Et puis j’ai quelques curiosités concernant la scénographie : avez-vous demandé à avoir des draps “Rosso Istanbul” dans la maison de l’artiste, l’amant d’Arturo ? Et comment le célèbre “Palazzo del Sole” de Via della Lega Lombarda, devant le cinéma Jolly, réalisé dans les années 1930 par l’archevêque Innocenzo Sabbatini, a-t-il été choisi comme lieu de tournage, en raison de sa structure en terrasses dégradée caractéristique, parfaite pour la vie chorale de la communauté que vous représentez dans votre film ? » Et Ferzan Özpetek de répondre : « Grâce à Giulia Busnengo, grâce à un scénographe à ses débuts. Elle a été assistante sur le tournage de “Tableau de Famille”. Elle est d’abord devenue une grande décoratrice. Je l’ai rencontrée. Elle était très méticuleuse. Je lui ai dit que je voulais un décor comme “Les Fées ignorantes”, où j’ai vécu pendant des années, mais il n’a plus le caractère qu’il avait auparavant. Puis j’ai changé d’avis. Je voulais un quartier avec ces caractéristiques similaires. Vous avez trouvé et choisi ce bâtiment. Dès que nous sommes entrés dans la maison, j’ai immédiatement dit que c’était bon, sans même voir les autres propositions. C’était beau, l’idéal… J’aimerais moi-même avoir une maison comme ça dans ma vie. Quand elle m’a demandé si la maison était bien, je lui ai immédiatement dit qu’elle était parfaite… […] J’ai envoyé les photos, la musique – même si parfois j’écoute les gens qui me disent : “tu utilises trop de musique”. J’ai essayé de me retenir sur la musique de certains films. Dans celui-ci, j’ai dit : “Je ne me retiens pas”. Il doit y avoir une atmosphère. J’étais très libre. La chanson de Mina : une certitude ! La chanson de Diodato… quand je l’ai écoutée, quelque chose m’a excité, m’a fait trembler… Je n’avais pas la chanson pour le générique de fin. Il (Pasquale Catalano) rentre à la maison et me dit : “Je vais te faire ressentir quelque chose de Diodato”. Au bout de 20 secondes, je me suis arrêté et j’ai dit : “Ça ! Quand vous entendez quelque chose qui vous fait frissonner, c’est ça. C’est un peu comme quand on rencontre des gens. Je comprends l’idée en général, qu’il y a des gens que vous rencontrez, et vous dites : “Je n’aime pas ça”. Peut-être, alors vous vous ferez des amis avec eux. Mais ce premier sentiment revient ensuite. C’est moi, un animal avec un sixième sens des choses. »

Même dans le contexte des décors et des lieux choisis, ce film est spectaculaire. L’histoire se déroule à travers les rues et les places d’une Rome qui se révèle : du quartier de Nomentano à Villa Pamphili, du Tibre à Palestrina, et au-delà, vers Bagheria et une Sicile à la mer transparente – où, ce n’est pas un hasard, le film s’ouvre et se termine, dans le passage par les portes fermées d’une ancienne demeure berceau de douleurs secrètes et le sentiment de liberté retrouvée donné par la contemplation de la ligne d’un horizon marin, dans le final. Ici, nous ne trouvons pas de Rome reconnaissable, une Rome “centrale”, dans laquelle Saint Pierre et sa place qui donne l’illusion d’embrasser le peuple, ou la Piazza del Popolo et la Via del Corso, ou le Colisée, les Forums Impériaux et sa rue, ou l’Autel de la Patrie, mais il y a plus de lieux moins visités, moins centraux, comme le quartier d’Ostiense, la Nomentana, et dans certains cas, même des lieux en dehors du centre, comme Palestrina et son Temple de la Fortuna Primigenia. En quittant le Latium, ici aussi, une Sicile inconnue se révèle, malgré le fait que Villa Valguarnera soit représentée dans le quartier de la Vierge Marie à Palerme, à Bagheria.

Sur le Temple de la Fortune Primigenia, le réalisateur souligne qu’il s’agit “d’un complexe sacré dédié à la Déesse Fortune. Mais il ne s’agit pas, comme beaucoup le pensent, uniquement de “bonne fortune” ; c’est fondamental dans la manière dont chacun de nous réagit à l’affaire et à la fortune. C’est nous qui déterminons si ce qui nous arrive est positif ou négatif. Certains appellent cela le libre arbitre. Outre l’affection que j’ai pour ce lieu, il m’a semblé parfait comme point de départ pour raconter une histoire d’amour que je n’avais jamais racontée auparavant”.

Enfin, la Villa Valguarnera à Bagheria dans les souvenirs d’Özpetek « ressemblait à la maison de Hansel et Gretel, c’était ce que je voulais. Même avec ses fresques macabres, réalisées par l’arrière-grand-père du propriétaire, un ami de Giuseppe Tornatore, comme pour inviter tout le monde à profiter de la bonne nourriture et de la vie, car tôt ou tard la mort vient pour tout le monde ». Un peu almodovarien dans la forme et le contenu, saturé de couleurs (de nourriture et de décors), de sentiments et de sentimentalité, de regards (ceux qui échangent Alessandro et Arturo, entre eux et avec les deux enfants qui lui sont confiés, sont très intenses), de discussions et de réflexions.

« La Déesse Fortune » est différente de ce qui apparaît en premier lieu. Malgré l’enveloppe qui l’entoure, elle ne repose pas sur l’excès : elle est mélancolique et joyeuse en peignant les paradoxes de la vie, l’anxiété du temps qui passe, la lente consommation de la passion qui, pourtant, devient un sentiment nouveau. À ces thèmes, Özpetek ajoute naturellement le discours délicat mais fondateur sur la beauté et la légitimité de l’idée de famille, même lorsque celle-ci n’est pas déclinée de la manière la plus traditionnelle (et, après tout, l’histoire familiale d’Annamaria est emblématique en ce sens). La déesse de la fortune n’est peut-être pas le meilleur film du réalisateur turc, mais c’est sans doute l’un des plus sincères, même en partageant avec le spectateur la conscience de la fugacité de toute chose : finir, comme dans la chanson de De André, mais avec un rire rauque / des souvenirs nombreux / pas même un regret.

Pour conclure, je dis que le point fort de ce film est de dépasser sans trop se soucier des tendances du moment. Aujourd’hui, produire de la “culture pour le bien” signifie parrainer l’homosexualité sous toutes ses formes, de la manière la plus disparate, en passant de la comédie au drame, dans une apparente tentative de détruire tous les clichés et les espaces d’ignorance. Tout le monde peut s’y reconnaître et être ému, car le film traite aussi de la perte, de l’abandon et, dans un certain sens, de l’adoption, dans le drame et le pouvoir de pouvoir à nouveau compter sur quelqu’un. C’est l’universalité désarmante de ces thèmes, qui concernent de manière générique l’élément humain, qui fait de « La Déesse Fortune » un film digne d’une note positive : elle l’éloigne de ceux qui ont analysé la diversité à travers la diversité, pensant produire quelque chose de nouveau sans ajouter, en vérité, quoi que ce soit d’originelle.



Costumes, maquillage et coiffure :

Les costumes du film « La Déesse Fortune » ont été confiés aux costumiers Alessandro Lai et Monica Gaetani.

En vingt ans de carrière, Alessandro Lai a collaboré avec de nombreux réalisateurs et dans de nombreux films pour le cinéma, comme « Rosa e Cornelia » (2000) de Giorgio Treves, « Bellas Mariposas » (2012) de Salvatore Mereu et « Lezioni di volo » (2007) de Francesca Archibugi – entre autres – et pour la télévision, comme dans « Roméo et Juliette » (2014) de Riccardo Donna, pour « Le Medici » (2016-2018) ou « Devils » (Diables) [2020], mais il a davantage collaboré avec Özpetek dans nombre de ses films, notamment « Saturno Contro » (2007), « Le Premier qui l’a dit » (2010) et « Magnifica Presenza » (2012) et avec Archibugi, auquel il est lié professionnellement depuis de nombreuses années et avec lequel il collabore pour la création de plusieurs de leurs films. Lai a également remporté de nombreux prix, dont plusieurs David di Donatello et divers Nastro d’argento.

Comme Alessandro Lai, Monica Gaetani a également collaboré avec de nombreux réalisateurs pendant plus de dix ans à plusieurs films pour le cinéma, dont “Croce e Delizia” (2019) de Simone Giordano, “Metti la nonna in freezer” (2018) de Giancarlo Fontana et Giuseppe Stasi, et des films pour la télévision (Un Passo dal Cielo – 2011).

Les deux costumiers ont très bien choisi les costumes pour ce film, car ils ont veillé à ce que les costumes de nombreux personnages reflètent le personnage lui-même, tout comme les références à d’autres films d’Özpetek, qu’il s’agisse d’une blague ou d’un mot, ou même d’un motif ou d’une expression. Par exemple, Arturo, le personnage d’Accorsi se caractérise par un look casual-chic, avec des chemises unies et des pantalons assortis, et parfois même une veste assortie au pantalon, dans des couleurs claires comme le blanc, le bleu clair, le beige, pour les mocassins, les chaussures françaises ; le visage rasé, sinon pour une moustache très épaisse sur le philtrum, et les cheveux toujours en place ; Alessandro, le personnage de Leo, a un look complètement différent ; il a une allure plus décontractée, plus simple, plus fonctionnelle – compte tenu de son travail – , un look composé de t-shirts multicolores dans des tons de noir et de gris avec des manches courtes, de jeans, de bottes ou de chaussures de sport, il porte rarement des chemises et des vestes ; son visage barbu et dur, ses cheveux ondulés et ébouriffés ; au lieu de cela, le look d’Annamaria (Trinca) est casual-chic/élégant, avec plusieurs tenues parmi les pantalons et les jupes, les chemises à manches courtes colorées ou à motifs, dans les mêmes nuances de couleurs qu’Arturo, les cheveux toujours en place, le visage très naturel et simple. Sierra, le personnage de Sierra Yilmaz, a son style habituel : des chemises larges et longues avec des pantalons assortis de couleurs et de motifs floraux variés ou des chemises larges et longues en pendentifs, des chaussures plates, un raccourci de blonde platine généralement reconnaissable, avec un œil fumé noir, des joues et du rouge à lèvres rose clair sur le visage. Alors Michele que le peintre, l’amant d’Arturo, a un look très ébouriffé, un look “beau et maudit”, avec une chemise large et confortable ouverte sur le devant, un pantalon confortable, un peu large et long, des cheveux pieds nus, bouclés et décomposés qui tombent sur le front et à l’arrière sur les oreilles, avec quelques taches de couleur et un pinceau dans la main.



Les acteurs :

Edoardo Leo dans le rôle d’Alessandro Marchetti, un plombier romain marié à Arturo.

Stefano Accorsi dans le rôle d’Arturo, un traducteur indépendant, avec le rêve brisé de devenir écrivain, marié à Alessandro.

Jasmine Trinca dans le rôle d’Annamaria Muscarà, une amie de longue date d’Alessandro, mais aussi une amie du couple, qui apportera un peu de ravage, mais aussi beaucoup de choses positives.

Sara Ciocca dans le rôle de Martina Muscarà, la fille d’Annamaria Muscarà, avec un esprit rebelle et libre comme sa mère, la sœur d’Alessandro.

Edoardo Brandi dans le rôle d’Alessandro Muscarà, deuxième fils d’Annamaria, timide et impulsif, frère de Martina.

Serra Yilmaz dans le rôle d’Esra, une organisatrice de mariage romaine qui travaille avec sa fille transsexuelle “Mina”, ainsi qu’avec l’amie et la voisine du couple.

Cristina Bugatty dans le rôle de Mina, la fille transsexuelle d’Esra, organisatrice de mariage avec sa mère, ainsi qu’amie et voisine du couple.

Matteo Martari dans le rôle de Michele, le peintre amoureux, depuis deux ans maintenant, d’Arturo.

Barbara Alberti dans le rôle de Elena Muscarà, la mère (d’Annamaria) et grand-mère très stricte et sévère.

Dora Romano dans le rôle de Léa, la gouvernante de la villa d’Elena, mais aussi sa proche confidente, qui était plus “mère” pour Annamaria qu’Elena ne l’était, compréhensive et bonne.

Filippo Nigro dans le rôle de Filippo, un homme qui souffre d’un Alzheimer précoce et qui continue à tomber amoureux de la femme qu’il a épousée, Ginevra, qui aide sa femme dans son travail et qui est une amie du couple.

Pia Lanciotti dans le rôle de Ginevra, mariée à Filippo, et ils dirigent une entreprise ensemble.

Carmine Recano dans le rôle du médecin qui travaille dans le secteur où Annamaria est hospitalisée.



Bande sonore :

Pasquale Catalano, musicien et compositeur napolitain de talent, a été chargé de la composition et du montage de la bande sonore originale du film. Catalano a déjà travaillé plusieurs fois avec Özpetek pour composer les bandes sonores de ses autres films, comme « Mine vaganti » en 2010 – pour lequel il a été nominé pour David di Donatello 2010 –, « Allacciate le cinture » en 2014, « Napoli Velata » en 2017, et bien d’autres films. Cette bande sonore est un mélange de chansons et de compositions originales, et la mélodie a un goût « Italo-Turc ».

Comme nous le savons, les chansons et la bande son sont au cœur du succès d’un film. Et Ferzan Özpetek en est bien conscient, accordant une grande attention au secteur musical de son œuvre, finissant par élever la bande son non seulement à un élément central de sa filmographie, mais aussi, si l’on veut, à un trait particulier, en essayant d’alimenter son cinéma avec une interpénétration constante entre sons et images. Très souvent parfait. Grâce à des pièces qui sont immédiatement entrées dans l’imaginaire collectif.

Significative depuis Le Fate Ignoranti, la collaboration entre le réalisateur d’origine turque et les différents artistes de la scène locale a toujours été ferme, heureuse et ponctuellement renouvelée. Comme l’a dit récemment Ferzan, le travail sur les chansons est une priorité pour lui : « J’écris souvent les scènes de mes films en écoutant les chansons, ce n’est pas moi qui cherche les bonnes chansons pour mes films, ce sont eux qui me trouvent ».

Dans les trois bandes-annonces qui ont précédé la sortie du film, trois chansons différentes ont été utilisées : dans la première bande-annonce mise à disposition, on trouve la chanson « Aldatildik » du chanteur turc Sezen Aksu.

  • La particularité de cette belle ballade réside dans le fort contraste entre son rythme, si vif et joyeux, et les paroles de ses textes, qui nous parlent d’une vision dramatique de l’amour, un sentiment truffé de mensonges et qui ne parvient qu’à infliger de la douleur.

Le choix d’Özpetek de le placer dans le moment cathartique de la danse collective sous la pluie des personnages s’explique peut-être par les circonstances dans lesquelles se déroule ce rituel de groupe : les protagonistes se retrouvent à célébrer un moment de bonheur sincère vécu ensemble, mais au sein d’une explosion émotionnelle très puissante qui laisse en eux des scories complexes et lourdes.

Dans la deuxième bande-annonce, vous pouvez écouter pour la première fois et en avant-première la chanson « Luna Diamante » de Mina et Ivano Fossati – en fait, elle anticipe l’album Mina Fossati –. Entre-temps, cette chanson (Luna Diamante) relie La Déesse Fortuna à la voix la plus célèbre de la chanson italienne, Mina, poursuivie depuis des années et qui est maintenant l’une des rafles de chant les plus réussies de son cinéma.

  • La chanson Luna Diamante, choisie par Özpetek pour son film, est écrite par Ivano Fossati et chantée à deux voix avec Mina. La chanson encadre les sentiments contrastés qui animent la relation désormais difficile entre les deux protagonistes Arturo et Alessandro, faite de nombreux malentendus, d’échecs et de remords, mais au centre de laquelle reste un sentiment d’amour fort et pesant. La pièce raconte également la valeur de l’attente, du pardon et de la recherche de soi. Et la voix de Mina est passionnée, soutenue uniquement par le piano et l’orchestre à cordes. Le clip vidéo officiel, signé par le réalisateur, montre un montage original de certaines scènes du film, retravaillées ad hoc avec l’insertion des graphiques du disque.

Dans la troisième bande-annonce, vous pouvez écouter la chanson « Che Vita Meravigliosa » de Diodato. (Ce qui anticipe également l’album de Diodato – Che Vita Meravigliosa).

  • Cette chanson scelle l’esprit du film d’Özpetek et le travail qui se cache derrière. Son choix comme élément de la bande sonore est un pur instinct, au sein d’une œuvre au cours de laquelle le réalisateur d’origine turque a décidé de jeter tous les thermomètres par-dessus bord afin de raconter une histoire sur lui, sa vision de la vie et ses sentiments. Et c’est ce dont parle Diodato dans son article : les difficultés, les émotions, les nombreux obstacles que comporte une vie par rapport à une mer agitée, dans laquelle il est dangereux de nager, mais aussi impossible de résister.

Les trois chansons sont également présentes dans la Track List de la bande sonore, dans laquelle une deuxième chanson de Mina intitulée « Chihuahua » se démarque. Il y a aussi la chanson « Veinte Años » d’Isaac & Nora, deux enfants de 11 et 8 ans qui ont été initiés à la musique par leur père Nicolas, tandis que leur mère Catherine est leur cameraman.

Quant aux compositions musicales, elles sont toutes très belles et accrocheuses, et j’ai aimé les neuf compositions, certaines plus, d’autres moins. Mais le troisième, le cinquième et le sixième sont mes préférés.

  • La première composition « Armarium Sicilis », commence par ce rythme pressant composé de cordes, auquel – après un certain temps – d’autres cordes sont ajoutées, pour “aggraver” le ton, et obtenir un jeu de hauts et de bas avec des tonalités basses. Au bout d’un certain temps, d’autres instruments sont ajoutés, comme les cordes, pour enrichir et rendre le rythme plus pressant. Puis, soudainement, il ne redevient que les tons bas du début, puis il évolue à nouveau, se répétant pendant environ 2 min 22.
  • La deuxième composition, « Discessus Sicilis », est une composition qui ressemble un peu à une complainte, étant donné qu’une note spécifique au piano est répétée à l’infini, jusqu’à ce que d’autres instruments soient ajoutés pour renforcer ce sentiment de souffrance.
  • La troisième composition, « Fortuna Sortes », commence par une légère touche de piano et de guitare qui donne un sentiment de tranquillité, de paix, de calme et possède une douce mélodie. Ensuite, on ajoute les instruments et le tout a un goût de jazz, peut-être un peu plus pressant, mais pas trop. Il y a un léger bris de tambour, puis immédiatement juste des “cordes”, avec un soupçon de tambour. Puis il y a une pause et tout revient comme au début, avec l’ajout d’autres instruments et donc en boucle pendant 3 :20.
  • La quatrième composition, « Incipit Fabulae », commence par un ton grave et “léger”, comme pour signifier que la fabuleuse sera plus que mouvementée. Il a ce rythme un peu “dérangeant” qui nous fait comprendre immédiatement ce qu’était la vie d’Annamaria enfant et adolescente, avant de fuir la maison et sa mère (comme on peut aussi bien le vendre dès le début du film). Au fur et à mesure de sa progression, le rythme change et la musique “acclame”, tout comme Annamaria “acclame”, avec des hauts et des bas, jusqu’à ce qu’elle se stabilise sur la fréquence calme et joyeuse.
  • La cinquième composition « La dea fortuna », commence par cet “esprit” à saveur arabe, avec un rythme marqué par les tambourins, les cordes de guitare et les instruments à vent, tout en restant sur la même mélodie. Vers la fin, après des hauts et des bas mélodiques, elle devient plus gaie et rythmée, marquée par ce qui semble être un violon, ou du moins un archet.
  • La sixième composition, « Sortes », commence par le grattage de la guitare, puis s’arrête … puis recommence … et c’est aussi cela le calme et la détente. Soudain, ça commence un peu plus rythmer et plein d’énergie allergique, puis ça s’arrête… et puis ça recommence comme ça a commencé.
  • La septième composition, « Arena », commence par un son léger qui devient rapidement plus fort que certains tons et s’arrête ensuite. Ce son se répète ensuite de la même manière. Et vers la fin, on ajoute d’abord quelques notes douces et délicates d’archet, puis des notes plus vives et joyeuses.
  • La huitième composition, « Domus Mater », a une mélodie triste, triste et “aggravée” par d’autres instruments à tonalité basse.
  • La neuvième composition, « Bonus Numerus », est une continuation de la composition précédente, et poursuit cette “complainte”, comme une complainte générale : pour Alessandro et Arturo, pour la mort prématurée d’Annamaria, pour les enfants récemment devenus orphelins, qui resteront chez leur grand-mère et devront rester avec deux pieds dans une chaussure. Soudain, j’ai eu l’impression d’écouter « Bella’s Lullaby » de la bande sonore de Twilight, pour revenir à la tristesse du début.

Il y a quatorze pistes en tout, y compris les chansons et les compositions, pour une durée totale de 38 minutes et 31 secondes.



Arturo : Nous avons déjà nos problèmes !

Alessandro : Allons encore plus loin dans les ennuis !


FIN.


J’espère que cette nouvelle critique sur le film « La Déesse Fortuna », même si elle a été publiée après un long moment, vous a plu et si oui, laissez un commentaire et partagez-le. A bientôt dans le prochain article ! Au revoir.

Die Glücksgöttin – Film-Besprechung.

*Haftungsausschluss*: Der fragliche Film ist, meines Wissens, noch nicht ins Deutsche übersetzt und synchronisiert worden, so dass er noch nicht in die Kinos gekommen ist. Die Verantwortlichen setzen sich dafür ein, dass dieses Produkt so schnell wie möglich einem ausländischen Publikum zur Verfügung steht. Deshalb wurde die Übersetzung des Titels des betreffenden Films von mir angefertigt. Wenn Sie also im Internet keine Ergebnisse mit diesem Namen finden, dann hier der Grund dafür. Darüber hinaus die Titel der anderen im Text erwähnten Filme: einige wurden in die jeweilige Fremdsprache übersetzt, andere wurden unter dem Originaltitel beworben.

Hallo zusammen und willkommen zu einem neuen Artikel in meinem Blog. Heute werden wir über einen italienischen Film sprechen, der letztes Jahr, etwa Mitte Dezember 2019, erschienen ist und auf den ich sehr gespannt war, nämlich “Die Glücksgöttin” von Ferzan Özpetek, den ich mir vom ersten Trailer angesagt habe: “Diesen Film muss man unbedingt sehen!“ Heute bin ich hier, um Ihnen meine Gedanken über den Film in seiner Gesamtheit mitzuteilen.

Ich hoffe, dass Ihnen diese Rezension gefällt und Sie sie genießen.

Gehen wir zu der Rezension!


Die Glücksgöttin ist ein Geheimnis, ein Zaubertrick. Wie behält man jemanden, den man liebt, für immer bei sich? Man muss ihn anstarren, sein Bild stehlen, die Augen zu schließen, sie geschlossen halten. Und er/sie wird in Ihr Herz hinabsteigen und von diesem Moment an wird diese Person für immer bei Ihnen sein“.



Handlung:

Arturo und Alessandro, ein Übersetzer bzw. Klempner, sind seit über fünfzehn Jahren ein Paar: Sie leben in Rom, umgeben von vielen Freunden. Ihre Beziehung befindet sich jedoch seit langem in einer Krise: Leidenschaft und Komplizenschaft sind ausgestorben, und Arturo trägt bewusst die vielen Untreue von Alessandro, der ihm gegenüber immer zurückhaltender und schweigsamer geworden ist. Eines Tages vertraut Annamaria, Alessandros beste Freundin, ihre beiden Söhne Martina und Sandro im Alter von 12 und 9 Jahren den beiden Männern an, damit sie sich um sie kümmern, während sie sich für einige Kontrolluntersuchungen im Krankenhaus befindet. Ihr zunächst für einige Tage geplanter Aufenthalt verlängert sich wegen der Entdeckung einer angeborenen Krankheit, die zunächst eine Biopsie und dann einen chirurgischen Eingriff erfordert.

Das Zusammenleben mit den Kindern bringt das ohnehin schon prekäre Gleichgewicht der beiden Männer durcheinander, die sich oft streiten und selbst unter ihren kleinen Brüdern Spannungen hervorrufen; Martina weckt in Arturo auch den Zweifel, dass Sandro tatsächlich Alessandros Sohn sein könnte, dessen Namen er eigentlich trägt. Später entdeckt Alessandro, dass Arturo eine heimliche Beziehung zu einem Künstler hatte, die seit über zwei Jahren ohne sein Wissen bestand: dies ist die Ursache einer starken Krise, nach der das Paar beschließt, sich zu trennen. In der Zwischenzeit schreibt Annamaria, da sie weiß, wie ernst sein Zustand ist, ihr eigenes Testament, in dem sie Alessandro zum Vormund ihrer Kinder ernennt, aber als sie sieht, wie bestürzt die beiden Männer über ihre Trennung sind, traut sie sich nicht, mit ihm darüber zu sprechen.

Da Alessandro und Arturo wegen der bevorstehenden Trennung nicht mehr für die Kinder sorgen können, bitten sie Annamaria, sie ihrer Mutter Elena anzuvertrauen, einer gefallenen Baronin, die in Sizilien lebt; das Mädchen hasst sie und hat nach dem Tod ihres Bruders Lorenzo an einer Überdosis die Beziehungen zu ihr abgebrochen, lässt sich aber angesichts der Dringlichkeit davon überzeugen. Während der Fährfahrt von Neapel nach Palermo kommt es zu einer dramatischen Konfrontation zwischen den beiden Männern, in der sie sich gegenseitig ihre Unzulänglichkeiten vorwerfen; es werden die Kinder sein, die sie während des scheinbar endgültigen Abschlusses ihrer Geschichte trösten werden. In der Villa aus dem achtzehnten Jahrhundert, in der Elena lebt, in Bagheria, angekommen, merken die beiden sofort, dass die Frau den Kindern gegenüber übermäßig streng ist, aber im Glauben, dass ihr Aufenthalt nur vorübergehend ist, lassen sie sie dort zurück. Zurück in Rom werden die beiden Zeugen des plötzlichen Todes von Annamaria.

Zurück in Sizilien zum Begräbnis ihres Freundes, werden Alessandro und Arturo von Elena daran gehindert, die Kinder zu sehen: Die Frau zeigt, dass sie schon immer alles über das Leben ihrer Tochter gewusst hat, einschließlich ihrer Homosexualität, so dass sie glaubt, dass sie nicht in der Lage wären, sie richtig zu erziehen. Lea, Elenas Haushälterin, erklärt ihnen heimlich, dass die Frau extrem gemein zu Annamaria und Lorenzo war, bis zu dem Punkt, an dem sie gewalttätig wurde; die beiden Männer beschließen dann, die Kinder mit Gewalt zurückzubringen, und sperren Elena in denselben Schrank, in den sie ihre Kinder und jetzt ihre Enkelkinder gesperrt hat. Die Frau, obwohl überwältigt, drohte, sie wegen Kindesentführung anzuzeigen.

Auf dem Rückweg halten Alessandro und Arturo an der Küste, in der Gewissheit, dass auf dem Rückweg nach Rom alles auseinander fallen könnte: In der Nacht tauschen die beiden zum ersten Mal seit langem wieder eine Geste der Intimität aus, die ein Vorspiel zu einer möglichen Versöhnung ist. Die Morgendämmerung bricht an, und alle vier nehmen ein Bad im Meer: Jede führt ein Ritual der Glücksgöttin durch, das ihnen von Annamaria beigebracht wurde und das dazu dient, den liebsten Menschen der Welt bei sich zu behalten: starr in das Gesicht der gewünschten Person blicken, dann die Augen schließen und sofort wieder öffnen, so dass das Bild, wie fotografiert, zum Herzen hinabsteigt. Sandro und Martina führen ihn aus, indem sie sich an Alessandro und Arturo wenden, die sich wiederum einander zuwenden.



Personal Meinung:

Ist der Film sehenswert oder nicht? ABSOLUT JAAAAAAAAAA!!!

Seit der Veröffentlichung der ersten Bilder und des ersten offiziellen kurzen Trailers habe ich große und hohe Erwartungen an diesen Film geknüpft, und ich kann mit großer Freude sagen, dass sie reichlich erfüllt wurden, wenn nicht sogar noch mehr. Es ist ein Film, der mir wahnsinnig gut gefallen hat, trotz der “komplexen Einfachheit” des Werkes. Ferzan Özpetek verpasst nie einen Film.

Es ist schon eine Weile her, dass ich ins Kino gegangen bin, um einen guten Autorenfilm zu sehen. Nur beim Anschauen dieses Films habe ich festgestellt, dass ich eine Art von Kino gesehen habe, die ich gerne verrückt mache, nämlich das Art-House-Kino, das etwas mehr Nischencharakter hat. Diesen Film zu sehen ist wie frische Luft zu atmen, und für Leute wie mich, die Özpeteks Kino lieben – das viele Menschen in gewisser Weise “ähnlich” finden – , auch wenn es ein sehr dramatisches, trauriges, schweres Kino ist, tut er es, ohne die Verzweiflung, das Weinen zu verzweifeln oder zu steigern; aber er tut es immer, ohne die Verzweiflung, das Weinen zu verärgern oder zu verstärken; aber er hinterlässt immer eine Art letzten „etwas, das Ihnen gute Laune und Spaß macht und Sie entspannt“ sagen wir, eine Art “Hoffnung”, wie die, die Pandora am Ende der Kiste findet: eine Hoffnung (Elpis). Das Leben ist schrecklich, kühl, beängstigend, aber dennoch lebenswert. Nehmen wir gleich vorweg, dass dieser Film keinen echten „kriminal“ Fall hat, denn es ist ein dramatischer Film, aber es gibt sicherlich noch andere Elemente, die man, wenn man sie beim langsamen Anschauen des Films entdeckt, natürlich auf eine andere Art und Weise genießen wird.

“Die Glücksgöttin” ist eine Chorgeschichte, wie sie im besten Stil des türkischen Regisseurs ist, der sich, ja, an andere erfolgreiche Werke von ihm erinnert – von Die unwissenden Feen bis Saturn gegen wandernde Minen -, ohne sie jedoch als obligatorischen Bezugspunkt zu nehmen, ohne an ihnen zu versteinern. Die Vielstimmigkeit der Geschichte wird durch eine wichtige und enge Besetzung repräsentiert, die – neben den beiden Hauptdarstellern – durch alte und neue Bekannte von Özpetek repräsentiert wird: Serra Yilmaz, Filippo Nigro, Yasmine Trinca, Barbara Alberti und die beiden sehr guten Kinder Sara Ciocca und Edoardo Brandi, und es ist eine Geschichte, die mit Unterschieden des Geschlechts, der sexuellen Orientierung, der kulturellen, sozialen Bedingungen oder, einfacher gesagt, des Lebens verwoben ist, es ist ein freudiges Element, das Özpetek, der hier im beruhigendsten Alltag wechseln macht, immer lieb ist. Glück – wie die Szene des improvisierten Tanzes im Regen deutlich zum Ausdruck bringt – besteht darin, zusammen zu leben und entschlossene, kleine, aber kostbare Momente zu teilen, und nichts anderes zählt, nichts anderes ist außerhalb dieser Versöhnung der Gegensätze sichtbar.

Liebe und Freundschaft, elterliche Gefühle, kennen nicht jene rein äußerlichen Kategorisierungen, in die sich der Mensch gerne einschließt, und die “Glücksgöttin” des Titels (ein allegorisches, aber auch greifbares Element, um die Fugen der Erzählung zu verbinden, ein Verweis auf einen bestimmten Ort – den Tempel der Fortuna Primigenia (der Tempel des urzeitlichen Glücks) in Palestrina, etwas außerhalb Roms – , der den Hintergrund für ein nicht wanderndes Fragment der Geschichte bildet) stützt seine Arbeit nicht auf diese Art von Unterscheidungen. Wenn überhaupt, dann stellt die Glücksgöttin auf die Probe: nicht nur das Paar Protagonist, sondern auch ihr Freundeskreis, ihre gefestigten Zuneigungen: unter ihnen Annamaria, die plötzlich aus der Vergangenheit auftaucht, mit zwei Kindern im Schlepptau, Martina und Alessandro, und vielen Unsicherheiten über die Zukunft.

Das Ergebnis ist eine überraschende Odyssee, eine Reise sowohl geographisch als auch innerlich, die Arturo und Alessandro nach innen führt, zum “heiligen Herzen”, zum brennenden und neuralgischen Kern ihrer Beziehung in der Krise… aber auch nach außen, durch die Straßen und Plätze eines Rom, das sich offenbart: vom Nomentano – Viertel bis zur Villa Pamphilj, vom Tiber bis Palestrina und darüber hinaus nach Bagheria und einem Sizilien mit transparentem Meer. Nicht zufällig beginnt und endet der Film in der Passage aus den verschlossenen Türen einer antiken Wiege der geheimen Sorgen, der schrecklichen Herrschaft einer Mutter/Großmutter – “Hexe” (in diesem Zusammenhang beziehe ich mich auf die anfängliche Plansequenz, tief durchdrungen von jenem Sinn für Märchen, Mysterium und manchmal auch Gotik, der eines der wichtigsten Stilmerkmale des Regisseurs ist), bis hin zu dem Gefühl der wiedergewonnenen Freiheit, das die Betrachtung der Linie eines Meereshorizonts im Finale vermittelt.

Wenn „Rufen Sie mich durch Ihr Name“ (oder Call me by your name) [2017] die Geschichte der ersten Liebe war, die für alle gleich und gültig ist, aber die Art und Weise, wie unsere Gesellschaft strukturiert ist, ist es offensichtlich, dass es sich um einen LGBTQI+-Themenfilm handelt; Hier hingegen erzählt sie vielleicht das Ende einer erwachsenen, reifen Liebe, eine Art Geschichte, die über das Genre hinausgeht und die ein wenig gemeinsam und für alle gleich ist, die sicherlich ähnliche Punkte für alle Paare gemeinsam hat, wie „Rufen Sie mich durch Ihr Name“, aber über die erste Liebe oder Jugendliebe; in diesem Fall handelt es sich jedoch um einen Film, der zur Kategorie LGBTQI+ gehört (von der ich hoffe, dass ihr dieses “Label” bald entfernt wird und es Filme mit Menschen geben wird, die sich lieben oder hassen, unabhängig vom Genre), weil wir das Genre immer noch kategorisieren.

Es gibt viele bekannte lokale Schauspieler, wie Stefano Accorsi (der eine sehr lange Karriere hat, beginnend mit dem Werbespot MAXIBON in den frühen 90er Jahren), aber es gibt auch Jasmine Trinca, schön, gut, talentiert, vielseitig, und sogar Edoardo Leo, der in praktisch jedem italienischen Film mitspielt: Komödien, Dramen… er ist dabei! Edoardo Leo ist eine Gewissheit für das moderne Kino; jeder Film, sogar Zeichentrickfilme, wie 2019 in der Neuverfilmung des 32. Disney-Klassikers “Der König der Löwen”. Er ist überall! Es ist die einzige Gewissheit für das italienische Kino der letzten Jahre, und Ferzan Özpetek wollte sie auch für seinen Film. Özpetek arbeitet – meiner Meinung nach – meisterhaft mit seinen Schauspielern, er ist wirklich ein Künstler, den ich für alles sehr inspirierend finde, für die Art, wie er schreibt, erzählt und mit Schauspielern arbeitet. Seien wir ehrlich: Er weiß auch, wie er die Felsen zu spielen hat, denn es stimmt natürlich, dass das Können eines Schauspielers sehr wichtig für seine Karriere ist, aber es stimmt auch, dass die Regieführung des Regisseurs von grundlegender Bedeutung für den Erfolg des Schauspiels des Schauspielers im Kontext des Films ist, im Einvernehmen mit den anderen Figuren, die Ihnen nahe stehen, und dafür brauchen Sie die Führung, den Blick von außen und die Hinweise eines Regisseurs, der die Gesamtvision des Films hat. Ferzan ist so gut in seiner Arbeit – ein bisschen wie Pupi Avati –, dass er alle, auch Menschen außerhalb ihres Kontextes, Francesco Arca spielen lässt. Das kluge, intelligente Ding, das er macht, ist es, Schauspieler zu bekommen, die in ihren (schauspielerischen) Strings den Charakteren in seinen Geschichten ähnlich sind. Wenn er also einen Charakter mit einem bestimmten Charakter hat, versucht er, einen Schauspieler zu finden und zu assoziieren, der weiß, dass er sich in diesen Strings wohlfühlt, und das ist schon eine sehr große Hilfe, die er sich selbst gibt, aber auch dem Schauspieler, den er auswählt, aber nicht nur. Es reicht ihm nicht, einen Schauspieler einfach in eine “Komfortzone” zu versetzen, damit er nicht von einer “schwierigen” Situation ausgeht, sondern von einer Komfortzone aus kann er gut arbeiten, indem er eine Figur kreiert und baut, die nicht wie ein “Komische Figur” der von Özpetek geschriebenen Figur oder des Schauspielers selbst aussieht, sondern wie eine Figur, die auf 360° gemacht und fertiggestellt wurde. Können Sie das in diesem Film mit Jasmine Trinca sehen? Nein, denn sie ist eine gute Schauspielerin und auch sehr vielseitig, also sehr gut, wie immer; wie man bei Stefano Accorsi nicht merkt, ist auch er ein guter Schauspieler, der in den letzten Jahren gezeigt hat, dass er besonders vielseitig ist, auch wenn es eine Zeit gab, in der er immer in den gleichen Rollen stecken blieb, aber auch mit „Schnell wie der Wind “ hat er gezeigt, dass er weiß, dass er viel mehr kann, aber das merkt man – und das Beispiel passt – bei Edoardo Leo. Er ist ein Schauspieler, der normalerweise eher komische Rollen spielt, er hat seinen eigenen Stil, Komödie zu machen, das Publikum zu unterhalten, und er hat viel Unterstützung: er verlässt sich auf eine gut stereotype Figur, also ist die Figur ein bisschen “roh”, aber nett, romantisch, das funktioniert ein – , zweimal (auch in der Serie von „Smetto Quando Voglio“), beim zehnten Mal scheint er dasselbe zu tun, es scheint, dass er nichts anderes kann, und vor allem will man ihn in etwas anderem sehen. Übrigens muss er auf diese Weise seine komischen Figuren charakterisieren, was ein bisschen wie ein „Schmierenkomödiant“ ist, ein Schauspieler, der die Rolle, die er spielt, gerne spielt, aber mit der Haltung „Ich weiß, dass ich andere zum Lachen bringe“. Man kann sehen, dass er sich nicht auf 360° in seiner Figur befindet, weil man sieht, dass er schauspielert, weil er weiß, dass er nett ist und dass er andere unterhalten wird; er ist also ein bisschen unecht. Da, hier hat Özpetek die besten Eigenschaften dieser ironischen und komischen Streicher, die E hat, übernommen. Leo, um sie in eine Figur zu setzen, die seine Figur im Film ist, d.h. die einer “rohen” Person, die mit der Figur in Accorsi kontrastiert, die die klassische Rolle einer intellektuellen Person spielt, während Leo derjenige ist, der etwas mehr in der Hand liegt, einfach ist, der Romantik in seinem Akzent hat. Er nutzt also alle diese Eigenschaften, die er hat und die Arbeit und gibt ihm etwas mehr, gibt ihm die Tiefe, die Struktur der Figur, des Schauspielers. Sie sehen, dass es sich hier nicht um einen „Schmierenkomödiant“ handelt, sondern um die Konstruktion der Persönlichkeit eines Charakters, der diese Eigenschaften ebenfalls besitzt. Zum ersten Mal sieht man Edoardo Leo schauspielern, und ich habe das sehr geschätzt. Alle Schauspieler sind sehr gut, einige überraschen mehr als andere für das, was sie vor seiner Arbeit gesehen haben, sagen wir, vor seinem Werk. Und daran kann man auch sehen, dass es auch viel Arbeit des Schauspielers gibt, aber es gibt auch eine enorme Regiearbeit, und wenn ein Regisseur diese Sorgfalt darauf verwendet, dem Schauspiel der Schauspieler diese Aufmerksamkeit zu schenken, dann ist das wunderbar, und man kann eine Menge sehen! Aber auch die Sorgfalt beim Casting, nicht nur Schauspieler zu finden, die sich in einer „Komfortzone“ in Bezug auf die Charaktere im Drehbuch befinden, sondern auch gerade, zum Beispiel bei der Besetzung der Kinder, also des kleinen Mädchens, gespielt von Sara Ciocca, die ein kleines Talent für Miniatur ist, ist sehr gut! Und ehrlich gesagt, seien wir ehrlich, wie selten sieht man im italienischen Kino „engagiert“ Kinder, die schauspielerisches Talent haben? Sehr wenig! Sie können zum Beispiel sehen, wie schrecklich die Kinder in dem Superheldenfilm “Der Unsichtbare Junge” von G. Salvadores sind! Sie haben ihr ganzes Leben vor sich, um Schauspiel zu studieren, aber wenn sie kein Handeln in den Adern haben, kann man nichts tun. Natürlich gibt es Ausnahmen; dieses kleine Mädchen ist wirklich unglaublich, wirklich gut.

Die Art der Erzählung in diesem Film, die Özpeteks Erzählung ist, hat mir auf jeden Fall gefallen, so dass ich als „Amateur“ des Genres sie mehr geliebt habe. Ich mag dieses Juwel, ein „Geheimnis“ in seine Geschichten zu packen, und auch in diesem Film gibt es ein Geheimnis, das man von Anfang an in einer Szene sieht, die irgendwie der Vorläufer ist, und dann fragt man sich im Laufe des Films, wie sich die Charaktere, mit denen wir es zu tun haben, zu diesem Vorläufer verhalten werden; sehr oft ist dieses Geheimnis mit etwas sehr Dramatischem verbunden, mit einem Trauma, das sehr oft rekonstruiert werden muss. Eine andere Sache, die ich an dem Film sehr mochte und die Teil seines Kinos ist, ist die Eigenschaft, dass man sehr oft ganze oder fast ganze Musikstücke einfügt, die den Gedanken der Schauspieler praktisch eine Stimme verleihen; man hat also eine Sequenz, in der die Schauspieler nicht sprechen, sondern Handlungen ausführen, oder sie führen gar keine Handlungen aus, sondern sie sind da und denken, und in der Zwischenzeit kann man einem Stück zuhören, und dieses Stück sagt einem genau, was die Figur in diesem Moment denkt, was die Situation rundherum ist.

Eine andere Sache, die man in diesem Film finden kann, ist ein gemäßigter Rhythmus, ein langsamer Rhythmus, nicht extrem langsam, man könnte ihn sogar als „den richtigen Rhythmus, perfekt“ bezeichnen; und der Fehler ist die Tatsache, dass wir an einen viel verrückteren Rhythmus gewöhnt sind, der aus dem internationalen Kino kommt, aber hier gibt es einen richtigen Rhythmus, und vor allem findet man diese großartigen Unterbrechungen der Zeit, die die Pausen der Stille zwischen den Schauspielern sind, und es sind Pausen voller „Unausgesprochenem“, voller Spannung, voller Kraft, voller Energie, und es ist sehr schwierig, so etwas zu schaffen. Es klingt einfach, aber es ist überhaupt nicht einfach, denn eine Pause kann in einem Film extrem leicht zu entleeren sein; während man in der Lage ist, einer Pause am Ende einer Szene all diese Dichte an Bedeutung zu geben, zwischen den Schnitten durchzuatmen, füllt den Film so sehr aus, dass er großartig ist, und vor allem muss er eine dichte Geschichte haben, und er muss Schauspieler haben, die diese Pausen halten können. Nicht alle Schauspieler können diese Pausen halten oder die Hör–Prospektiven halten. Es gibt wirklich viele interessante Aspekte in der Art und Weise, wie diese Geschichte erzählt wird: zunächst einmal die „DESTRUKTURIERUNG“ und die „UMSTRUKTURIERUNG“ des Dramas.

Zu Beginn des Films erfahren wir, dass Annamaria (J. Trinca) krank sein könnte, sie muss einige Tests machen und wir gehen davon aus, dass es sich um einen Tumor handelt, auch weil die filmische Erzählung in den letzten Jahren uns daran gewöhnt hat, dass eine schlimme Krankheit zu 99% ein Tumor ist, oder sie hat uns ohnehin an viele Figuren gewöhnt, die an diesem Übel sterben. Es ist ein bisschen das Übel unserer Zeit, die Geißel dieser Ära, nein, und so scheint es auch zu sein. Sie wird ins Krankenhaus eingeliefert, es werden einige Tests durchgeführt, und man sagt Ihnen, dass es nicht wirklich so ist, dass sie dieses Übel nicht hat, sondern eine angeborene Fehlbildung im Kopf, dass sie operiert werden kann und dass sie gerettet wird. Und dies ist die zweite Stufe. In der dritten Phase hingegen stirbt die Figur, die die Trinca spielt, an dieser Missbildung. Diese drei Phasen destrukturieren das Drama und strukturieren es dann neu:

In der ersten Phase beginnt man bereits zu wissen, dass die Figur krank ist, also ist man vorbereitet, man hat sie in anderen Filmen gesehen, man denkt, das Böse ist dieser, der “berühmte“, also gewöhnt man sich an den Gedanken, dass diese Figur wahrscheinlich sterben wird, oder kurz gesagt, es wird nicht gut ausgehen.

In der zweiten Phase wird uns stattdessen gesagt: „Nein, so böse ist es nicht und es ist nicht! Der Charakter wird überleben“, und dann denkt man irgendwie: „Ah okay, siehst du, etwas anderes, man spricht nicht über das übliche Böse und vor allem, siehst du, sie haben das Drama an den Anfang gestellt, aber dann war es eines dieser Dinge, die am Ende nicht passieren“ (was wie der anfängliche Alarm schien). Nachdem wir uns “beruhigt” haben, und dann das anfängliche Drama, das uns Angst macht, endet, kommt die Niederlage! Der Schlag zwischen Kopf und Hals. Nach der Ruhe erzählst du das Drama, denn plötzlich stirbt sie, einfach plötzlich und direkt vor ihren Augen (von Alessandro und Arturo), ohne dass es eine mittlere Operation oder etwas anderes gibt, und du fühlst dich schlecht, denn wenn du es am wenigsten erwartest, taucht das Drama wieder auf, und meiner Meinung nach ist dieses Ding sehr mächtig, denn es gibt dir kein Standarddrama, sondern es „destrukturieren“ es und „WIEDERVORBRINGEN“ es dann, und genau da überrascht es dich.

In dem Film gibt es zwei Monologe, die den beiden Hauptprotagonisten gegeben werden, die sehr schön sind, tief, die viele ihrer Charaktere darstellen, aber auch viele Gedanken, Meinungen, Emotionen, Gefühle, die vielen von uns gemeinsam sind, Dinge, die wir dachten, die uns passiert sind, und es sind zwei Monologe, die meisterhaft interpretiert werden, und speziell Accorsi soll bewegt werden. Das Schöne ist immer dieser Kontrast zum Drama, und dann die Tatsache, dass E. Leo auf der Treppe des Krankenhauses seinen ganzen Monolog hält und über die Sinnlosigkeit spricht, die er fühlt, die Hilflosigkeit, wie nutzlos er sich fühlt, und dann die Figur des Accorsi mit einem Witz über sein (eigentlich) tatsächliches Talent, Helme zu befestigen und deshalb nicht völlig nutzlos zu sein, dämpft. Dasselbe wird auch in Accoris Monolog geschehen, der auf der Fähre nach Sizilien stattfindet: schrecklich, ergreifend, aber poetisch, darüber, wie eine Beziehung “altert”, wie das ganze Leben vor einem abläuft, was von den Beziehungen zwischen Menschen, die sich lieben, übrig bleibt und was von den Gefühlen und dem, was mit seinem Leben geschehen ist, und der Monolog endet mit dem Satz „…ich dachte, wir würden zusammen alt werde“, ein großer Klassiker, gedämpft durch das sehr gute Mädchen. Tatsächlich sind sie als Kind in seinen Augen schon alt, und so sagt sie: „Sie sind schon alt “. Also dieser Kontrast, der das Leben selbst ist, dass es an einem Tag eine Tragödie und am nächsten Tag eine Komödie ist; da ist immer dieser Geist, dass, egal wie schlecht die Dinge laufen, man es irgendwie schaffen kann, irgendwie schafft man es. Ein weiterer Punkt des Films, der mir sehr gut gefallen hat, war der Streit zwischen Alessandro (Leo) und Arturo (Accorsi), derjenige, der entsteht, wenn sie auf der Fähre zu Mittag essen, und während die Kinder aufstehen, um Eis zu essen, werden sie am Tisch allein gelassen, und es ist schön, wie sie die Rollen tauschen, der eine, um den anderen zu verletzen. In diesem Moment gibt Alessandro (Leo) – der als “großes Baby” vorgestellt, dargestellt und hervorgehoben wird, das erwachsen ist, sagen wir, den Charakter von Accorsi (Arturo) – der der kultivierte, raffinierte, intellektuelle Übersetzer ist; während der andere der Klempner ist – , in diesem Moment den Charakter von E. Leo spricht mit der Figur des Accorsi, um ihn zu verletzen, in seiner eigenen Sprache, und verwendet daher eine erwachsenere Art der Kommunikation als seine Standards, und schließt seine Überlegungen damit ab, dass er ihn “als Versager” in seinem Leben bezeichnet, sagen wir mal, aber er verwendet eine Art der Kommunikation und eine Sprache mit starken Worten, in Wirklichkeit spricht er genau wie ein Erwachsener, und das ist die Sprache der anderen Figur, die des Sprechens als Erwachsener zwischen Erwachsenen, und verletzt ihn zutiefst, sehr. Accorsis Reaktion, die der intellektuellste Charakter ist, besteht darin, einen anderen Sprachcode zu verwenden, der derjenige ist, der den anderen verletzt, d.h. eine kindlichere Sprache, eine kindlichere (nonverbale), weil seine Reaktion auf diesen langen Monolog darüber, wie unzulänglich der andere ist, darin besteht, aufzustehen und zu gehen, wie ein Kind, eben auf kindische Weise. Und wenn er weg ist, kommt er zurück, nimmt den Ketchup und quetscht eine Menge davon in E. Leos Teller mit Chips, der ihn zuvor gefragt hatte, und die Figur des E. Leo ist gerührt, genau wie ein Kind, das von einer Person, die es liebt, verschmäht wurde. Wir befinden uns auf einem sehr hohen Niveau des Schreibens, weil die beiden Figuren, die sich gegenseitig verletzen, ihre Art zu sprechen umkehren. Hier können Sie die Art der Schrift dahinter erkennen. Es handelt sich um eine Schriftart, die hinter einer Studie über die Schaffung und Konstruktion von Zeichen steht. Von hier aus schließe ich an eine andere Sache an, die mir wirklich gefallen hat, und zwar die Liebe zum Detail, nämlich zu sehen, wie Özpetek am Set Lebensmittel verwendet, wie wir gerade in der Szene gesehen haben, von der ich Ihnen vorhin erzählt habe, nämlich die des Ketchups, der diesen Ketchup verwendet, als wäre es ein Blutstich, der den anderen gibt; oder es ist sehr interessant, Nahrungsmittel zu verwenden, gerade weil sie Werkzeuge sind, die den Schauspielern gegeben werden, während sie schauspielern, sie sind Werkzeuge, um sich gegenseitig zu helfen, sich anzulehnen, einen Charakter zu bilden, sie sind Werkzeuge, um ihn lebendig, wahrhaftig zu machen, der über die Leinwand geht, und vor allem, um Botschaften zu vermitteln, unterschwellige Details, wie die Szene des Kampfes zu Hause, zwischen den beiden Protagonisten, als Alessandro gerade entdeckt hat, dass Arturo ihn seit zwei Jahren mit derselben Person betrügt; während sie diesen Streit haben, schält und isst Alessandro diese Orange und die Orange – als Zitrusfrucht ist sie eine Frucht, die, so süß sie auch sein mag, gerade wegen ihrer Säure, wegen der Tatsache, dass sie ein wenig säuerlich ist, bemerkenswert ist – , und in diesem Moment großer Schwierigkeiten für die Entdeckung des Verrats seiner Partnerin, isst er gerade diese Zitrusfrucht, diesen „nicht bitteren“ Pille, sondern „sauren Pille“.

Ein sehr schönes und bewegendes Bild. In diesem Film gibt es so viele schöne Dinge, Details, dass dies nur einige wenige sind. Eine andere Sache, die bemerkt werden kann und die mit dem Thema der dichten und bedeutungsvollen Stille einhergeht, ist die Tatsache, dass man die beiden Protagonisten, zwischen denen ein großartiges Gefühl herrschte, sieht, die sich praktisch nie berühren, und es trotzdem schafft, eine sehr starke Spannung zwischen den beiden zu erzeugen, wirklich dicht, dass man Blöcke nehmen und sich von einer Seite auf die andere bewegen könnte, und das ist auch etwas unglaublich Schwieriges, das man zwischen zwei Schauspielern und zwischen zwei Charakteren schaffen kann, und natürlich wird dahinter ein wunderbares und unglaubliches Werk stehen. Die Kraft dieses Gefühls, die Dichte dieses Gefühls, trotz der Tatsache, dass die Akteure sich kaum berühren, und doch gibt es diese latente Konstante, diese explosive Spannung zwischen den beiden, sei es eine Spannung der Wut, eine erotische Spannung und vieles mehr. Das ist wirklich gut, gut, gut gemacht!

Eine andere Szene, die ich so sehr liebte, ist eine Szene, die ganz plötzlich passiert, und es ist die Szene, in der im Regen getanzt wird. Am Ende eines Abendessens entspannen sich unsere Figuren und genießen die Geschenke, die der Abend auf der Veranda ihrer Wohnung macht, und plötzlich, während der Nachthimmel Sturm und sintflutartigen Regen droht, steht eine Figur (Mina) zum Tanz auf und nimmt die kleine Martina bei der Hand, um mit ihr zu tanzen, und hier beginnen die ersten Töne zu ertasten, von einer kleinen Stereoanlage ausgestrahlt, von einem türkischen Lied mit einem lebhaften und fröhlichen Rhythmus, der in einem bleibt, und dort, während die beiden tanzen, und langsam stehen die anderen Figuren auf, um sich ihnen anzuschließen und zu tanzen, beginnt der Nachthimmel vom Himmel zu fallen, auf sie wie eine Art Segen, wie ein Geschenk, viel sintflutartiger Regen. Die Musik geht weiter – und bezieht mehr und mehr die Figuren selbst und auch die Zuschauer in der betreffenden Szene mit ein – während unsere Figuren im Regen weiter tanzen und sich weiterhin über dieses Geschenk, über diesen Regen, über diesen Segen freuen. Das Glück, das in dieser Szene zum Ausdruck kommt, besteht darin, zusammenzuleben und entschlossene, kleine, aber kostbare Momente zu teilen, und nichts anderes zählt, nichts anderes ist außerhalb dieser Versöhnung der Gegensätze sichtbar.

Mit dieser Szene könnte man sagen, dass sie mit einer anderen Szene verbunden ist, die mir sehr gut gefallen hat, und zwar chronologisch gesehen gleich nach dem Anfang des Films, und es ist die Szene, in der der Empfang der Hochzeit eines Regenbogenpaares in einem Haus stattfindet und nicht wie üblich in einem Restaurant oder an einem Ort, der für Empfänge genutzt wird, und die ganze Gruppe dreht amateurhaft mit einem Mobiltelefon, und man kann das an der Qualität der Fotografie erkennen, daran, dass die Hand nicht ruhig ist, aber es ist etwas wackelig, und das ist das Schöne an der Szene selbst, und gleichzeitig gibt es diese Sequenzpläne, die sich mit den anfänglichen Titeln überschneiden, in denen man sieht, wie ein Empfang, sei es eine Hochzeit oder eine Party, am schönsten ist, wenn er mit den Menschen, mit denen man sich wohl fühlt und die man liebt, bestanden und gefeiert wird. Der Empfang dieser mit einem Mobiltelefon gefilmten Hochzeit – der dem Sequenzplan der ersten Titel folgt, der auf das Kindheitstrauma anspielt, das im Epilog entschlüsselt und wiedergegeben wird – wird zur raschen Darstellung der Hauptfiguren der Geschichte und des sozialen Kontexts, der sie empfängt. Hier befinden wir uns im erkennbarsten Özpetek, im Vorschlag einer persönlichen Mythologie, der einer Solidargemeinschaft, die verschiedene Kulturen und ethnische Gruppen durchschneidet, einer idealen Blase, in der jede sexuelle Wahl Ausdruck und kein Urteil findet. Die Geschichte von Arturo und Alessandro, lange Zeit Lebensgefährten in der Krise, jetzt auf dem Weg in die unvermeidliche Bourgeoisie: ein offenes Paar, mehr um die Trennung zu vermeiden oder hinauszuzögern als aus wirklicher Überzeugung, zwei verschiedene Charaktere, die durch einen unterschiedlichen sozialen Hintergrund geprägt sind und deren Distanz, auch kulturell, im Laufe der Zeit brutal ökonomisch geworden ist. Die Beziehung eines Paares ist also vielschichtig und nuanciert: seine Probleme, sein Alltag, die Art und Weise, wie die Wurzeln der Gegensätze offengelegt werden, die aufrührerische Nähe zu den Gründen des anderen sagen Plausibilität aus. Die Ankunft von Annamaria und ihren Kindern, ihre Krankheit und der Schatten eines Todes, von dem wir wissen, dass er nicht ausbleiben wird, setzten die Handlung in Gang, indem sie sie auf das Thema der homogenen Adoption lenkte.

Der letzte Teil, Romolis Teil, der sich von seinem eher klassischen Kino entfernt und sich dem gewagteren und experimentelleren nähert, von der fantasievoll/phantasmatischen „Magnifica Presenza” bis zum geheimnisvollen „Das Geheimnis von Neapel “, wobei er vage Horror- und psychoanalytische Helldunkeltöne annimmt, ohne sie jedoch allzu sehr in der Geschichte zu verwurzeln, sondern sich ihnen beinahe annähert.

Figuren mit Schädelköpfen, wir finden uns in beunruhigenden Räumen gefangen, wir finden uns in riesigen Häusern mit einsamen Läufern gefangen, in denen wir mit unseren Ängsten allein sein können, in Räumen, in denen wir uns verschließen oder geschlossen sind, und der Hilferuf kommt zu spät am Ziel an, es gibt niemanden, außer einem Raum, der in dieses Haus des Schreckens, in dieses Haus unserer Kindheitstraumata eindringt… es scheint „Profondo Rosso“ von Dario Argento von einem Moment auf den anderen zu beginnen, mitten in einem anderen Film.

Wenn Özpeteks Welt das Kondominium und sein Leben ist, schaut Serra Yilmaz hinüber und ist immer bereit, zu Ihnen zum Mittag- oder Abendessen zu kommen und mit Ihnen, seinen Freunden, zu sprechen. Aber nicht nur das, auch das Vergehen der Zeit, denn hier finden wir nicht mehr den Ferzan der „Die Ahnungslosen“; Romolis Welt ist die dunkle, gotische, rohe, verstörende. Der Film ist gerade deshalb großartig, weil wir Zuschauer in gewisser Weise die Welt von Romoli mit all ihrer Dunkelheit vergessen – auch weil die Einleitung sehr kurz ist, und dann filmen wir sie gegen Ende der zweiten Hälfte des Films noch einmal – und dann in die Welt von Özpetek eintreten. Das Wunderbare an dem Film ist auch, dass es eine doppelte Lesung gibt, sehr schön. Die erste Ebene der Lektüre ist diese wunderbare Liebesgeschichte, in der es auch um Freundschaft, das Paar, das Vergehen der Zeit und die Vaterschaft geht. Die zweite Ebene der Lektüre ist ein Film, der die Welten von Gianni Romoli und Ferzan Özpetek in Konflikt bringt. Romoli ist der “dunkle” Teil, der Schrecken, der “Dario Argento”-Teil, er ist derjenige für den Tod der Liebe, er ist der dunkelste der beiden.

Und dieser Film ist gerade deshalb verrückt, weil es die Interaktion dieser Welten gibt, die zum Beispiel in “Sacred Heart” von 2005 von Özpetek selbst bereits vorhanden ist. Wie in diesem Film gab es einen Raum, in dem die Wände eines Hauses gefilmt wurden, das Schmerz und Schrecken enthielt. In diesem Film gibt es das gleiche Incipit. Nach diesem mysteriösen Anfang mit gefangenen Menschen, die um Hilfe bitten, finden wir uns plötzlich in Rom wieder und kommen mit den beiden Protagonisten und ihrer Geschichte in Kontakt. In den ersten zehn Minuten bewegen wir uns von der Welt Romolis in die Welt des Feierns und Teilens von Özpetek. Die lustige Assoziation zwischen diesen beiden, zwischen dem “depressiven ironischen Silber” und diesem wunderbaren italienischen Türken, schön, weich. Dieser Film gehört zu den Filmen, in denen diese beiden Welten miteinander in Konflikt geraten. Jene Welt der Angst, die wir dann als Sizilien entdecken werden, schön, eines gefallenen Adels, der Perversion, der erstickenden Interieurs, unserer Kindheitstraumata, dieser Frauengestalten, die „Hexen“ sagen, ist klein; dann kommen wir in Kontakt mit diesem bürgerlichen Leben unter der Sonne Roms, und wir treten ein in die Geschichte von Arturo und Alessandro, die ein traumatisches, problematisches Paar sind.

Eines der Themen des Films ist sicherlich das Thema, mit dem sich das zeitgenössische Kino in letzter Zeit – im Allgemeinen – beschäftigt, nämlich das der Elternschaft, aber einer Elternschaft, die offensichtlich zu Familien gehört, die nicht zu den “traditionellen” gehören, in diesem Fall zu einer Regenbogenfamilie, die aus zwei Männern besteht, die sich gezwungen sehen, mit zwei Kindern und ebenso viel wie die einheimische Familie zurechtzukommen (in diesem Fall handelt es sich um eine Großmutter mit einem schrecklichen Charakter, die ihren Kindern ein Trauma zugefügt hat und die im Begriff war, ihren Enkeln dasselbe anzutun); Da jedoch nicht gesagt wird, dass Ihre ursprüngliche Familie die richtige Familie ist, oder jedenfalls die auf traditionelle Weise eingesetzte Familie, heißt es nicht, dass sie die einzig mögliche und gesunde ist, aber in diesem Fall sind die Kinder mit den erworbenen Eltern besser dran, obwohl sie keine traditionelle Familie sind, sondern in diesem Fall zwei Männer.

Wie ich bereits zu Beginn dieses Abschnitts sagte, verpasst Ferzan Özpetek nie einen Film. Für diesen Film ließ er sich von einer persönlichen Geschichte inspirieren, die ihm passiert ist. Vor einigen Jahren erhält er einen Anruf von seiner Schwägerin, die ihm mitteilt, dass sein Bruder an einer schweren Krankheit leidet, und ihn bittet, sich um seine Kinder zu kümmern, falls auch ihr etwas Schlimmes zustößt. Natürlich sagte er sofort, aus heiterem Himmel, ja. Aber dann brachte ihn das zum Nachdenken. Mit ihrem Partner hatte sie nie daran gedacht, als Adoptiveltern die Verantwortung zu übernehmen, Kinder zu betreuen. Dieses persönliche Ereignis, das ihm widerfahren war, veranlasste ihn dazu, sich für seine Arbeit zu interessieren und sich mit der Liebe eines Paares in der Phase zu beschäftigen, in der die Leidenschaft nach einem langen Zusammenleben verloren geht und sich in etwas anderes verwandelt. Dazu hat er, mit der Liebe verbunden, den alten Begriff des „Glücks“ verwickelt, der nicht gerade mit dem Glück (buona sorte) übereinstimmt. Schön und aussagekräftig ist übrigens der Satz, der sowohl von einer der ganz kleinen Protagonistinnen als auch später von Jasmine Trinca wiederholt wird, nämlich: „Die Glücksgöttin Fortune ist ein Geheimnis, ein Zaubertrick. Wie behält man jemanden, den man liebt, immer bei sich? Man muss ihn anstarren, sein Bild stehlen, die Augen schließen, sie geschlossen halten. Und er geht direkt in Ihr Herz, und von diesem Moment an wird diese Person immer bei Ihnen sein.“. Mit „Die Glücksgöttin“ kehrt Özpetek zu den Atmosphären zurück, die eher in den Seilen der italienisch-türkischen Filmemacherin liegen, nämlich zu den Liebesgeschichten, die in einer kollektiven Geschichte angesiedelt sind. Dieser Film ist ein Film von raffinierter Schönheit und intensiven Emotionen, ein klassischer “Özpetek – Touch”, mit sublimen Schauspielern, die, wie bei Özpetek üblich, das Beste von sich selbst geben, und das Beste überhaupt. Alles zum Teil perfekt.

Während ich auf der Suche nach Neuigkeiten war, um diese Rezension zu schreiben, hat mich die lange und artikulierte “Frage” eines Journalisten an den türkischen Regisseur zu seinem neuen Film beeindruckt und fasziniert, die er dem türkischen Regisseur stellt: „Ferzan Ihr Kino berührt die Fäden der Seele des Zuschauers wie nur wenige andere. Musik spielt eine wichtige Rolle. Wie haben Sie mit Pasquale Catalano zusammengearbeitet, mit dem Sie in der Vergangenheit mehrmals zusammengearbeitet haben, mit hervorragenden Ergebnissen in „Das Geheimnis von Neapel“? Mit diesem Film sind Sie, glaube ich, noch weiter gegangen… Und dann habe ich noch ein paar Kuriositäten zum Bühnenbild: Haben Sie darum gebeten, „Istanbul Kırmızısı“ – Bettlaken im Haus des Künstlers, des Liebhabers von Arturo, zu haben? Und wie kam es, dass der berühmte ‘Palazzo del Sole’ in Via della Lega Lombarda, vor dem Kino Jolly, das in den 1930er Jahren von Arch. Innocenzo Sabbatini erbaut wurde, wegen seiner charakteristischen, degradierenden, terrassenförmigen Struktur als Drehort gewählt wurde, perfekt für das Chorleben der Gemeinschaft, die Sie in Ihrem Film vertreten“. Und die Antwort von Ferzan Özpetek lautete: „Dank Giulia Busnengo, dank einer Bühnenbildnerin bei ihrem Debüt. Sie war Assistentin am Drehort von „Die Ahnungslosen“. Zunächst wurde sie eine große Dekorateurin. Ich habe sie getroffen. Sie war sehr akribisch. Ich sagte ihr, dass ich mir einen Schauplatz wie „Die Ahnungslosen“ wünsche, wo ich seit Jahren lebe, aber es hat nicht mehr den Charakter, den es früher hatte. Dann habe ich meine Meinung geändert. Ich wollte eine Nachbarschaft mit diesen ähnlichen Merkmalen. Sie haben dieses Gebäude gefunden und ausgewählt. Sobald wir das Haus betraten, sagte ich sofort, dass es in Ordnung sei, ohne die anderen Vorschläge überhaupt zu sehen. Es war schön, das Ideal… So ein Haus hätte ich selbst gerne in meinem Leben. Als sie mich fragte, ob das Haus in Ordnung sei, sagte ich ihr sofort, dass es perfekt sei… […] Ich schickte ihr die Fotos, die Musik – auch wenn ich manchmal auf Leute höre, die mir sagen: „Du benutzt zu viel Musik“. Ich habe versucht, mich bei der Musik in einigen Filmen zurückzuhalten. In diesem habe ich gesagt: “Ich halte mich nicht zurück”. Es muss eine Atmosphäre herrschen. Ich war sehr frei. Minas Lied: Eine Gewissheit! Diodatos Lied… als ich es hörte, erregte mich etwas, ließ mich zittern… Ich hatte das Lied nicht für den Abspann. Er (Pasquale Catalano) kommt nach Hause und sagt zu mir: „Ich werde Sie etwas von Diodato spüren lassen“. Nach 20 Sekunden hielt ich an und sagte: “Das!” Wenn man etwas hört, das einen erschaudern lässt, dann ist es das. Es ist so ähnlich, wie wenn man Leute trifft. Im Allgemeinen habe ich den Eindruck, dass es Leute gibt, denen man begegnet, und man sagt: „Das gefällt mir nicht“. Vielleicht, dann freundet man sich mit ihnen an. Aber dann kommt das erste Gefühl zurück. Das bin ich, ein Tier mit einem sechsten Sinn für die Dinge“.

Sogar im Kontext der gewählten Schauplätze und Orte ist dieser Film spektakulär. Die Geschichte entfaltet sich durch die Straßen und Plätze eines Roms, das sich offenbart: vom Stadtviertel Nomentano bis zur Villa Pamphilj, vom Tiber bis Palestrina und darüber hinaus in Richtung Bagheria und einem Sizilien mit transparentem Meer – wo der Film nicht zufällig beginnt und endet, im Durchgang durch die verschlossenen Türen einer antiken Wohnstätte, Wiege der geheimen Sorgen und dem Gefühl der wiedergewonnenen Freiheit, das die Betrachtung der Linie eines Meereshorizonts im Finale vermittelt. Hier finden wir kein erkennbares Rom, ein “zentrales” Rom, in dem der Petersplatz und sein Platz, der die Illusion erweckt, das Volk zu umarmen, oder die Piazza del Popolo und die Via del Corso oder das Kolosseum, die Kaiserforen und seine Straße oder der Altar des Vaterlandes, aber es gibt mehr weniger besuchte, weniger zentrale Orte, wie das Viertel Ostiense, die Nomentana, und in einigen Fällen sogar Orte außerhalb des Zentrums, wie Palestrina und sein Tempel der Fortuna Primigenia. Verlässt man Latium, offenbart sich auch hier ein unbekanntes Sizilien, obwohl die Villa Valguarnera in der Mariengegend von Palermo, in Bagheria, abgebildet ist.

In Bezug auf den Tempel von Fortuna Primigenia betont der Direktor, dass es sich um «einen heiligen Komplex handelt, der der Göttin Fortuna gewidmet ist”. Aber es ist nicht, wie viele denken, nur vom „Glück“ die Rede; es ist grundlegend, wie jeder von uns auf den Fall und das Glück reagiert. Wir sind es, die bestimmen, ob das, was mit uns geschieht, positiv oder negativ ist. Manche nennen es freien Willen. Abgesehen von der Zuneigung, die ich für diesen Ort empfinde, schien er perfekt als Ausgangspunkt zu sein, um eine Liebesgeschichte zu erzählen, die ich noch nie zuvor erzählt hatte».

Schließlich sah die Villa Valguarnera in Bagheria in Özpeteks Erinnerungen «wie das Haus von Hänsel und Gretel aus, es war das, was ich wollte. Sogar mit den makabren Fresken, die der Urgroßvater des Besitzers, ein Freund von Giuseppe Tornatore, geschaffen hat, als ob er alle dazu einladen wollte, gutes Essen und das Leben zu genießen, denn früher oder später kommt der Tod für alle ». Ein wenig Almodovarisch in Form und Inhalt, gesättigt mit Farben (von Speisen und Umgebung), Gefühlen und Sentimentalität, Blicken (diejenigen, die Alessandro und Arturo untereinander und mit den beiden ihm anvertrauten Kindern austauschen, sind sehr intensiv), Diskussionen und Reflexionen.

„Die Glücksgöttin“ unterscheidet sich von dem, was in erster Linie erscheint. Trotz des Umschlags, der sie umgibt, basiert sie nicht auf Exzessen: Sie ist melancholisch und malt mit Freude die Paradoxien des Lebens, die Angst vor der vergehenden Zeit, den langsamen Konsum der Leidenschaft, die jedoch zu einem neuen Gefühl wird. Zu diesen Themen fügt Özpetek natürlich den heiklen, aber gründenden Diskurs über die Schönheit und Legitimität der Idee der Familie hinzu, auch wenn letztere nicht auf die traditionellste Weise abgelehnt wird (und schließlich ist Annamarias Familiengeschichte in diesem Sinne emblematisch). Die Glücksgöttin mag nicht der beste Film des türkischen Regisseurs sein, aber er ist zweifellos einer der aufrichtigsten, auch wenn er mit dem Zuschauer das Bewusstsein der Vergänglichkeit von allem teilt: zu enden, wie im Lied von De André, aber mit einem lauten Gelächter/E Erinnerungen vieler/E nicht einmal ein Bedauern.

Abschließend möchte ich sagen, dass die Stärke dieses Films darin besteht, ohne allzu große Rücksicht auf die Trends des Augenblicks zu überholen. Heute “Kultur für das Gute” zu produzieren, bedeutet, Homosexualität in all ihren Formen zu fördern, auf die unterschiedlichste Art und Weise, von der Komödie zum Drama, in dem offensichtlichen Versuch, jedes Klischee und jeden Raum der Unwissenheit zu zerstören. Jeder kann sich darin wiedererkennen und bewegt werden, denn der Film handelt auch von Verlust, Verlassenheit und in gewissem Sinne von Adoption, von der Dramatik und Kraft, sich wieder auf jemanden verlassen zu können. Es ist die entwaffnende Universalität dieser Themen, die allgemein das menschliche Element betreffen, die „Die Glücksgöttin“ zu einem Film macht, der einer positiven Note würdig ist: Er distanziert sich von denen, die Vielfalt durch Vielfalt analysiert haben, indem sie daran dachten, etwas Neues zu produzieren, ohne in Wahrheit etwas Originelles hinzuzufügen.



Kostüme, Make-up und Frisuren:

Die Kostüme für den Film „Die Glücksgöttin“ wurden den Kostümbildnern Alessandro Lai und Monica Gaetani anvertraut.

In seiner zwanzigjährigen Karriere hat Alessandro Lai mit vielen Regisseuren und in vielen Filmen für das Kino, wie „Rosa e Cornelia“ (2000) von Giorgio Treves, „Bellas Mariposas“ (2012) von Salvatore Mereu und „Lezioni di volo“ (2007) von Francesca Archibugi – unter anderen – und für das Fernsehen, wie in „Romeo und Julia“ (2014) von Riccardo Donna, zusammengearbeitet, für „Die Medici“ (2016-2018) oder „Devils“ (Teufel) [2020], aber er hat in vielen seiner Filme mehr mit Özpetek zusammengearbeitet, darunter „Saturno Contro – In Ewigkeit Liebe“ (2007), „Mine Vaganti“ (2010) und „Magnifica Presenza“ (2012) und mit Archibugi, mit dem er seit vielen Jahren beruflich verbunden ist und mit dem er bei der Schaffung vieler seiner Filme zusammenarbeitet. Lai hat auch viele Preise gewonnen, darunter viele David di Donatello und verschiedene Nastro d’argento.

Wie Alessandro Lai hat auch Monica Gaetani in ihrer mehr als zehnjährigen Karriere mit vielen Regisseuren für verschiedene Kinofilme zusammengearbeitet, darunter “Croce e Delizia” (2019) von Simone Giordano, “Metti la nonna in freezer” (2018) von Giancarlo Fontana und Giuseppe Stasi sowie Filme für das Fernsehen (Un Passo dal Cielo – 2011).

Die beiden Kostümbildner waren bei der Auswahl der Kostüme für diesen Film sehr gut, denn sie achteten darauf, dass die Kostüme vieler Charaktere die Figur selbst widerspiegelten und auch Verweise auf andere Özpetek-Filme enthielten. So zeichnet sich der Charakter von Accorsi, Arturo durch einen casual-chic Look aus, mit einfarbigen Hemden und dazu passenden Hosen und manchmal sogar einer zur Hose passenden Jacke, in hellen Farben wie Weiß, Himmelblau, Beige, für Mokassin Schuhe, französische Schuhe; rasiertes Gesicht, wenn nicht sogar für einen sehr dicken Schnurrbart auf dem Prolabium, und Haare immer in Ordnung; einen ganz anderen Look hat Alessandro, die Figur des Leo, der – angesichts seiner Arbeit – einen fröhlicheren, einfacheren, funktionelleren Look hat, einen Look, der aus mehrfarbigen T-Shirts in Schwarz- und Grautönen mit kurzen Ärmeln, Jeans, Stiefeln oder Sportschuhen besteht, selten Hemden und Jacken trägt; sein Gesicht bärtig, hartes, gewelltes Haar, durcheinander; stattdessen ist der Look von Annamaria (Trinca) casual-chic/elegant, mit verschiedenen Outfits, darunter Hosen und Röcke, kurzärmelige farbige oder gemusterte T-Shirt und Hemden, in den gleichen Farbtönen wie Arturo, Haare immer in Ordnung, Gesicht sehr natürlich und schlicht. Sierra, die Figur des Sierra Yilmaz, hat seinen gewohnten Stil: weite und lange Hemden mit passenden Hosen in verschiedenen Farben und Blumenmustern oder weite und lange Hemden in Anhängern, flache Schuhe, meist erkennbarer platinblonder Kurzschnitt, mit schwarzem Smokey Eye, Wangen und rosa Lippenstift im Gesicht. Während Michele der Maler, der Liebhaber Arturos, einen sehr fröhlichen Look hat, einen “schönen und verdammten” Look, mit einem weiten und bequemen, vorne offenen Hemd, bequemen Hosen, etwas weit und lang, barfuß, lockiges und verwestes Haar, das auf die Stirn und hinten über die Ohren fällt, mit ein paar Farbflecken auf und Pinsel in der Hand.



Die Schauspieler:

Edoardo Leo als Alessandro Marchetti, ein römischer Klempner, verheiratet mit Arturo.


Stefano Accorsi als Arturo, ein freiberuflicher Übersetzer, mit dem zerbrochenen Traum, Schriftsteller zu werden, verheiratet mit Alessandro.


Jasmine Trinca als Annamaria Muscarà, einer langjährigen Freundin von Alessandro, aber auch Freundin des Paares, die ein wenig Verwüstung, aber auch viel Positives bringen wird.

Sara Ciocca als Martina Muscarà, die Tochter von Annamaria Muscarà, mit einem rebellischen und freien Geist wie ihre Mutter, Alessandros Schwester.

Edoardo Brandi als Alessandro Muscarà, zweiter Sohn von Annamaria, schüchtern und impulsiv, Bruder von Martina.


Serra Yilmaz als Esra, eine römische Hochzeitsplanerin, die mit ihrer transsexuellen Tochter Mina arbeitet, sowie die Freundin und Nachbarin des Paares.

Cristina Bugatty als Mina, Esras transsexuelle Tochter, die zusammen mit ihrer Mutter Hochzeitsplanerin sowie Freundin und Nachbarin des Paares ist.

Matteo Martari als Michele, des Malerliebhabers, seit zwei Jahren, mit Arturo.

Barbara Alberti als Elena Muscarà, die Mutter (von Annamaria) und sehr hart und strenge Großmutter.

Dora Romano als Lea, die Haushälterin von Elenas Villa, aber auch ihre enge Vertraute, die für Annamaria mehr “Mutter” war als Elena, verständnisvoll und gut.

Filippo Nigro als Filippo, ein Mann, der an früher Alzheimer leidet und sich weiterhin in die Frau verliebt, die er geheiratet hat, Ginevra, die seiner Frau bei der Arbeit hilft und eine Freundin des Paares ist.

Pia Lanciotti als Ginevra, verheiratet mit Filippo, und sie führen zusammen ein Geschäft.

Carmine Recano als der Arzt, der in dem Sektor arbeitet, in dem Annamaria ins Krankenhaus eingeliefert wird.



Der Soundtrack:

Pasquale Catalano, ein erfahrener neapolitanischer Musiker und Komponist, wurde mit der Komposition und Montage der Originalmusik des Films betraut. Catalano hat bereits mehrmals mit Özpetek zusammengearbeitet für der Soundtracks für seine anderen Filme zu komponieren, wie z.B. “Mine vaganti ” im Jahr 2010 – für den er für David di Donatello 2010 nominiert wurde –, “Allacciate le cinture” im Jahr 2014, “Napoli Velata” im Jahr 2017 und viele andere Filme. Dieser Soundtrack ist eine Mischung aus Originalsongs und Kompositionen, und die Melodie schmeckt “italienisch-türkisch”.

Wie wir wissen, sind Lieder und Soundtrack von zentraler Bedeutung für den Erfolg eines Films. Und Ferzan Özpetek ist sich dessen sehr wohl bewusst und widmet dem musikalischen Sektor seines Werks große Aufmerksamkeit, so dass er den Soundtrack nicht nur zu einem Kernelement seiner Filmografie, sondern, wenn man so will, auch zu einer Besonderheit erhebt und versucht, sein Kino mit einer ständigen Durchdringung zwischen Ton und Bild zu füttern. Sehr oft perfekt. Dank Stücken, die sofort in die kollektive Vorstellung eintraten.

Bedeutend seit „Die Ahnungslosen“ ist die Zusammenarbeit zwischen dem türkischstämmigen Regisseur und den verschiedenen Künstlern der lokalen Szene immer fest, fröhlich und pünktlich erneuert worden. Wie Ferzan kürzlich sagte, ist die Arbeit an den Liedern für ihn so etwas wie eine Priorität: «Ich schreibe die Szenen meiner Filme oft, indem ich mir die Lieder anhöre, nicht ich bin es, der die richtigen Lieder für meine Filme sucht, sondern sie sind es, die mich finden».

 In den drei Trailern, die die Veröffentlichung des Films vorwegnahmen, wurden drei verschiedene Lieder verwendet: Im ersten zur Verfügung gestellten Trailer finden wir das Lied “Aldatildik” der türkischen Sängerin Sezen Aksu.

  • Die Besonderheit dieser schönen Ballade liegt in dem starken Kontrast zwischen ihrem Rhythmus, der so lebhaft und fröhlich ist, und den Worten ihres Textes, der uns von einer dramatischen Vision der Liebe erzählt, einem Gefühl, das mit Lügen gespickt ist und dem es nur gelingt, Schmerz zuzufügen.

Özpeteks Entscheidung, es in den kathartischen Moment des kollektiven Tanzes im Regen der Figuren zu stellen, lässt sich vielleicht durch die Umstände erklären, unter denen dieses Gruppenritual stattfindet: Die Protagonisten finden sich in einem Moment aufrichtigen, gemeinsam gelebten Glücks wieder, aber innerhalb einer sehr starken emotionalen Explosion, die komplexe und schwere Schlacken in ihnen hinterlässt.

Im zweiten Trailer können Sie zum ersten Mal das Lied “Luna Diamante” von Mina und Ivano Fossati – eigentlich eine Vorwegnahme des Albums Mina Fossati – anhören und anhören, während dieses Lied (Luna Diamante) Die Glücksgöttin mit der berühmtesten Stimme des italienischen Liedes verbindet, Mina, die jahrelang gejagt wurde und nun einer der erfolgreichsten Gesangsang-Raubzüge ihres Kinos ist.

  • Das Lied Luna Diamante, das Özpetek für seinen Film ausgewählt hat, ist von Ivano Fossati geschrieben und wird zweistimmig mit Mina gesungen. Das Lied umrahmt die gegensätzlichen Gefühle, die die nun schwierige Beziehung zwischen den beiden Protagonisten Arturo und Alessandro beleben, die aus vielen Missverständnissen, Misserfolgen und Gewissensbissen besteht, in deren Mittelpunkt jedoch ein starkes und schwerfälliges Gefühl der Liebe steht. Das Stück erzählt auch vom Wert des Wartens, des Verzeihens und der Selbstfindung. Und Minas Stimme ist leidenschaftlich, nur vom Klavier und dem Streichorchester unterstützt. Der offizielle, vom Regisseur signierte Videoclip zeigt einen Originalschnitt einiger Szenen des Films, der ad hoc mit der Einfügung der Grafiken der Scheibe überarbeitet wurde.

Im dritten Trailer können Sie sich das Lied “Che Vita Meravigliosa” von Diodato anhören. (auch im Vorgriff auf das Album von Diodato – Che Vita Meravigliosa).

  • Dieses Lied besiegelt den Geist von Özpeteks Film und die Arbeit dahinter. Seine Wahl als Teil des Soundtracks ist reiner Instinkt, innerhalb eines Werkes, in dessen Verlauf der türkischstämmige Regisseur beschloss, alle Thermometer über Bord zu werfen, um eine Geschichte über ihn, seine Lebensvision und seine Gefühle zu erzählen. Und genau davon spricht Diodato in seinem Stück: von den Schwierigkeiten, den Emotionen, den vielen Hindernissen, die ein Leben im Vergleich zu einem stürmischen Meer birgt, in dem es gefährlich ist zu schwimmen, aber auch unmöglich zu widerstehen.

Die drei Lieder sind auch in der Trackliste des Soundtracks enthalten, in der ein zweites Lied von Mina mit dem Titel “Chihuahua” hervorsticht. Es gibt auch das Lied “Veinte Años” von Isaac & Nora, zwei Kinder im Alter von 11 und 8 Jahren, die von ihrem Vater Nicolas in die Musik eingeführt wurden, während ihre Mutter Catherine ihr Kameramann ist.

Was die musikalischen Kompositionen betrifft, so sind sie alle sehr schön und eingängig, und ich mochte alle neun Kompositionen, manche mehr, manche weniger. Aber der dritte, fünfte und sechste sind meine Favoriten.

  • Die erste Komposition „Armarium Sicilis“, beginnt mit diesem drückenden Rhythmus, der aus Streichern besteht, zu denen – nach einer Weile – weitere Streicher hinzukommen, um den Ton “zu verschärfen” und ein Spiel von Höhen und Tiefen mit tiefen Tönen zu erreichen. Nach einer Weile kommen weitere Instrumente hinzu, z.B. Streicher, um den Rhythmus zu bereichern und druckvoller zu gestalten. Dann, plötzlich, wird es wieder nur mit den tiefen Tönen des Anfangs, und dann entwickelt es sich wieder und wiederholt sich für etwa 2:22.
  • Die zweite Komposition, „Discessus Sicilis“, ist eine Komposition, die ein wenig wie ein Klagelied anmutet, wenn man bedenkt, dass eine bestimmte Note auf dem Klavier endlos wiederholt wird, bis andere Instrumente hinzukommen, um dieses Gefühl des Leidens zu verstärken.
  • Die dritte Komposition, „Fortuna Sortes“, beginnt mit einem leichten Hauch von Klavier und Gitarre, die ein Gefühl von Ruhe, Frieden und Gelassenheit vermitteln und eine süße Melodie haben. Dann werden die Instrumente hinzugefügt, und das Ganze hat einen Jazz-ähnlichen Geschmack, vielleicht ein bisschen dringender, aber nicht zu viel. Es gibt einen leichten Trommelbruch, und dann sofort nur noch “Streicher”, mit einem Hauch von Trommeln. Dann gibt es eine Pause, und alles kommt wieder zurück wie am Anfang, mit der Hinzufügung anderer Instrumente und so in einer Schleife für 3:20.
  • Die vierte Komposition, „Incipit Fabulae“, beginnt mit einem tiefen und “hellen” Ton, als wolle sie andeuten, dass die Fabula mehr als ereignisreich sein wird. Er hat diesen etwas “beunruhigenden” Rhythmus, der uns sofort verstehen lässt, wie Annamarias Leben als Kind und als Teenager aussah, bevor sie von zu Hause und ihrer Mutter weglief (wie wir es von der Eröffnung des Films an auch gut verkaufen können). Im weiteren Verlauf ändert sich der Rhythmus und die Musik “jubelt”, so wie Annamaria mit Höhen und Tiefen “jubelt”, bis sie sich auf der ruhigen, fröhlichen Frequenz stabilisiert.
  • Die fünfte Komposition „La dea fortuna“, beginnt mit diesem “Geist” mit arabischem Geschmack, wobei der Rhythmus von Tamburinen, klimpernden Gitarrensaiten und Blasinstrumenten geprägt ist, während er auf der gleichen Melodie bleibt. Gegen Ende, nach melodischen Höhen und Tiefen, wird es fröhlicher und rhythmischer, geprägt von etwas, das eine Geige oder zumindest ein Bogen zu sein scheint.
  • Die sechste Komposition „Sortes“, beginnt mit dem Anschlagen der Gitarre, dann hört sie auf… dann beginnt sie wieder… und auch das ist so ruhig und entspannend. Plötzlich fängt es etwas rhythmischer und voller Allergieenergie an, dann hört es auf… und dann fängt es wieder so an, wie es begonnen hatte.
  •  Die siebte Komposition, „Arena“, beginnt mit einem leichten Klang, der sich bald verschlechtert und höher als ein paar Töne wird und dann aufhört. Dieser Ton wiederholt sich dann auf die gleiche Weise. Und gegen Ende werden zunächst einige süße und zarte Noten eines Bogens hinzugefügt, dann kommen lebhaftere und fröhlichere Noten hinzu.
  • Die achte Komposition, „Domus Mater“, hat eine traurige, traurige und “verschlimmerte” Melodie durch andere tiefklingende Instrumente.
  • Die neunte Komposition „Bonus Numerus“, ist eine Fortsetzung der vorherigen Komposition und setzt diese “Klage” als allgemeine Klage fort: für Alessandro und Arturo, für den vorzeitigen Tod von Annamaria, für die Kinder, die vor kurzem zu Waisen geworden sind, die bei ihrer Großmutter bleiben werden und mit zwei Füßen in einem Schuh bleiben müssen. Plötzlich hatte ich das Gefühl, “Bella‘s Lullaby” aus dem Twilight-Soundtrack zu hören, nur um dann wieder so traurig zu sein wie am Anfang.

Insgesamt gibt es vierzehn Titel, einschließlich Liedern und Kompositionen, mit einer Gesamtdauer von 38 Minuten und 31 Sekunden.



Arturo: Wir haben unsere Schwierigkeiten schon!

Alessandro: Lasst uns noch mehr in Schwierigkeiten bekommen!


DAS ENDE.


Ich hoffe, dass Ihnen auch diese neue Rezension über den Film „Die Glücksgöttin“ gefallen hat, auch wenn sie erst nach langer Zeit veröffentlicht wurde, und wenn ja, hinterlassen Sie ein “like”, einen Kommentar und teilen Sie es mit. Bis zu der nächsten Besprechung! Auf Wiedersehennnn.

La Diosa Fortuna – crítica de la película.

*Disclaimer*: La película en cuestión, que yo sepa, no ha sido todavía traducida y doblada al español, por lo que ni siquiera ha sido distribuida en los cines, pero quien está trabajando en ella está trabajando en ello para que la película esté pronto disponible para los espectadores extranjeros. La traducción del título que ves arriba es una traducción literal del título italiano de la película. Además, buscando en Internet este título, espero que sea correcto. Dicho esto, le deseo una buena lectura y espero que le guste la reseña.

Hola a todos y bienvenidos a un nuevo artículo en mi blog. Hoy vamos a hablar de una película italiana estrenada el año pasado, a mediados de diciembre de 2019, que tenía mucha curiosidad por ver, a saber, “La Diosa Fortuna” de Ferzan Özpetek, que desde el primer tráiler estrenado, me dije “¡esta película tiene que verla! ” Hoy estoy aquí para compartir con ustedes mis pensamientos sobre la película en su totalidad.

Espero que disfruten de esta crítica y buen lectura.

¡Vamos a la crítica!


La Diosa de la Fortuna es un secreto, un truco mágico. ¿Cómo mantienes a alguien que amas para siempre contigo? Tienes que mirarlo/a, robar su imagen, cerrar los ojos, mantenerlos cerrados. Y descenderá a tu corazón y desde ese momento, esa persona estará contigo para siempre”.



Argumento:

Arturo y Alessandro, traductor y fontanero respectivamente, son pareja desde hace más de quince años: viven en Roma rodeados de muchos amigos. Sin embargo, su relación está en crisis desde hace mucho tiempo: la pasión y la complicidad han desaparecido, y Arturo soporta conscientemente las numerosas infidelidades de Alessandro, que se ha vuelto cada vez más reservado y taciturno con él. Un día Annamaria, la mejor amiga de Alessandro, confía sus dos hijos, Martina y Sandro, de 12 y 9 años, a los dos hombres para que los cuiden mientras ella está en el hospital para algunos chequeos. Su estancia, prevista inicialmente para unos días, se prolonga debido al descubrimiento de una enfermedad congénita, que requerirá primero una biopsia y luego una operación quirúrgica.

La cohabitación con los niños altera el ya precario equilibrio de los dos hombres, que a menudo se pelean, provocando tensiones incluso entre sus hermanos pequeños; Martina también instiga a Arturo a dudar de que Sandro pueda ser en realidad el hijo de Alessandro, cuyo nombre lleva en realidad. Más tarde Alessandro descubre que Arturo tenía una relación clandestina con un artista, que se desarrolla sin su conocimiento desde hace más de dos años: esta es la causa de una fuerte crisis después de la cual la pareja decide separarse. Mientras tanto, Annamaria, comprendiendo la gravedad de su estado, escribe su propio testamento en el que nombra a Alessandro como tutor legal de sus hijos, pero cuando ve a los dos hombres disgustados por su ruptura no tiene el corazón para hablar con él de ello.

Con la inminente separación, Alessandro y Arturo ya no pueden ocuparse de los niños, por lo que piden a Annamaria que se los confíe a su madre Elena, una baronesa caída que vive en Sicilia; la chica la odia y tiene relaciones estrechas con ella tras la muerte de su hermano Lorenzo por sobredosis, pero dada la urgencia se deja convencer. Durante el viaje en ferry de Nápoles a Palermo los dos hombres tienen un enfrentamiento dramático en el que se reprochan mutuamente sus defectos; serán los niños los que les consolen durante lo que parece ser el final definitivo de su historia. Una vez llegados a la villa del siglo XVIII donde vive Elena, en Bagheria, los dos se dan cuenta inmediatamente de que la mujer es excesivamente estricta con los niños, pero creyendo que su estancia es sólo temporal, los dejan allí. Una vez de vuelta en Roma, los dos son testigos de la repentina muerte de Annamaria.

De vuelta en Sicilia para el funeral de su amigo, Alessandro y Arturo son impedidos por Elena de ver a los niños: la mujer muestra que siempre ha sabido todo sobre la vida de su hija, incluyendo su homosexualidad, por lo que cree que no serían capaces de criarlos adecuadamente. Lea, la ama de llaves de Elena, les explica en secreto que la mujer fue extremadamente mala con Annamaria y Lorenzo, hasta el punto de volverse violenta; los dos hombres deciden entonces llevarse a los niños por la fuerza, encerrando a Elena en el mismo armario donde ella encerró a sus hijos y ahora a sus nietos. La mujer, aunque abrumada, amenazó con denunciarlos por secuestro de niños.

En el camino de vuelta, Alessandro y Arturo se detienen a lo largo de la costa, seguros de que en su regreso a Roma las cosas podrían desmoronarse: durante la noche los dos intercambian por primera vez en mucho tiempo un gesto de intimidad, que es un preludio de una posible reconciliación. Llega el alba y los cuatro se bañan en el mar: cada uno realiza un ritual de la Diosa Fortuna, que les enseña Annamaria, que sirve para mantener con ellos a la persona más querida del mundo: miran fijamente el rostro de la persona deseada, luego cierran los ojos y vuelven a abrirlos inmediatamente, de modo que la imagen, como si fuera fotografiada, desciende al corazón. Sandro y Martina lo hacen girando hacia Alessandro y Arturo, que a su vez se giran entre sí.



Comentario personal sobre la película:

¿Vale o no vale la pena ver esta películaves o no? ABSOLUTAMENTE SÍÍÍÍÍÍÍÍÍÍÍ!!!

Desde que se estrenaron las primeras imágenes y el primer tráiler oficial del corto, he tenido grandes y altas expectativas sobre esta película, y puedo decir con inmensa felicidad que han sido ampliamente satisfechas, si no más. Es una película que me gustó mucho, a pesar de la “compleja simplicidad” de la obra. Ferzan Özpetek nunca se pierde una película.

Hace tiempo que no voy al cine a ver una buena película de autor. Sólo viendo esta película me encontré viendo un tipo de cine que me gusta volverme loco, que es el cine de arte y ensayo, el que es un poco más especializado. Ver esta película es como respirar un soplo de aire fresco, y para la gente como yo que ama el cine de Özpetek – que muchos encuentran “similar” en algunos rasgos – aunque sea un cine muy dramático, triste, pesado, lo hace sin exasperar o exaltar la desesperación, el llanto; pero siempre lo hace dejándote una especie de “agarre” final, digamos, una especie de “esperanza”, como la que encuentra Pandora al final de la caja: una Esperanza (Elpis). La vida es terrible, escalofriante, aterradora, pero aún así vale la pena vivirla. Digamos enseguida que esta película no tiene un caso “amarillo” real, porque es una película dramática, pero seguramente hay otros elementos que si los descubres viendo la película lentamente, obviamente la disfrutarás, de una manera diferente.

La diosa fortuna” es una historia coral, como es el mejor estilo del director turco, que recuerda, sí, otras obras suyas de éxito -desde Las hadas ignorantes hasta Saturno contra las minas errantes- pero sin tomarlas como punto de referencia obligatorio, sin fosilizarse en ellas. La coralidad de la historia está representada por un importante y unido elenco, representado – además de los dos actores principales – por viejos y nuevos conocidos de Özpetek: Serra Yilmaz, Filippo Nigro, Yasmine Trinca, Barbara Alberti y los dos muy buenos chicos Sara Ciocca y Edoardo Brandi, y es una historia entretejida con diferencias de género, orientación sexual, cultural, condición social o, más simplemente, de vida, es un elemento alegre siempre querido por Özpetek, que aquí trascolora en la más tranquilizadora vida cotidiana. La felicidad – como expresa claramente la escena de la danza improvisada bajo la lluvia – consiste en vivir juntos y compartir determinados, pequeños pero preciosos momentos y nada más importa, nada más es visible fuera de esta reconciliación de los opuestos.

El amor y la amistad, los sentimientos paternales, no conocen esas categorizaciones puramente externas en las que al ser humano le gusta encerrarse, y “la diosa fortuna” del título (un elemento alegórico pero también tangible para atar las articulaciones de la narración, una referencia a un lugar específico – el Templo de la Fortuna Primigenia en Palestrina, en las afueras de Roma – que es el fondo de un fragmento no peregrino de la historia) no basa su trabajo en este tipo de distinciones. En todo caso, la diosa de la fortuna pone a prueba no sólo a la pareja protagonista, sino también su círculo de amistades, sus afectos consolidados: entre ellos, Annamaria que emerge repentinamente del pasado con dos hijos, Martina y Alessandro, y muchas incertidumbres sobre el futuro.

El resultado es una sorprendente odisea, un viaje tanto geográfico como interno, que lleva a Arturo y Alessandro por dentro, al “corazón sagrado”, al núcleo ardiente y neurálgico de su relación en crisis… pero también por fuera, a través de las calles y plazas de una Roma que se revela: desde el barrio de Nomentano hasta Villa Pamphili, desde el Tíber hasta Palestrina, y más allá, hacia Bagheria y una Sicilia con un mar transparente. Donde, no por casualidad, la película se abre y termina, en el pasaje de las puertas cerradas de una antigua morada cuna de penas secretas, horrible reinado de una madre/abuela – “bruja” (a este respecto, me refiero al plan-secuencia inicial, profundamente impregnado por ese sentido de cuento de hadas, misterio y, a veces, gótico que es una de las principales marcas estilísticas del director) al sentimiento de libertad recuperada que da la contemplación de la línea de un horizonte marino, en el final.

Si “Llámame por tu nombre” (2017) fue la historia del primer amor, que es la misma y válida para todos, pero la forma en que nuestra sociedad está estructurada, es obvio que el hecho de que sea una película con temática LGBTQI+ destaca; aquí, por el contrario, cuenta el final, tal vez, de un amor adulto y maduro, una especie de historia que va más allá del género y que es un poco común e igual para todos, que ciertamente tiene puntos comunes similares para todas las parejas, como fue “Llámame por tu nombre“, pero sobre el primer amor o los amores de juventud; Sin embargo, en este caso se trata de una película que pertenece a la categoría LGBTQI+ (que espero que pronto se elimine esta “etiqueta” y haya películas con personas que se aman o se odian, independientemente del género), porque seguimos clasificando el género.

Hay muchos actores locales muy conocidos, como Stefano Accorsi (que tiene una carrera muy larga, empezando por el anuncio de MAXIBON a principios de los 90), pero también está Jasmine Trinca, guapa, buena, con talento, versátil, e incluso Edoardo Leo, que está en casi todas las películas italianas: comedias, dramas… ¡está ahí! Edoardo Leo es una certeza para el cine moderno; cualquier película, incluso las de animación, como en el remake de 2019 del 32º clásico de Disney “El Rey León“. ¡Está en todas partes! Es la única certeza para el cine italiano en los últimos años y Ferzan Özpetek también lo quería para su película. Özpetek trabaja – en mi opinión – de manera magistral con sus actores, es realmente un artista que encuentro muy inspirador para todo, por la manera en que escribe, narra y trabaja con los actores. Seamos sinceros: también sabe interpretar las rocas, porque es cierto que la habilidad de un actor es muy importante para su carrera, por supuesto, pero también es cierto que la dirección del director es fundamental para el éxito de la actuación del actor en el contexto de la película, de acuerdo con los demás personajes que tienes cerca, y para ello necesitas la orientación, el ojo externo y las indicaciones de un director que tenga la visión global de lo que será la película. Ferzan es tan bueno en su trabajo – un poco como Pupi Avati – que ha hecho que todo el mundo, incluso la gente fuera de su contexto, interprete a Francesco Arca. Lo más inteligente que hace es conseguir actores que sean similares en sus cuerdas (de actuación) a los personajes de sus historias, así que si tiene un personaje con un cierto carácter, trata de encontrar y asociar un actor que sepa que se siente cómodo en esas cuerdas, y esto ya es una gran ayuda que se da a sí mismo, pero también al actor que va a elegir, pero no sólo. No le basta con poner a un actor simplemente en una “zona de confort”, para que no parta de una situación “difícil”, sino que partiendo de una zona de confort puede trabajar bien creando y construyendo un personaje que no parezca un “caso” del personaje escrito por Özpetek o del propio actor, sino que parezca un personaje hecho y terminado a 360°. En esta película se puede ver con Jasmine Trinca? No, porque es una buena actriz y también muy versátil, por lo que es muy buena, como siempre; como no se nota con Stefano Accorsi, también es un buen actor que ha demostrado en los últimos años ser particularmente versátil, aunque hubo un periodo en el que se quedó atascado en los mismos papeles, pero también con “Veloce come il vento” demostró que sabe, que puede hacer mucho más, pero se nota –  y el ejemplo es adecuado – con Edoardo Leo. Es un actor que suele interpretar papeles más cómicos, tiene su propio estilo de comedia, de entretener al público, y tiene mucho apoyo: se apoya en un personaje bien estereotipado, por lo que el personaje es un poco “grosero”, pero simpático, romántico, que funciona una, dos veces (también se ve en la serie de “Smetto quando voglio“), la décima vez parece que hace lo mismo, parece que no puede hacer nada más, y sobre todo quieres verlo en algo diferente. Por cierto, de esta manera tiene que caracterizar a estos personajes cómicos suyos, que es un poco “guitto”, un actor que disfruta interpretando el papel que está haciendo, pero con la actitud de “sé que estoy haciendo reír a los demás“. Se puede ver que no está a 360° dentro de su personaje, porque se puede ver que está actuando, porque sabe que es simpático y que va a entretener a los demás; así que es un poco falso. Bueno, aquí Özpetek ha tomado los mejores rasgos de estas cuerdas irónicas y cómicas que tiene E. Leo, para ponerlos en un personaje que es su personaje en la película, es decir, el de una persona “grosera”, que contrasta con el personaje de Accorsi que hace el papel clásico de una persona intelectual, mientras que Leo es el que está un poco más en la mano, simple, que tiene la romanidad en su acento. Así que aprovecha todas estas características que tiene y que funcionan y le da algo más, le da la profundidad, la estructura del personaje, del actor. Se puede ver que aquí no hay un “guitto”, sino la construcción de la personalidad de un personaje que también tiene esas características. Es la primera vez que ves a Edoardo Leo actuando, y lo aprecio mucho. Todos los actores son muy buenos, algunos sorprenden más que otros por lo que vieron antes de su trabajo, digamos. Y en esto también se puede ver que también hay mucho trabajo de los actores, pero también hay una enorme cantidad de trabajo de dirección, y cuando un director tiene este cuidado en dar esta atención a la actuación de los actores es maravilloso, ¡y se puede ver mucho! Pero también el cuidado en el casting, no sólo para encontrar actores que estén en una “zona de confort” con respecto a los personajes del guión, sino también sólo, por ejemplo con el casting de los niños, es decir, la niña, interpretada por Sara Ciocca, que es un pequeño talento en miniatura, ¡es muy bueno! Y honestamente, afrontémoslo, ¿qué tan raro es ver en el cine italiano niños “castados” que tengan talento para la actuación? ¡Muy poco! Por ejemplo, puedes ver cómo los niños de la película de superhéroes “El Niño Invisible” de G. Salvadores son terribles! Tienen toda la vida por delante para estudiar actuación, pero si no tienen talento de actor en sus venas, nunca lo tendrán. Por supuesto que hay excepciones; esta niña es realmente increíble, muy buena.

Ciertamente me encantó el tipo de narración de esta película, que es la narración de Özpetek, así que como “amateur” del género, me encantó más. Me gusta esta joya de poner un “secreto” en sus historias, y en esta película también hay un secreto, que se ve desde el principio en una escena que es el antecedente, de alguna manera, y luego a lo largo de la película te preguntas cómo se relacionarán los personajes con ese antecedente; muy a menudo este secreto está ligado a algo muy dramático, a un trauma, que muy a menudo tiene que ser reconstruido. Otra cosa que me gustó mucho de la película y que forma parte de su cine, es la característica de que muy a menudo pones piezas musicales enteras o casi enteras, que prácticamente dan voz a los pensamientos de los actores; así que tienes una secuencia en la que los actores no hablan, pero realizan acciones, o ni siquiera realizan acciones, pero están ahí pensando y mientras tanto puedes escuchar una pieza y esa pieza te está diciendo exactamente lo que el personaje está pensando en ese momento, cuál es la situación alrededor.

Otra cosa que se puede encontrar en esta película es un ritmo moderado, un ritmo más lento, no extremadamente lento, de hecho podríamos incluso llamarlo “el ritmo correcto, perfecto”; y el defecto es el hecho de que estamos acostumbrados a un ritmo mucho más enloquecedor que viene del cine internacional, pero aquí hay un ritmo correcto, y sobre todo se encuentran esas magníficas suspensiones de tiempo que son las pausas de silencio entre los actores, y son pausas llenas de “tácito”, de tensión, de fuerza, de energía, y es muy difícil crear algo así. Parece fácil, pero no lo es en absoluto, porque una pausa puede ser extremadamente fácil de vaciar en una película; mientras que ser capaz de dar toda esa densidad de significado a una pausa al final de una escena, tomando un respiro entre cortes, llena tanto la película, que es magnífica, y sobre todo tiene que tener una historia densa y tiene que tener actores que puedan sostener esas pausas. No todos los actores pueden mantener esas pausas o los niveles de escucha. Hay realmente muchos aspectos interesantes en la forma de contar esta historia: en primer lugar la “DESTRUCCIÓN” y la “RESTAURACIÓN” del drama.

Al principio de la película nos enteramos de que Annamaria (J. Trinca) podría estar enferma, tiene que hacerse unas pruebas y vamos a pensar que es un tumor, también porque la narración cinematográfica en los últimos años nos ha acostumbrado a que una mala enfermedad sea en un 99% un tumor, o nos ha acostumbrado de todas formas a muchos personajes que mueren de este mal. Es un poco el mal de nuestra época, el azote de esta época, no, y digamos que parece ser así. Es hospitalizada, se le hacen algunas pruebas y se le dice que no es realmente así, que no tiene ese mal, sino una malformación congénita en su cabeza, que es operable, y que se salvará. Y esta es la segunda etapa. En la tercera fase, en cambio, el personaje que interpreta la Trinca, muere a causa de esta malformación. Estas tres fases deconstruyen el drama y luego lo reestructuran:

En la primera fase, ya empezamos a saber que el personaje está enfermo, así que estás preparado, lo has visto en otras películas, piensas que el mal es éste, el “famoso”, así que te acostumbras a la idea de que este personaje probablemente morirá o no tendrá un buen final.

En la segunda fase, en cambio, se nos dice: “¡No, no es tan malo y no lo es! El personaje sobrevivirá “, y luego piensas de alguna manera “Ah, bueno, ves, algo diferente, no hablas del mal habitual y sobre todo, ves, pusieron el drama al principio, pero luego fue una de esas cosas que no pasan al final” (lo que parecía la alarma inicial). Después de que nos “calmamos”, y luego el drama inicial que nos hacía angustiar termina, ¡llega la paliza! El golpe entre la cabeza y el cuello. Después de la calma, cuentas el drama, porque de repente ella muere, de repente y allí mismo delante de sus ojos (de Alessandro y de Arturo), sin que haya una operación intermedia ni nada, y te sientes mal, porque cuando menos lo esperas, el drama reaparece, y en mi opinión esta cosa es muy poderosa porque no te da un drama por defecto, sino que lo “deconstruye” y luego lo “REPROPONE”, y ahí es donde te toma por sorpresa.

En la película hay dos monólogos que se entregan a los dos protagonistas, que son muy bellos, profundos, que representan a muchos de sus personajes, pero también representan muchos pensamientos, opiniones, emociones, sentimientos, que son comunes a muchos de nosotros, cosas que pensamos, que nos pasaron, y son dos monólogos interpretados magistralmente, y específicamente Accorsi es para conmoverse. Lo bello es siempre este contraste con el drama, y luego el hecho de que E. Leo hace todo su monólogo en las escaleras del hospital y habla de la inutilidad que siente, de la impotencia de lo inútil que se siente y luego el personaje de Accorsi se atenuará con un chiste sobre su (realmente) verdadero talento para abrochar cascos y no ser, por lo tanto, totalmente inútil. Lo mismo ocurrirá en el monólogo de Accori que tiene lugar en el ferry a Sicilia: terrible, conmovedor, pero poético, sobre cómo “envejece” una relación, sobre cómo pasa toda tu vida delante de ti, sobre lo que queda de las relaciones entre las personas que se aman, y lo que queda de los sentimientos y de lo que pasó con su vida, y el monólogo termina con la frase “…pensé que envejeceríamos juntos“, un gran clásico, mojado por la muy buena chica. De hecho, siendo ella una niña, ya son viejos a sus ojos y por eso dice “Ya eres viejo“. Así que este contraste, que es la vida misma, que un día es una tragedia y al día siguiente es una comedia; siempre está este espíritu que no importa lo mal que vayan las cosas, de alguna manera puedes manejarlo, de alguna manera puedes manejarlo. Otro punto de la película que me gustó mucho fue la pelea entre Alessandro (Leo) y Arturo (Accorsi), la que ocurre cuando están almorzando en el ferry, y mientras los niños se levantan a comer helado, se quedan solos en la mesa y es bonito cómo intercambian los papeles, uno para herir al otro. En ese momento Alessandro (Leo) – que es presentado, representado y señalado como un “gran bebé” crecido, digamos, da el personaje de Accorsi (Arturo) – que es el sofisticado, refinado, traductor intelectual; mientras que el otro es el fontanero – , en ese momento el personaje de E. Leo habla al personaje de Accorsi para herirlo, en su propio idioma, y por lo tanto utiliza una forma de comunicación más adulta que sus normas, concluyendo su reflexión “llamándolo un fracasado” en su vida, digamos, pero utilizando una forma de comunicación y un lenguaje con palabras fuertes, de hecho habla como un adulto, y este es el lenguaje del otro personaje, el de hablar como un adulto entre adultos, y lo hiere profundamente, mucho. La reacción de Accorsi, que es el personaje más intelectual, es utilizar otro código de lenguaje que es el que hiere al otro, es decir un lenguaje más infantil, más infantil (no verbal) porque su reacción a ese largo monólogo sobre lo inadecuado que es el otro, es levantarse y salir, como un niño, precisamente, de una manera infantil. Y una vez que se ha ido, regresa, toma el ketchup y lo exprime mucho en el plato de papas fritas de E. Leo, que le había pedido previamente, y el personaje de E. Leo se conmueve, como un niño que ha sido rechazado por una persona que ama. Estamos en niveles muy altos de escritura, porque los dos personajes que se lastiman mutuamente invierten su forma de hablar. Aquí se puede notar el tipo de escritura que hay detrás, que es un tipo de escritura que tiene detrás un estudio en la creación y construcción de los personajes. Desde aquí conecto con otra cosa que me gustó mucho y que está en la atención a los detalles, para ver cómo Özpetek utiliza la comida en el set, como acabamos de ver en la escena de la que te hablé antes, la del ketchup, que utiliza este ketchup como si fuera una puñalada de sangre que da la otra; o es muy interesante el uso de los alimentos precisamente porque son herramientas que se dan a los actores mientras actúan, son herramientas para ayudarse mutuamente, para apoyarse, para construir un personaje, son herramientas para hacerlo vívido, verdadero, que atraviesa la pantalla y, sobre todo, para dar mensajes, detalles subliminales, como la escena de la pelea en casa, entre los dos protagonistas, cuando Alessandro acaba de descubrir que Arturo le ha estado engañando durante dos años con la misma persona; mientras tienen esta disputa, Alessandro pela y come esta naranja y la naranja – siendo un cítrico, es una fruta que por más dulce que sea, es apreciable sólo por su acidez, por el hecho de que es un poco ácida -, y en ese momento de gran dificultad para el descubrimiento de la traición de su pareja, él sólo está comiendo este cítrico, este “no amargo”, pero “mordisco ácido”. Una imagen muy hermosa y evocadora. En esta película hay tantas cosas hermosas, detalles, que estos son sólo unos pocos. Otra cosa que se puede notar, y que acompaña al tema de los silencios densos y significativos, es el hecho de ver a los dos protagonistas, entre los cuales había un gran sentimiento, que prácticamente nunca se tocan, y sin embargo, a pesar de esto, logra crear una tensión muy fuerte entre los dos, realmente densa que se podría tomar bloques y moverse de un lado a otro, y esto también es algo increíblemente difícil de crear entre dos actores y entre dos personajes, y obviamente detrás de esto habrá un trabajo maravilloso e increíble. El poder de este sentimiento, la densidad de este sentimiento, a pesar de que los actores casi nunca se tocan, y sin embargo existe esta constante latente, esta tensión explosiva entre los dos, ya sea una tensión de ira, tensión erótica y mucho más. ¡Está muy bien, bien, bien hecho!

Otra escena que me gustó mucho es una escena que sucede de repente y es la escena de bailar bajo la lluvia. Al final de una cena nuestros personajes se relajan y disfrutan de esos regalos que la noche da en la terraza de su apartamento, y de repente mientras el cielo nocturno amenaza con una tormenta y una lluvia torrencial, un personaje (Mina) se levanta para bailar y coge a la pequeña Martina de la mano para unirse a ella en el baile, y aquí empiezan a sentir las primeras notas, emitida por un pequeño estéreo, de una canción turca con un ritmo vivo y alegre que se mantiene dentro de ti, y allí mientras los dos bailan, y lentamente los otros personajes se levantan para unirse a ellos y bailar, desde el cielo nocturno comienza a bajar, sobre ellos como una especie de bendición, como un regalo, mucha lluvia torrencial. La música continúa, involucrando cada vez más a los propios personajes y también a los espectadores de la escena en cuestión, mientras que nuestros personajes siguen bailando bajo la lluvia, continuando regocijándose en ese regalo, en esa lluvia, en esa bendición. La felicidad expresada en esta escena consiste en vivir juntos y compartir determinados, pequeños pero preciosos momentos y nada más importa, nada más es visible fuera de esta reconciliación de los opuestos.

A esta escena podríamos decir que está conectada otra escena que me gustó mucho, y cronológicamente es justo después del comienzo de la película, y es la escena en la que la recepción de la boda de una pareja de arco iris se está llevando a cabo en una casa, y no como es común, en un restaurante o un lugar utilizado para recepciones, y toda la fiesta se está llevando a cabo de forma amateur con un teléfono móvil, y se nota por la calidad de la fotografía, por el hecho de que la mano no está firme, sino que es una bailarina, un poco temblorosa, y esa es la belleza de la escena en sí, y al mismo tiempo hay estos planos de secuencia que se cruzan con los títulos iniciales, en los que se ve cómo una recepción, ya sea una boda o una fiesta, son las más bellas si se pasan y se celebran con la gente con la que te sientes bien y a la que quieres. La recepción de esta boda filmada con un teléfono móvil – que sigue el plan de secuencia de los títulos iniciales, el que alude al trauma de la infancia que será decodificado y replicado en el epílogo – se convierte en la rápida presentación de los protagonistas de la historia y el contexto social que los acoge. Aquí estamos en el más reconocible Özpetek, en la propuesta de una mitología personal, la de una comunidad solidaria que intercepta diferentes culturas y grupos étnicos, una burbuja ideal en la que cualquier elección sexual encuentra expresión y ningún juicio. La historia de Arturo y Alessandro, compañeros de vida en crisis durante mucho tiempo, ahora en el camino hacia la inevitable burguesía: una pareja abierta más para evitar o posponer la ruptura que por verdadera convicción, dos personajes diferentes marcados por un trasfondo social distinto y cuya distancia, incluso cultural, se ha vuelto brutalmente económica con el tiempo. La relación de una pareja es por lo tanto multifacética y matizada: sus problemas, su vida cotidiana, la forma en que se exponen las raíces de los contrastes, la cercanía desenfrenada a las razones del otro dicen plausibilidad. La llegada de Annamaria y sus hijos, su enfermedad y la sombra de una muerte que sabemos que no dejará de llegar, pusieron en marcha la trama al convertirla en el tema de la adopción homogénea.

La última parte, la parte de Romoli, que se aleja de su cine más clásico y se acerca al más atrevido y experimental, desde la fantasiosa/fantasmática “Magnifica presenza“* hasta la misteriosa “Napoli velata“*, asumiendo vagas tonalidades de horror y claroscuro psicoanalítico, pero sin enraizarlas demasiado en la historia, casi acercándose a ellas.

Figuras con cabezas de calavera, nos encontramos atrapados en habitaciones inquietantes, nos encontramos atrapados en casas enormes con corredores solitarios en los que estar a solas con nuestros miedos, en habitaciones en las que nos cerramos o estamos cerrados, y la llamada de auxilio llega tarde a su destino, no hay nadie, excepto una habitación que penetra en esta casa de los horrores, en esta casa de nuestros traumas de infancia… parece que empieza “Rojo Oscuso” de Darío Argento de un momento a otro, en medio de otra película.

Si el mundo de Özpetek es el condominio y su vida, Serra Yilmaz está mirando y siempre está dispuesto a venir a almorzar o cenar en su casa y hablar con ustedes, sus amigos. Pero no sólo esto, también el paso del tiempo, porque aquí ya no encontramos al Ferzan de “El hada ignorantes“; el mundo de Romoli es el oscuro, gótico, crudo, perturbador. La película es magnífica precisamente porque los espectadores olvidamos, en cierto sentido, el mundo de Romoli con toda su oscuridad, – también porque la introducción es muy corta, y luego la volvemos a filmar hacia el final de la segunda mitad de la película – y luego entramos en el mundo de Özpetek. Además, la maravilla de la película es que hay una doble lectura, muy hermosa. El primer nivel de lectura es esta maravillosa historia de amor, que también trata de la amistad, la pareja, el paso del tiempo y la paternidad. El segundo nivel de lectura es que una película que pone en conflicto los mundos de Gianni Romoli y Ferzan Ozpetek. Romoli es la parte “oscura”, el horror, la parte “Dario Argento”, es el de la muerte del amor, es el más oscuro de los dos.

Y esta película es una locura precisamente porque hay una interacción de estos mundos, ya presente, por ejemplo, en el ” Corazón Sagrado” de 2005 del propio Ozpetek. Como en esa película, como en esta, había una habitación filmando las paredes de una casa que contenía dolor y horror. En esta película hay el mismo incipit. Después de este misterioso comienzo con gente atrapada pidiendo ayuda, de repente nos encontramos en Roma y entramos en contacto con los dos protagonistas y su historia. En los primeros diez minutos pasamos del mundo de Romoli al mundo de la fiesta y el compartir de Ozpetek. La divertida asociación entre estos dos, entre la “plata irónica deprimida” y este maravilloso turco italiano, hermoso, suave. Esta película es una de esas en las que estos dos mundos entran en conflicto. Ese mundo de miedo, que luego descubriremos que es Sicilia, hermoso, de una nobleza caída, de perversión, de interiores sofocantes, de nuestros traumas infantiles, esas figuras femeninas que dicen “brujas” es poco; luego entramos en contacto con esta vida burguesa, bajo el sol de Roma, y entramos en la historia de Arturo y Alessandro que son una pareja traumática, problemática.

Uno de los temas de la película es ciertamente el que el cine contemporáneo trata últimamente – en general – , el de la paternidad, pero una paternidad que obviamente pertenece a familias que no son las “tradicionales”, en este caso a una familia del arco iris formada por dos hombres, que se ven obligados a gestionar dos hijos y tanto como la familia nativa (en este caso hablamos de una abuela de carácter terrible, que causó un trauma a sus hijos y que estaba a punto de hacer lo mismo con sus nietos); Sin embargo, como no se dice que su familia de origen es la familia correcta, o en todo caso la familia establecida de manera tradicional, no se dice que sea la única posible y saludable, pero en este caso, los hijos están mejor con los padres adquiridos, a pesar de que no son una familia tradicional, sino en este caso dos hombres.

Como dije antes, al principio de esta sección, Ferzan Özpetek nunca se pierde una película. Para esta película se inspiró en una historia personal que le sucedió. Hace un par de años recibe una llamada de su cuñada, que le dice que su hermano tiene una mala enfermedad, y le pide que cuide de sus hijos, por si algo malo le pasa a ella también. Por supuesto, inmediatamente dijo que sí, de la nada. Pero entonces le hizo pensar. Con su pareja, nunca había considerado la idea de asumir la responsabilidad de tener niños que cuidar, como padres adoptivos. Este acontecimiento personal que le había sucedido le llevó a interesarse, en su trabajo, por querer ocuparse del amor de una pareja en la fase en la que, después de una larga cohabitación, la pasión se pierde y se convierte en otra cosa. A esto ha enredado, conectado con el amor, el antiguo concepto de “Fortuna”, que no coincide exactamente con la buena fortuna. Hermosa y significativa, por cierto, es la frase repetida tanto por uno de los pequeños protagonistas como, más tarde, por Jazmín Trinca que es: “La Diosa Fortuna es un secreto, un truco de magia. ¿Cómo haces para mantener siempre a alguien que amas mucho contigo? Tienes que mirarlo, robas su imagen, cierras los ojos, los mantienes cerrados. Y baja a tu corazón, y desde ese momento, esa persona siempre estará contigo.” Con “La Diosa Fortuna“, Özpetek, vuelve a las atmósferas que están más en las cuerdas del cineasta italo-turco, las de las historias de amor enmarcadas en una historia colectiva. Esta película es de una belleza refinada y emociones intensas, un clásico “toque Ozpetek”, con actores sublimes, que, como es habitual en Özpetek, dan lo mejor de sí mismos, y lo mejor de siempre. Todo perfectamente en parte.

Mientras buscaba noticias para escribir esta reseña, me llamó la atención y me intrigó la larga y articulada “pregunta” de un periodista al director turco sobre su nueva película, a quien le pregunta: «Ferzan tu cine toca las cuerdas del alma del espectador, como pocos. La música juega un papel importante. ¿Cómo trabajó con Pasquale Catalano, con quien colaboró varias veces en el pasado, con excelentes resultados en “Napoli Velata”? Con esta película creo que has ido más allá… Y luego tengo un par de curiosidades sobre la escenografía: ¿pidió tener sábanas de “Rosso Estambul” en la casa del artista, el amante de Arturo? ¿Y cómo fue el famoso ‘Palazzo del Sole’ en Via della Lega Lombarda, frente al cine Jolly, realizado en los años 30 por el Arq. Inocenzo Sabbatini, elegido como lugar de rodaje, por su característica estructura de terrazas degradadas, perfecta para la vida coral de la comunidad que usted representa en su película?». Y la respuesta de Ferzan Özpetek fue: «Gracias a Giulia Busnengo, gracias a un escenógrafo en su debut. Fue asistente en el set de “El hada ignorante”. Primero se convirtió en una gran decoradora. La conocí. Era muy meticulosa. Le dije que quería un escenario como “Las hadas ignorantes”, donde he vivido durante años, pero no tiene el carácter que solía tener. Entonces cambié de opinión. Quería un barrio con esas características similares. Encontraste y elegiste ese edificio. Tan pronto como entramos en la casa dije que estaba bien, sin ver las otras propuestas. Era hermoso, el ideal… A mí también me gustaría tener una casa así en mi vida. Cuando me preguntó si la casa estaba bien, inmediatamente le dije que estaba perfecta… […] Envié las fotos, la música, aunque a veces escucho a la gente que me dice: “usas demasiada música”. He intentado contenerme con la música de algunas películas. En esta dije: “No me estoy conteniendo”. Debe haber una atmósfera. Yo era muy libre. La canción de Mina: ¡Una certeza! La canción de Diodato… cuando la escuché, algo me excitó, me hizo temblar… No tenía la canción para los créditos finales. Él (Pasquale Catalano) llega a casa y me dice: “Te haré sentir algo de Diodato”. Después de 20 segundos me detuve y dije: “¡Esto!” Cuando escuchas algo que te hace temblar, es eso. Es como cuando conoces a la gente. Me da la idea en general, de que hay gente que conoces, y dices, “No me gusta eso”. Tal vez, entonces te haces amigo de ellos. Pero entonces ese primer sentimiento regresa. Ese soy yo, un animal con un sexto sentido sobre las cosas».

Incluso en el contexto de los escenarios y lugares elegidos, esta película es espectacular. La historia se desarrolla a través de las calles y plazas de una Roma que se revela a sí misma: desde el barrio de Nomentano hasta Villa Pamphili, desde el Tíber hasta Palestrina, y más allá, hacia Bagheria y una Sicilia con un mar transparente – donde, no por casualidad, la película se abre y termina, en el paso a través de las puertas cerradas de una antigua morada cuna de penas secretas y el sentimiento de libertad recuperada que da la contemplación de la línea de un horizonte marino, en el final. Aquí no encontramos una Roma reconocible, una Roma “central”, en la que San Pedro y su plaza que da la ilusión de abrazar al pueblo, o la Piazza del Popolo y la Via del Corso, o el Coliseo, los Foros Imperiales y su calle, o el Altar de la Patria, pero hay más lugares menos visitados, menos centrales, como el barrio Ostiense, el Nomentana, y en algunos casos, incluso lugares fuera del centro, como Palestrina y su Templo de la Fortuna Primigenia.

El Templo de la Fortuna Primigenia

Al salir del Lacio, aquí también, se revela una Sicilia desconocida, a pesar de que la Villa Valguarnera está representada en la zona de la Virgen María de Palermo, en Bagheria.

En el Templo de la Fortuna Primigenia el director subraya que «es un complejo sagrado dedicado a la Diosa Fortuna”. Pero no se refiere, como muchos piensan, sólo a la “buena fortuna”; es fundamental la forma en que cada uno de nosotros reacciona al Caso y a la Fortuna. Somos nosotros los que determinamos si lo que nos pasa es positivo o negativo. Algunos lo llaman libre albedrío. Aparte del afecto que le tengo a ese lugar, me pareció perfecto como punto de partida para contar una historia de amor que nunca antes había contado».

Finalmente, Villa Valguarnera en Bagheria en los recuerdos de Özpetek «parecía la casa de Hansel y Gretel, era lo que yo quería. Incluso con sus macabros frescos, realizados por el bisabuelo del propietario, amigo de Giuseppe Tornatore, como para invitar a todos a disfrutar de la buena comida y de la vida, porque tarde o temprano la muerte llega para todos». Un poco almodóvar en la forma y el contenido, saturado de colores (de alimentos y ambientes), sentimientos y sentimentalismo, miradas (las que intercambian Alessandro y Arturo, entre ellos y con los dos niños que le han sido confiados, son muy intensas), discusiones y reflexiones.

La Diosa Fortuna” es diferente de lo que aparece en primera instancia. A pesar de la envoltura que lo rodea, no se basa en el exceso: es melancólico y alegre al pintar las paradojas de la vida, la ansiedad del paso del tiempo, el lento consumo de la pasión que, sin embargo, se convierte en un nuevo sentimiento. A estos temas, Özpetek añade naturalmente el delicado pero fundante discurso sobre la belleza y la legitimidad de la idea de familia, incluso cuando ésta no se declina de la manera más tradicional (y, después de todo, la historia familiar de Annamaria es emblemática en este sentido). La Diosa Fortuna puede no ser la mejor película del director turco, pero es sin duda una de las más sinceras, incluso al compartir con el espectador la conciencia de la transitoriedad de todo: para terminar, como en la canción de De André, pero con una risa estridente/ recuerdos muchos/ ni siquiera un arrepentimiento.

Para concluir, digo que el punto fuerte de esta película es superar sin demasiada consideración las tendencias del momento. Hoy en día, producir “cultura para el bien” significa patrocinar la homosexualidad en todas sus formas, de las maneras más dispares, pasando de la comedia al drama, en un aparente intento de destruir todos los clichés y espacios de ignorancia. Cualquiera puede reconocerse en esto y puede conmoverse, ya que la película también trata de la pérdida, el abandono y en cierto sentido la adopción, en el drama y el poder de poder confiar de nuevo en alguien. Es la universalidad desarmante de estos temas, que conciernen genéricamente al elemento humano, lo que hace que “La Diosa Fortuna” sea una película digna de una nota positiva: la aleja de quienes han analizado la diversidad a través de la diversidad, pensando en producir algo nuevo sin añadir, en verdad, nada original.



Vestuario, maquillaje y cabello:

El vestuario de la película “La Diosa Fortuna ” fue confiado a los diseñadores de vestuario Alessandro Lai y Monica Gaetani.

En sus veinte años de carrera, Alessandro Lai ha colaborado con muchos directores y en muchas películas para el cine, como “Rosa e Cornelia” (2000) de Giorgio Treves, “Bellas Mariposas” (2012) de Salvatore Mereu y “Lezioni di volo” (2007) de Francesca Archibugi – entre otras – y para la televisión, como en “Romeo y Julieta” (2014) de Riccardo Donna, para “Los Médici” (2016-2018) o “Diablos” (Devils) [2020], pero ha colaborado más con Özpetek en muchas de sus películas, entre ellas “No basta una vida” (2007), “Tengo algo que deciros” (2010) y “Magnífica presenza” (2012) y con Archibugi, a quien está vinculado profesionalmente desde hace muchos años y con quien colabora en la creación de muchas de sus películas. Lai también ha ganado muchos premios, incluyendo muchos David di Donatello y varios Nastro d’argento.

Al igual que Alessandro Lai, Monica Gaetani en sus más de diez años de carrera también ha colaborado con muchos directores en varias películas para el cine, entre ellas “Croce e Delizia” (2019) de Simone Giordano, “Metti la nonna in freezer” (2018) de Giancarlo Fontana y Giuseppe Stasi, y películas para la televisión (Un Passo dal Cielo – 2011).

Los dos diseñadores de vestuario fueron muy buenos en la elección de los trajes para esta película, porque sólo como una broma o una palabra, o incluso un motivo o una expresión, se aseguraron de que los trajes de muchos de los personajes reflejaran al propio personaje, además de incluir referencias a otras películas de Özpetek. Por ejemplo, Arturo, el carácter de Accorsi se caracteriza por un look casual-chic, con camisas de colores lisos y pantalones a juego, y a veces incluso una chaqueta a juego con los pantalones, en colores claros como el blanco, el azul claro, el beige, para los zapatos mocasín, los zapatos franceses; la cara afeitada, si no por un bigote muy grueso en el prolabio, y el pelo siempre en su sitio; Alessandro, el personaje de Leo, tiene un look completamente diferente; tiene un aspecto más alegre, más sencillo, más funcional – dado su trabajo – , un aspecto compuesto por camisetas multicolores en tonos de negro y gris con mangas cortas, vaqueros, botas o zapatos deportivos, raramente lleva camisas y chaquetas; su cara barbuda y dura, su pelo ondulado y desordenado; en cambio, el look de Annamaria (Trinca) es casual-chic/elegante, con varios trajes entre pantalones y faldas, camisas y camisetas de manga corta de color o estampadas, en los mismos tonos de color que Arturo, pelo siempre en su sitio, cara muy natural y sencilla. Sierra, el personaje de Sierra Yilmaz, tiene su estilo habitual: camisas anchas y largas con pantalones a juego en varios colores y estampados florales o camisas anchas y largas en colgantes, zapatos planos, normalmente de corte corto rubio platino reconocible, con un ojo negro ahumado, mejillas y lápiz labial rosa claro en la cara. Mientras Michele que el pintor, amante de Arturo, tiene un aspecto muy alegre, un aspecto “bello y maldito”, con una amplia y cómoda camisa abierta por delante, pantalones cómodos, un poco anchos y largos, pelo descalzo, rizado y descompuesto cayendo en la frente y en la espalda sobre las orejas, con unas pocas manchas de color y un pincel en la mano.



Actores:

Edoardo Leo como Alessandro Marchetti, un fontanero romano casado con Arturo.


Stefano Accorsi como Arturo, un traductor independiente, con el sueño roto de convertirse en escritor, casado con Alessandro.


Jazmín Trinca come Annamaria Muscarà, amiga de Alessandro desde hace mucho tiempo, pero también amiga de la pareja, que causará un poco de estragos, pero también muchas cosas positivas.


Sara Ciocca como Martina Muscarà, la hija de Annamaria Muscarà, con un espíritu rebelde y libre como su madre, la hermana de Alessandro.


Edoardo Brandi como Alessandro Muscarà, segundo hijo de Annamaria, tímido e impulsivo, hermano de Martina.


Serra Yilmaz como Esra, una planificadora de bodas romana que trabaja con su hija transexual ‘Mina’, así como con la amiga y vecina de la pareja.

Cristina Bugatty como Mina, la hija transexual de Esra, una planificadora de bodas junto con su madre, así como amiga y vecina de la pareja.

Matteo Martari come Michele, el pintor-amante, desde hace dos años, de Arturo.

Bárbara Alberti como Elena Muscarà, la madre (de Annamaria) y la abuela muy estricta y rigurosa.

Dora Romano como Lea, la ama de llaves de la villa de Elena, pero también su confidente más cercana, que era más “madre” para Annamaria que Elena, comprensiva y buena.

Filippo Nigro come Filippo, un hombre nuevo que sufre de Alzheimer temprano y que sigue enamorándose de la mujer con la que se casó, Ginevra, que ayuda en el trabajo de su esposa y es amigo de la pareja.

Pia Lanciotti en el papel de Ginevra, casada con Filippo, y llevan un negocio juntos.

Carmine Recano en el papel del médico que trabaja en el sector donde Annamaria está hospitalizada.



Banda sonora:

Pasquale Catalano, un hábil músico y compositor napolitano, se encargó de la composición y el montaje de la banda sonora original de la película. Catalano ya ha trabajado varias veces con Özpetek para componer las bandas sonoras de sus otras películas, como “Tengo algo que deciros ” en 2010 – por la que fue nominado para David di Donatello 2010 – , “Abróchense sus cinturones” en 2014, “Napoli Velata” en 2017, y muchas otras películas. Esta banda sonora es una mezcla de canciones y composiciones originales, y la melodía sabe a “italo-turco”.

Como sabemos, las canciones y la banda sonora son fundamentales para el éxito de una película. Y Ferzan Özpetek es muy consciente de ello, prestando gran atención al sector musical de su obra, terminando por elevar la banda sonora no sólo a un elemento central de su filmografía, sino también, si se quiere, a un rasgo peculiar, tratando de alimentar su cine con una constante interpenetración entre sonidos e imágenes. Muy a menudo perfecto. Gracias a piezas que entraron inmediatamente en el imaginario colectivo.

Significativa desde “El hada ignorante”, la colaboración entre el director de origen turco y los diversos artistas de la escena local ha sido siempre firme, alegre y puntualmente renovada. Como dijo Ferzan recientemente, el trabajo en las canciones es algo prioritario para él: «A menudo escribo las escenas de mis películas escuchando las canciones, no soy yo quien busca las canciones adecuadas para mis películas, son ellos quienes me encuentran».

En los tres tráileres que anticiparon el lanzamiento de la película, se utilizaron tres canciones diferentes: en el primer tráiler puesto a disposición se encuentra la canción “Aldatildik” de la cantante turca Sezen Aksu.

  • La peculiaridad de esta bella balada reside en el fuerte contraste entre su ritmo, tan vivo y alegre, y las palabras de su letra, que nos hablan de una visión dramática del amor, un sentimiento tachonado de mentiras y que sólo consigue infligir dolor.

La elección de Özpetek de ubicarlo en el momento catártico de la danza colectiva bajo la lluvia de los personajes puede explicarse quizás por las circunstancias en las que este ritual grupal tiene lugar: los protagonistas se encuentran celebrando un momento de felicidad sincera vivida juntos, pero dentro de una explosión emocional muy poderosa, que deja en su interior complejas y pesadas escorias.

En el segundo tráiler se puede escuchar por primera vez y adelantar la canción “Luna Diamante” de Mina e Ivano Fossati – de hecho, anticipando el álbum Mina Fossati -. Mientras tanto, esta canción (Luna Diamante) vincula a La Diosa Fortuna con la voz más famosa de la canción italiana, Mina, perseguida durante años y ahora una de las incursiones cantantes más exitosas de su cine.

  • La canción Luna Diamante, elegida por Özpetek para su película, está escrita por Ivano Fossati y cantada a dos voces con Mina. La canción enmarca los sentimientos contrastantes que animan la ahora difícil relación entre los dos protagonistas Arturo y Alessandro, hecha de muchos malentendidos, fracasos y remordimientos, pero en cuyo centro permanece un fuerte y engorroso sentimiento de amor. La pieza también cuenta el valor de la espera, el perdón y el encuentro con uno mismo. Y la voz de Mina es apasionada, apoyada sólo por el piano y la orquesta de cuerdas. El videoclip oficial, firmado por el director, muestra un montaje original de algunas escenas de la película, reelaborado ad hoc con la inserción de los gráficos del disco.

En el tercer trailer se puede escuchar la canción “Che Vita Meravigliosa” de Diodato. (también esto anticipando el álbum de Diodato – Che Vita Meravigliosa).

  • Esta canción sella el espíritu de la película de Özpetek y el trabajo que hay detrás de ella. Su elección como parte de la banda sonora es puro instinto, dentro de una obra durante la cual el director de origen turco decidió tirar todos los termómetros por la borda para contar una historia sobre él, su visión de la vida y los sentimientos. Y esto es de lo que Diodato habla en su pieza: las dificultades, las emociones, los muchos obstáculos que hay en una vida comparada con un mar tormentoso, en el que es peligroso nadar, pero también imposible de resistir.

Las tres canciones también están presentes en el tracklist de la banda sonora, en la que destaca una segunda canción de Mina titulada “Chihuahua“. También está la canción “Veinte Años” de Isaac & Nora, dos niños de 11 y 8 años que fueron introducidos en la música por su padre Nicolás, mientras que su madre Catherine es su camarógrafo.

En cuanto a las composiciones musicales, son todas muy bellas y pegadizas, y me gustaron las nueve composiciones, algunas más, otras menos. Pero el tercero, el quinto y el sexto son mis favoritos.

  • La primera composición “Armarium Sicilis“, comienza con este ritmo de presión compuesto de cuerdas, a las que – después de un tiempo – se añaden otras cuerdas, para “agravar” el tono, y obtener un juego de subidas y bajadas con tonos bajos. Después de un tiempo, se añaden otros instrumentos, como las cuerdas, para enriquecer y hacer más apremiante el ritmo. Luego, de repente, se vuelve a convertir sólo con los tonos bajos del principio, y luego evoluciona de nuevo, repitiéndose durante aproximadamente 2:22.
  • La segunda composición, “Discessus Sicilis“, es una composición que parece un poco como un lamento, dado que una nota específica en el piano se repite sin cesar, hasta que se añaden otros instrumentos para reforzar este sentimiento de sufrimiento.
  • La tercera composición, “Fortuna Sortes“, comienza con un ligero toque de piano y guitarra que dan una sensación de tranquilidad, paz, calma y tienen una dulce melodía. Luego se añaden los instrumentos y el conjunto tiene un sabor a jazz, quizás un poco más apremiante, pero no demasiado. Hay una ligera rotura de tambor, e inmediatamente después sólo “cuerdas”, con un toque de tambor. Luego hay una pausa y todo vuelve como al principio, con la adición de otros instrumentos y así en bucle durante 3:20.
  • La cuarta composición, “Incipit Fabulae“, comienza con un tono bajo y “ligero”, como para decir que la fabula será más que agitada. Tiene este ritmo un tanto “inquietante” que nos hace comprender inmediatamente cómo era la vida de Annamaria de niña y de adolescente, antes de huir de casa y de su madre (como también podemos vender bien desde el estreno de la película). A medida que progresa, el ritmo cambia y la música “anima”, al igual que Annamaria, con altibajos, hasta que se estabiliza en la frecuencia tranquila y alegre.
  • La quinta composición “La dea fortuna“, comienza con este “espíritu” de sabor árabe, con el ritmo marcado por panderetas, rasgueando cuerdas de guitarra e instrumentos de viento, permaneciendo en la misma melodía. Hacia el final, después de altibajos melódicos, se vuelve más alegre y rítmico, marcado por lo que parece ser un violín, o al menos un arco.
  • La sexta composición “Sortes“, comienza con el rasgueo de la guitarra, luego se detiene… luego comienza de nuevo… y es también esta calma y relajación. De repente empieza un poco más rítmico y lleno de energía de alergia, luego se detiene… y luego empieza de nuevo como empezó.
  • La séptima composición, “Arena“, comienza con un sonido ligero que pronto empeora y se hace más alto que unos pocos tonos y luego se detiene. Este sonido se repite de la misma manera. Y hacia el final, primero se añaden algunas notas dulces y delicadas de un arco, luego se añaden notas más vivas y alegres.
  • La octava composición, “Domus Mater“, tiene una melodía triste y “agravada” por otros instrumentos de tono bajo.
  • La novena composición “Bonus Numerus“, es una continuación de la anterior, y continúa este “lamento”, como un lamento general: por Alessandro y Arturo, por la muerte prematura de Annamaria, por los niños recientemente huérfanos, que se quedarán con su abuela y tendrán que quedarse con dos pies en un solo zapato. De repente sentí que estaba escuchando “La canción de cuna de Bella” de la banda sonora de Crepúsculo, sólo para volver a estar tan triste como al principio.

Hay catorce pistas en total, incluyendo canciones y composiciones, con una duración total de 38 minutos y 31 segundos.



Arturo: ¡Ya tenemos nuestros problemas!

Alessandro: ¡Vamos a meternos en más problemas!


FIN.


Espero que también les haya gustado esta nueva crítica sobre la película “La Diosa Fortuna“, incluso si se publica después de mucho tiempo, y si es así, dejen un comentario y compartan. ¡Nos vemos en el próximo artículo! Adiós gente.

The Goddess of Furtune – movie review.


*Disclaimer*: The movie in question, to my knowledge right now, has not been translated and dubbed in English yet, so it has not been distributed to the cinemas too, but they are working on it to make sure that soon this movie will be available for foreign audience. Therefore, the english review of the movie in question I did is a translation of my own thoughts.


Hi everyone and welcome back to this new ‘movie review’ article on my blog. Today we’re going to talk about an Italian movie released last year, around mid-December 2019, which I was very curious to watch, namely Ferzan Özpetek’s The Goddess of Fortune, which from the first trailer released, I said to myself “I absolutely must watch this movie! ”. Today I’m here to share with you my thoughts on this movie in its entirety. I hope you enjoy this new movie review and enjoy the reading.

Let’s get down to busin…uhm, I mean…the review!



“The Goddess of Fortune is a secret, a magic trick. How can you keep someone you love forever with you? You have to stare at him/her, steal his/her image, snap your eyes shut, keep them closed. And he/she will descend to your heart and from that moment on, that person will be with you forever.”



Plot:

Arturo and Alessandro, respectively a translator and a plumber, have been a couple for over fifteen years: they live in Rome surrounded by many friends. However, their relationship has been in crisis for a long time: passion and complicity have died out, and Arturo consciously bears the many infidelities of Alessandro, who has become increasingly reserved and taciturn towards him. One day Annamaria, Alessandro’s best friend, entrusts her two kids, Martina and Sandro, aged respectively 12 and 9, to the two men to look after them while she is in hospital for some check-ups. Her stay, initially planned for a few days, is prolonged due to the discovery of a congenital disease, which will require first a biopsy and then a surgical operation.

The cohabitation with the children upsets the already precarious balance of the two men, who often quarrel, causing tension even among their little brothers; Martina also instils in Arturo the doubt that Sandro could actually be Alessandro’s son, whose name he actually bears. Later Alessandro discovers that Arturo had a clandestine relationship with an artist, which has been going on without his knowledge for over two years: this is the cause of a strong crisis after which the couple decides to separate. In the meantime, Annamaria, understanding how serious his condition is, writes her own will in which she appoints Alessandro as legal guardian of her children, but when she sees the two men upset about their break-up, she doesn’t have the heart to talk to him about it.

With the imminent separation, Alessandro and Arturo can no longer take care of the children, so they ask Annamaria to entrust them to her mother Elena, a disgraced baroness who lives in Sicily; the woman hates her and has been estranged from any relationships with her following the death of her brother Lorenzo due to an overdose, but given the urgency she lets herself be convinced. During the ferry trip from Naples to Palermo the two men have a dramatic confrontation in which they reproach each other’s shortcomings; it will be the children who will console them during what seems to be the definitive closure of their story. Once arrived in the eighteenth-century villa where Elena lives, in Bagheria, the two immediately realize that the woman is excessively strict towards the children, but believing that their stay is only temporary, they leave them there. Once back in Rome, the two witness Annamaria’s sudden death.

Back in Sicily for their friend’s funeral, Alessandro and Arturo are prevented by Elena from seeing the children: the woman shows that she has always known everything about her daughter’s life, including their homosexuality, so she believes that they would not be able to raise them properly. Lea, Elena’s housekeeper, secretly explains to them that the woman was extremely mean to Annamaria and Lorenzo, to the point of becoming violent; the two men then decide to take the children back by force, locking Elena in the same closet where she locked her children and now her grandchildren. The woman, though overwhelmed, threatened to report them for child abduction.

On the way back, Alessandro and Arturo stop along the coast, sure that on their way back to Rome things could fall apart: during the night the two of them exchange for the first time in a long time a gesture of intimacy, which is a prelude to a possible reconciliation. Dawn arrives and all four of them take a bath in the sea: each one performs a ritual of the Goddess Fortune, taught to them by Annamaria, which serves to keep the dearest person in the world with them: look fixedly at the face of the desired person, then close their eyes and immediately open them again, so that the image, as if photographed, descends to the heart. Sandro and Martina perform it by turning to Alessandro and Arturo, who in turn, turn to each other.



Personal comment:

Is this movie worth watching or not? ABSOLUTELY YEEEEEEESSSSSSSS!!!

Since the first images and the first official short trailer released, I have had great and high expectations about this film, and I can say with immense happiness that they have been amply satisfied, if not even more. It’s a movie that I enjoyed madly, despite the “complex simplicity” of the work. Ferzan Özpetek never misses a movie.

It’s been a while since I went to the cinema to watch a good auteur film. It’s only by watching this movie that I found myself watching a type of cinema that I madly love, namely the auteur cinema, the one that’s a little more niche. Watching this movie is like breathing a breath of fresh air, and for those like me who love Özpetek’s cinema – which many people find “similar” on some traits –  even if it is a very dramatic, sad, heavy cinema, he makes it sure not to exasperate or exalt the despair, the crying; but he always makes it sure to leave you with a sort of, let’s say, final “sense of tranquillity”, “a sense of good spirit”, a sort of “hope”, like the one that Pandora finds at the end of the box: a Hope (Elpis). Life is terrible, chilling, frightening, but still worth living. Let’s say right away that this movie doesn’t have a real ‘murder mystery’ case, because it’s a dramatic movie, but surely there are other elements that if you discover them by watching the film slowly, obviously you will enjoy it, in a different way.

“The Goddess of Fortune” is a choral story, as it is in the best style of the Turkish director, who remembers, yes, his other successful works – from “The Ignorant Fairies” to “Saturn in Opposition” to “Loose Cannons” – but without taking them as an obligatory reference point, without fossilizing on them. The choral nature of the story is represented by an important and close-knit cast, represented –  in addition to the two main actors – by old and new acquaintances of Özpetek: Serra Yilmaz, Filippo Nigro, Yasmine Trinca, Barbara Alberti and the two very good kids Sara Ciocca and Edoardo Brandi, and it is a story interwoven with gender differences, sexual orientation, cultural and social condition differences or, more simply, interwoven with life, and that’s a joyful element always dear to Özpetek, who here ‘change colour’ in the most reassuring everyday life. Happiness – as it clearly expresses the scene of the improvised dance in the rain – consists in living together and sharing specific, small but precious moments and nothing else matters, nothing else is visible outside of this reconciliation of opposites.

Love and friendship, parental feelings, don’t know those purely external categorizations in which the human being loves to withdraw into himself/herself, and the “goddess of fortune” of the title (an allegorical but also tangible element to tie the joints of the narrative, a reference to a specific place – the Temple of the Fortuna Primigenia in Palestrina, just outside Rome – which is the background to a non-peregrine fragment of the story) does not base its actions on this kind of distinctions. If anything, the goddess of fortune puts to the test: not only the main couple, but also their circle of friendships, their consolidated long-time affections: among them, Annamaria who suddenly re-emerges from the past with two children in tow, Martina and Alessandro, and many uncertainties about the future.

The result is a surprising odyssey, a journey both geographically and internally, which leads Arturo and Alessandro inside, to the “sacred heart”, to the burning and neuralgic core of their relationship in crisis… but also on the outside, through the streets and squares of a Rome that reveals itself: from the Nomentano district to Villa Doria Pamphilj, from the Tiber to Palestrina, and beyond, towards Bagheria and in a Sicily with a magnificent Caribbean-ish transparent sea. Where, not by chance, the movie opens and ends, in the passage through the locked doors of an ancient dwelling cradle of secret sorrows, horrible reign of a “witch” –mother/grandmother (in this regard, I am referring to the initial plan-sequence, deeply permeated by that sense of fairy-tale, mystery and, at times, Gothic which is one of the director’s primary stylistic brands) to the feeling of regained freedom given by the contemplation of the line of a sea horizon, in the finale.

If “Call me by your name” (2017) was the story of the first love, which is the same and valid for everyone, but the way our society is structured (the Italian one, I mean), it’s obvious that the fact that it’s an LGBTQI+ themed movie stands out; here this movie, on the contrary, it tells the end, perhaps, of an adult and mature love, a kind of story that goes beyond the genre and that is a bit common and equal for all, that certainly has similar common feature for nearly all couples, as well as for “Call me by your name“, but regarding specifically the first love or young loves; in this case, however, it is a movie that belongs to the LGBTQI+ category (which I hope that soon this “label” will be removed and there will be movies ‘about and with’ people who love or hate each other, regardless of genre), because we still categorize the genre.

There are many well-known Italian actors, such as Stefano Accorsi (who has a very long career, starting from the MAXIBON commercial in the early ’90s), but there is also Jasmine Trinca, gorgeous, talented, versatile, and even Edoardo Leo, who is in practically any Italian film: comedies, dramas… he’s there! Edoardo Leo is a certainty for modern Italian cinema; any movie, even animated movies, as in the 2019 remake of the 32nd Disney classic “The Lion King“. He’s everywhere! It’s the only certainty for Italian cinema in recent years and Ferzan Özpetek also wanted him for his movie. In my opinion, Özpetek works in a masterful way with his actors, he’s really an artist that I find very inspiring for everything, for the way he writes, narrates and works with actors. Let’s face it: he also knows how to let rocks play a role, because it’s true that the skill of an actor is very important for his career, of course, but it’s also true that the director’s direction is fundamental for the success of the actor’s acting in the context of that specific movie, in agreement with the other characters they have close to them, and for this reason they need someone as the movie director to lead them, a guidance, an “outside eye” and the movie director’s directions who has the overall vision of what the movie will be. Ferzan is so good at his work – a bit like Pupi Avati (another well-known Italian movie director) – that was capable of making everyone play, even people outside their context, such as Francesco Arca. The smart, intelligent thing he does is to get actors who are similar in their (acting) strings to the characters in his stories, so if he has a character with a certain character, he tries to find and associate an actor who knows he’s comfortable in those strings, and this is already a very big help that he gives to himself, but also to the actor he chooses, but not only that. It’s not enough for him to put an actor simply in a “comfort zone”, so he/she doesn’t start from a “difficult” situation, but starting from a comfort zone he can work well by creating and building a character that doesn’t look like a “caricature” of the character written by Özpetek or of the actor himself/herself, but rather that looks like a character and through and through at 360°. Can you see, in this film, this being “caricatural” with Jasmine Trinca? No, you can’t, because she’s a magnificent actress and also very versatile, so she proves to be a very good actress, as always; as it cannot be noticed with Stefano Accorsi, he is a good actor too, who has shown in the last few years to be particularly versatile, even if there was a period in which he was always stuck in the same roles, but also in Matteo Rovere’s 2016 movie “Fast as the wind” (“Veloce come il vento) he showed that he knows, that he can do much more; but you can notice this “being caricatural” – and the example is fitting – with Edoardo Leo. He’s an actor who usually plays more comic roles, he has his own style of comedy, his own style of entertaining the audience, and he has a lot of “rests”: he relies on a well stereotyped character, so the character is a bit “coarse”, but nice and romantic, that works once, twice (also seen in the series of “I Can Quit Whenever I Want“), the tenth time he seems to play the same thing, it seems that he can’t do anything else, and above-all you want to see him in something different. By the way, this way he uses to characterize his comic characters, which is a bit of a “guitto” (ham actor), an actor who enjoys playing the role he is doing, but with the attitude of “I know I’m making others laugh“. You can see that he is not at 360° inside his character, because you can clearly see that he is acting, because he knows that he is likeable and that he will entertain others; so, he results in being a bit fake. So, here Özpetek has taken the best features of these ironic and comic strings that E. Leo has and put them in a character who is his character in the movie, that is that of a “coarse” person, who counterpose with the character Accorsi plays: the classic role of an intellectual person; while Leo is the one who is a little bit more down to earth, simple, who has Romanism in his accent. So, he takes advantage of all these characteristics that he has and that work and gives “it” (the role) something more, gives it the depth, gives it the structure of the character and gives it something from the actor. You can see that here there is not a “guitto” (ham actor), but the construction of the personality of a character who also has those characteristics. For the first time in forever you see Edoardo Leo acting, and I really appreciated it. All the actors are very very good, some surprise more than others, for what I watched before in his works, let’s say. And on this subject, you can also see that there is also a lot of the actor’s work, but there is also an enormous amount of directing work, and when a director has this care in giving this attention to the actors’ acting it’s wonderful, and it’s clearly noticeable! But also the care put in casting, not only to find actors who are in a “comfort zone” with respect to the characters in the script, but also just, for example, with the casting of the children, there is the little girl, played by Sara Ciocca, who is a little talent in miniature, she is exquisitely good! And honestly, let’s face it, how rare is it to see in Italian cinema “casted” children who have talent for acting? Very little! For example, you can see how the kids in the 2014 superhero movie “The Invisible Boy” by G. Salvadores are quite terrible in acting! They have their whole life ahead to study acting, but if they just don’t have that acting skill, that certain something within, they’ll never be good (obviously is not always like that, there are exceptions; also, is my personal opinion); this little girl is really incredible, really good.

I certainly loved the kind of narration in this film, which is Ozpetek’s narration, so as the enthusiast as I am, I loved it more. I like this gem of inserting a “secret” into his stories, and in this movie too there’s a secret, which you see from the beginning in a scene that’s the antecedent, somehow, and then throughout the film you wonder how the characters we’re dealing with will relate to that antecedent; very often this secret is linked to something very dramatic, to a trauma, that very often has to be reconstructed. Another thing that I liked a lot about the movie and that’s also part of his cinema, is the characteristic of inserting, very often, full or almost full pieces of songs, that practically give voice to the actors’ thoughts; so, we have a sequence in which the actors don’t speak, but they perform actions, or they don’t even perform actions, but they’re there thinking and in the meantime you can listen to a song, and that song is telling you exactly what the character is thinking at that specific moment, what the situation is all around.

Another thing that we can find in this movie is a moderate pace, a slower pace, not extremely slow, in fact we could even call it “the right pace, perfect one”; and the defect is the fact that we are used to a much more frantic pace that comes from international cinema, but here there is a right pace, and above-all we will find those magnificent suspensions of time that are the pauses of silence between the actors, and that are pauses full of “unspoken”, full of tension, of strength, of energy, and it is very difficult to create something like that. It sounds easy, but it’s not easy at all, because a pause in a movie may result empty in a very extremely easy way; while being able to give all of that density of meaning to a pause at the end of a scene, taking a breath between cuts, it really fills in the movie so much, and it’s magnificent, and above-all it must have a dense story and it must have actors who can hold those pauses. Not all actors can hold those pauses or hold the listening shots. There are really many interesting aspects in the way this story is told: first of all, there is the “DESTRUCTURING” and then the “RESTRUCTURING” of the drama.

At the beginning of the movie we learn that Annamaria (J. Trinca) could be ill, she has to do some medial assessment and we assume that it’s a tumour, also because the cinematographic narration in recent years has accustomed us that a bad illness is 99% a tumour, or anyway has accustomed us to many characters who die of this illness. It’s a bit the illness of our era, the scourge of this era, we know, and so let’s say it seems to be so. She is hospitalized, some medical assessments are made and we’re told that it’s not really like that, that she doesn’t have that illness, but she has a congenital malformation in her head, that it’s something operable and that she will be saved. And this is the second stage. In the third phase, instead, the character that the Trinca plays, dies because of this congenital malformation. These three phases destructure the drama and then restructure it:

In the first phase, we already start knowing that the character is sick, so we’re prepared, we have seen it in other movies and we think that the illness is that one, the “famous” and “renowned” one, so we get used to the idea that this character will probably die or won’t end well for her.

In the second phase, instead, we’re told: “No, it’s not that specific illness and it’s not like that! The character will survive.”, and then we somehow think: “Ah okay, see, something different, we don’t talk about the usual illness and above-all, see, they put the drama at the beginning, but then it was one of those things that doesn’t happen in the end ” (what seemed to be the initial alarm). After we “calmed down”, and then the initial drama that was making us anguish ends, the heavy-blow comes! The blow between head and neck. After the calmness, we recount the drama because suddenly she dies, just suddenly and right there in front of their eyes (of Alessandro and Arturo), without there being a operation by means or anything else, and we feel bad, because when we least expect it, the drama reappears, and, in my opinion, this thing is very powerful because it doesn’t give you a default drama, but it “destructures” the drama and then “REPROPES” it, and that’s where it takes us by surprise.

In the film there are two monologues that are given to the two main characters, that are very beautiful, deep, that represent a lot of their characters, but also represent a lot the thoughts, the opinions, the emotions and the feelings, that are common to many of us, things that we thought, that happened to us, and they are two monologues interpreted masterfully, and specifically Accorsi’s monologue is really to be moved. The beautiful thing is always this contrast with the drama, and then the fact that E. Leo does all his monologue on the steps of the hospital and talking about the futility he feels, the helplessness of how useless he feels to be, and then the Accorsi’s character will dampen with a joke about his (actually) actual talent to fasten helmets and not being, therefore, totally useless. The same thing will happen on Accorsi’s monologue that takes place on the ferry to Sicily: terrific, heart-wrenching, poignant, but poetic, on how a relationship “ages”, on how your whole life passes in front of our eyes, on what remains of relationships between people who love each other, and what remains of feelings and what happened to his life, and the monologue ends with the classical phrase “…I thought we would grow old together.”, a great classic, dampened by the very good girl. In fact, she being a child, they are already old at her eyes, and so she says “You are already old.” So, this contrast, that life itself is, that one day it is a tragedy and the next day it is a comedy; there’s always this spirit that no matter how bad things go, somehow, we can handle it, somehow we can manage it.

Another point of the movie that I loved very much was the oral quarrel between Alessandro (Leo) and Arturo (Accorsi), the one that happens when they are having lunch on the ferry, and while the children get up to buy and eat ice cream, they are left alone at the table and it’s significant how they exchange their roles, one to hurt the other. At that moment, Alessandro (Leo) – who is introduced, represented and pointed out as a grown up “big baby”, let’s say, gives the character of Accorsi (Arturo) – who instead is the sophisticated, refined and intellectual one, the translator; while the other one is the plumber – , at that moment the character of E. Leo speaks to the character of Accorsi to hurt him, in his own language, and therefore uses a more adult way of communicating than his standards, concluding his consideration ‘calling him a failure’ in his life, let’s say, but using a way of communicating and a language with strong words, in fact he speaks just like an adult, and this is the language of the other character, that of speaking as an adult between adults, and it hurts him deeply, very much. Accorsi’s reaction, (as we said before, is the most intellectual character, is the one to use another code of language that is the one that hurts the other, that is to say a more childish language, more childlike (however non-verbal) because his reaction to that long monologue on how inadequate the other is, is properly to get up and leave, precisely like a child, in a childish way. And once he’s gone, he comes back, takes the ketchup and squeezes a lot of it into E. Leo’s plate of chips, who had previously asked him, and the character of E. Leo cries, just like a child who has been spurned by a person he loves. We are at very high levels of (script) writing, because the two characters, who hurt each other, reverse their way of dialoguing. Here we can notice the type of writing behind it, which is a type of writing that has behind a study in the creation and construction of the characters. From here I connect to another thing that I liked a lot and that is in the attention to details, see how Özpetek uses food on set, as we have just seen in the scene I told you about earlier, that of ketchup, in which Arturo uses this ketchup as if it were a stab of blood that gives the other one; or it is very interesting the use of food precisely because these are tools that are given to the actors while they are acting, these are tools to help themselves, to lean on, to build a character, these are tools to make it vivid, true, that crosses the screen and, above-all, to give messages, some subliminal details, such as the scene of the fight between the two main characters at their home, when Alessandro has just found out that Arturo has been cheating on him for two years with the same person; while they have this fight, Alessandro peels and eats an orange and the orange – being a citrus fruit, it is a fruit that however sweet it may be, it is appreciable just for its sourness, for the fact that it is a bit acidic –, and in that moment of great difficulty for the discovery of the betrayal of his partner, he is just eating this citrus, this “not-bitter” bite, but “sour bite”. A very beautiful and evocative image. In this movie there are so many beautiful things, details, that these above-mentioned are just a few. Another thing that can be noticed, and that accompanies the issue of dense and meaningful silences, is the fact of watching at the two protagonists, between whom there was a great feeling, that practically never touch each other, and yet, despite this, manages to create a very strong tension between the two, so dense that you could take it in blocks and move it from one side to the other, and this is something incredibly difficult to create between two actors and between two characters too, and obviously there will be a wonderful and incredible work behind it. The power of this feeling, the density of this feeling, despite the fact that the actors hardly ever touch each other, and yet there is this latent constant, this explosive tension between the two, whether it be a tension of anger, erotic tension and much more. It’s really well, well, well done!

Another scene that I loved so much is a scene that happens all of a sudden, is the scene of dancing in the rain. At the end of a dinner our characters are relaxing and enjoying those gifts that the evening gives on the veranda of their apartment, and suddenly while the night sky threatens storm and torrential rain, a character (Mina) gets up to dance and takes little Martina by the hand to join her in the dance, and here we begin to hear the first notes, emitted by a small stereo, of a Turkish song with a lively and cheerful rhythm that stays with you, and there while the two are dancing, and slowly the other characters get up to join them and dance, from the night sky begins to come down, on them like a sort of blessing, like a gift, a lot of torrential rain. The music continues – involving more and more the characters themselves and also the audience in the scene in question – while our characters continue to dance in the rain, continuing to rejoice in that gift, in that rain, in that blessing. The happiness expressed in this scene consists in living together and sharing specific, small but precious moments and nothing else matters, nothing else is visible outside of this reconciliation of opposites.

To this scene we could say is connected another scene that I loved very much, and chronologically it is right after the beginning of the movie, and it is the scene where the wedding reception of a gay couple’s wedding is taking place in a house, and not as it is common, in a restaurant or a place used for receptions, and the whole party is being recorded amateurishly with a mobile phone, and we can tell that by the quality of the photography, by the fact that the hand that is recording is not steady, but a fickle hand, a bit shaky, and that’s the beauty of the scene itself, and at the same time there are these sequence shots that intersect with the initial titles, in which we see how a reception, whether it’s a wedding or a party, are the most beautiful if spent and celebrated with the people you feel good with and love. This wedding reception recorded with a mobile phone – which follows the sequence shots of the initial titles, the one alluding to the childhood trauma that will be decoded and replicated in the epilogue – becomes the swift introduction of the two main characters of the story and the social context that welcomes them. Here we are in the most recognizable Özpetek, in the proposal of a personal mythology, that of a community of solidarity that intercepts different cultures and ethnic groups, an ideal bubble in which any sexual choice finds expression and no judgment. Within the framework thus defined have a place in the story of Arturo and Alessandro, life partners in crisis for a long time, now on the road to the inevitable bourgeoisie: an open relationship couple, more to avoid or postpone the break-up than for real conviction, two different characters marked by a different social background and whose distance, even cultural, has become brutally economic over time. The couple’s relationship is therefore multi-faceted and nuanced: its problems, its daily life, the way in which the roots of contrasts are exposed, the riotous withdrawal to the other’s reasons tell plausibility. The arrival of Annamaria and her children, her illness and the shadow of a death that we know will not fail to arrive, set the plot in motion by turning it on the theme of homogeneous adoption.

The last part, Romoli’s part, which moves away from his more classic cinema and approaches the more daring and experimental, from the 2012 fantasy/phantasmatic “A Magnificent Haunting” to the 2017 mysterious “Naples in veils“, taking on vague horror hues and psychoanalytic chiaroscuros, but without rooting them too much in the story, almost approaching them.

Figures with skull heads, we find ourselves trapped in disturbing rooms, we find ourselves trapped in huge houses with lonely corridors in which to be alone with our fears, in rooms in which we close ourselves or we are closed, and the call for help late in coming at its destination, there is no one, except a camera that penetrates into this house of horrors, into this house of our childhood traumas… it looks like it is starting Dario Argento’s 1975 movie “Deep Red”(or The Hatchet Murders) at any moment, in the middle of another movie.

If Özpetek’s world is the condominium and its life, Serra Yilmaz leaning out and always ready to come and have lunch or dinner at your place and talk to you, the friends. But not only this, also the passing of time, because here we no longer find the Ferzan of “The Ignorant Fairies “; Romoli’s world is the dark, gothic, raw, disturbing one. The movie is magnificent precisely because we audience forget, in a certain sense, Romoli’s world with all its darkness, – also because the introduction is very short, and then taking it back again towards the end of the second half of the movie – and then enter into Özpetek’s world. Also, the marvel of the movie is that there is a very beautiful double reading. The first level of reading is this wonderful love story, which is also about friendship, the couple, the passing of time and fatherhood. The second level of reading is that it’s a movie that brings Romoli’s and Özpetek’s worlds into conflict. Romoli is the “dark” part, horror, the “Dario Argent-ean” part, he is the one for the “death of love”, he is the darkest of the two.

And this movie is amazing precisely because there is the interaction of these worlds, already present, for instance, within the 2005 movie “Sacred Heart” by Özpetek himself. As in that movie, as in this one, there was a camera filming the walls of a house that contained pain and horror. In this movie there is the same incipit. After this mysterious beginning with trapped people asking for help, suddenly we find ourselves in Rome and we come into contact with the two main characters and their story. In the first ten minutes we move from Romoli’s world to the world of partying and sharing, classic Ozpetek. The funny association between these two, between the ” Argent-ean depressed ironic” and this wonderful Italian Turk, beautiful, soft. This movie is one of those in which these two worlds enter into conflict. That world of fear, which we will then discover to be Sicily, beautiful, of a fallen nobility, of perversion, of suffocating interiors, of our childhood traumas, these female figures that defined “witches” is too little; then we come into contact with this bourgeois life, under the sun of Rome, and we enter into the story of Arturo and Alessandro who are a traumatic, problematic couple.

One of the themes of the movie is certainly the one that contemporary cinema – in general – is dealing with lately, namely that of parenthood, but a parenthood that obviously belonging to families that are not the “traditional” ones, in this case to a gay family made up of two men, who have to manage two children and as much as the native family (in this case we are talking about a grandmother with a terrible character, who caused not indifferent traumas to her children and who was about to do the same to her grandchildren); however, as it is not said that your originating family is the right family, or in any case the family set in the traditional way, it is not said that it is the only possible and healthy one, but in this case, the children are better off with their step-parents, despite the fact that they are not a traditional family, but in this case two men.

As I said before, at the beginning of this section, Ferzan Özpetek never misses a movie. For this movie he was inspired by a personal story that happened to him. A couple of years ago he receives a phone call from his sister-in-law, who tells him that his brother has a bad illness, and she asks him to take care of his children, in case something bad happens to her too. Of course, he immediately said yes to her, out of the blue. But then this event made him think. Together with his partner, he had never considered the idea of taking on the responsibility of having children to look after, as adoptive parents. This personal event that had happened to him led him to become interested, in his work, in wanting to deal with a couple’s love in the phase in which, after a long living together, the passion defaults and turns into something else. To this he has tangled, connected to love, the ancient concept of “Fortune”, which does not exactly coincide with good fortune. Beautiful and meaningful, by the way, is the phrase repeated both by one of the very little characters (Sandro), and then, later on by Jasmine Trinca which is: “The Goddess of Fortune is a secret, a magic trick. How can you keep someone you love forever with you? You have to stare at him/her, steal his/her image, snap your eyes shut, keep them closed. And he/she will descend to your heart and from that moment on, that person will be with you forever.”  Özpetek, with his new movie “The Goddess of Fortune”, goes back to the atmospheres that are more in the kind of things of the Italian-Turkish moviemaker, those atmospheres of love stories set in a collective story. This movie is a movie of refined beauty and intense emotions, a classic “Ozpetek touch“, with sublime actors, who, as usual with Özpetek, give the best of themselves, and the best ever. All perfectly in part.

While I was looking for news to write this review, I was struck and intrigued by the long and articulate “question” of a journalist to the Turkish director about his new movie, to whom she asks: «Ferzan your cinema touches the strings of the spectator’s soul, like few others. Music plays an important role. How did you work with Pasquale Catalano, with whom you collaborated several times in the past, with excellent results in “Naples in Veils”? With this movie I think both you have gone even further… And then I have a couple of curiosities about the set design: did you ask to have “Red Istanbul” sheets in the artist’s house, Arturo’s lover? And how was the well-known ‘Palazzo del Sole’ in Via della Lega Lombarda, in front of the Jolly cinema, made in the 1930s by Arch. Innocenzo Sabbatini, chosen as the location for the filming, because of its characteristic degrading terraced structure reported in all architecture books, perfect for the choral life of the community you represent in your movie?». And Ferzan Özpetek’s answer was: «Thanks to Giulia Busnengo, thanks to a set designer at her debut. She was an assistant on the set of “The Ignorant Fairies”. Firstly, she became a great decorator. I met her. She has been very meticulous. I told her I wanted a setting like “The Ignorant Fairies”, where I’ve lived for years, but that it no longer has the character it used to have. Then I changed my mind. I wanted a neighbourhood with those similar characteristics. She found and chose that building. As soon as we entered the house, I immediately said it was fine, without even seeing the other proposals. It was amazing, an ideal place… I’d like to live in a house like that in my life myself. When she asked me if the house was okay, I immediately told her that it was perfect… […] I sent the photos, the music – even if sometimes I listen to people who tell me: “you use too much music.” I’ve tried to hold myself back into not putting too much the music in some movies. In this one I said, “I’m not holding back.” There must be an atmosphere. I was very free. Mina’s song: A certainty! Diodato’s song… when I listened to it, something excited me, something made me tremble… I didn’t have the song for the end credits. He (Pasquale Catalano) comes to my home, and says to me: “I’ll make you hear something of Diodato”. 20 seconds later I stopped the song and said: “This one!” When you hear something that makes you shudder, it’s that. It’s kind of like when you meet people. I get the idea, in general, that there are people you meet and you say, “I don’t like him/her.” Maybe, then you make friends with them. But then that first feeling comes back. That’s me, an animal with a sixth sense about things. » 

Even in the context of chosen settings and locations, this movie is spectacular. The story unfolds through the streets and squares of a Rome that reveals itself: from the Nomentano district to Villa Pamphilj, from the Tiber to Palestrina, and beyond, towards Bagheria and a Sicily with a magnificent Caribbean-ish transparent sea – here, not by chance, the movie opens and ends, in the passage through the locked doors of an ancient dwelling cradle of secret sorrows and to the feeling of regained freedom given by the contemplation of the line of a sea horizon, in the finale. Here, we do not find a recognizable Rome, a “central” Rome, in which there is St. Peter’s Basilica and its square that gives us the illusion of embracing the population, or Piazza del Popolo and Via del Corso, or the Colosseum, the Imperial Fora and its large street, or the Altar of the Fatherland (or The Victor Emmanuel ll Monument), but there are more places less visited, less central, such as the Ostiense or the Nomentano district, and in some cases, even places outside the centre,

the complex of the Temple of Fortuna Primigenia, in Palestrina.

such as Palestrina and its Temple of Fortuna Primigenia. Leaving Lazio, here too, an unknown Sicily is revealed, despite the fact that Villa Valguarnera is depicted in the Virgin Mary area of Palermo, in Bagheria.

Temple of Fortuna Primigenia’s Well

About the Temple of Fortuna Primigenia, the movie director underlines that it is «a sacred complex dedicated to the Fortune Goddess. But it is not, as many people think, referred only to “good fortune”; it is fundamental the way each of us reacts to the Case and to Fortune. We are the ones that determine whether what happens to us is positive or negative. Some call it free will. Apart from the affection I have for that place, it seemed perfect to me as a starting point to tell a love story that I had never told before. »

Villa Valguarnera in Bagheria.

Finally, Villa Valguarnera in Bagheria in Özpetek’s memories «looked like Hansel and Gretel house, it was what I wanted. Even with its macabre frescoes, made by the owner’s great-grandfather, a friend of Giuseppe Tornatore’s, as if to invite everyone to enjoy good food and life because sooner or later death comes for everyone». A bit Almodovarian in form and content, saturated with colours (of food and settings), feelings and sentimentality, of glances (those who exchange Alessandro and Arturo, among themselves and with the two children entrusted to him, are very intense), discussions and reflections. 

“The Goddess of Fortune” is different from what appears in the first instance. In spite of the casing that envelops it, it is not based on the excess: it is melancholic and joyful in painting the paradoxes of living, the anxiety of passing time, the slow consummation of passion which, however, becomes a new feeling. In addition to these themes, Özpetek naturally adds – with extreme simplicity – the delicate but founding speech on the beauty and legitimacy of the idea of family, even when the latter is not declined in the most traditional way (and, after all, Annamaria’s family history is emblematic in this sense). The goddess of fortune may not be the best film of the Turkish director, but it is undoubtedly one of the most sincere, even in sharing with the viewer the awareness of the transience of everything: to end, as in De André’s song, but with a raucous laughter/and many memories /and not even a regret.

In conclusion, I say that the strong point of this movie is to overtake, without too much regard for the trends of the moment. Today, to produce ” good culture” means sponsoring homosexuality in all its forms, in the most disparate ways, moving from comedy to drama, in an apparent attempt to destroy every cliché and space of ignorance. Anyone can recognize himself/herself in this and can be moved, since the movie also deals with loss, abandonment and in a certain sense adoption, in the drama and power of being able to rely on someone again. It is the disarming universality of these themes, which generically concern the human element, that makes “The Fortune Goddess” a movie worthy of a positive note: it distances itself from those who have analysed diversity through diversity, thinking of producing something new without adding, in truth, anything original.



Costume, hair and make-up:

The costumes for this movie were entrusted to costume designers Alessandro Lai and Monica Gaetani.

In his twenty-year career, Alessandro Lai has collaborated with many movie directors and in many movies for cinema, such as for the 2000 movie “Rosa e Cornelia” by Giorgio Treves, for the 2012 movie “Bellas Mariposas” by Salvatore Mereu and for the 2007 “Flying Lessons” by Francesca Archibugi – among others –and for television, as in the 2014 “Romeo and Juliet” by Riccardo Donna, for “I Medici – Masters of Florence” (2016-2018) or for the 2020 “Devils” tv series, but he has collaborated more with Özpetek in many of his films, including the 2007 movie “Saturn in Opposition” , the 2010 movie “Loose Cannons” and for the 2012 “A Magnificent Haunting” and with Archibugi, to whom he has been professionally linked for many years and collaborates with them in the creation of many of their films. Lai has also won many awards, including many David di Donatello (prize) and various Nastri d’argento (prize).

Like Alessandro Lai, Monica Gaetani in her more than ten-year career has also collaborated with many directors for several movies for cinema, including the 2019 movie “Croce e Delizia” by Simone Giordano, and films for television (Un Passo dal Cielo – 2011).

The two costume designers were very good at choosing and fitting the costumes to the characters for this movie, because just as a joke or a word, or even a movement or an expression can be, they made sure that the costumes of many of the characters mirrored the character himself/herself, as well as including references to other Özpetek films. For instance, Arturo, Accorsi’s character is characterized by a casual-chic look: with plain coloured shirts and matching trousers, and sometimes even jackets to match the trousers, in light colours such as white, light blue, beige, for moccasin shoes, French shoes; he has shaved face, if not for a very thick moustache on the cupid’s bow, and his hair always done;

Alessandro, the character of Leo, has a completely different look: he has a more cheeky, simpler, more functional look – given his work –, a look made up of multi-colour t-shirts in shades of black and grey with short sleeves, jeans, boots or sports shoes; he rarely wears shirts and jackets. His bearded, hard face with wavy, messed up hair;

Instead, Annamaria (Trinca) look is casual-chic/elegant, with several outfits among trousers and skirts, short-sleeved coloured or patterned t-shirts and shirts, in the same colour shades as Arturo. Her hair always done or tied up in a ponytail, with very natural and simple face.

Sierra, the character Sierra Yilmaz plays, has his usual style: wide and long shirts with matching trousers in various colours and floral patterns or wide and long in pendant shirts, flat shoes, usually recognizable platinum blonde short cut, with a black smokey eye, light pink cheeks and light pink lipstick on the face.

While the painter, Arturo’s lover, has a very carefree look, a “beautiful and damned ” look, with a wide and comfortable shirt open on the front, comfortable trousers, a bit wide and long, he is barefoot; his hair are curly and ruffled, falling on the forehead and in the back over the ears; with a few spots of colour on and a paint brush in the hand.



Cast:

Edoardo Leo as Alessandro Marchetti, a Roman plumber married to Arturo.


Stefano Accorsi as Arturo, a freelance translator, with the broken dream of becoming a writer, married to Alessandro.


Jasmine Trinca as Annamaria Muscarà, a long-time friend of Alessandro, but also a friend of the couple, who will bring a bit of chaos, but also many positive things.


Sara Ciocca as Martina Muscarà, Annamaria Muscarà’s daughter, with a rebellious and free spirit just like her mother, Alessandro’s sister.


Edoardo Brandi as Alessandro Muscarà, second son of Annamaria, shy and impulsive, Martina’s brother.


Serra Yilmaz as Esra, a Roman wedding planner who works with her trans-sexual daughter ‘Mina’, as well as the couple’s friend and neighbour.

Cristina Bugatty as Mina, Esra’s trans-sexual daughter, a wedding planner together with her mother, as well as friend and neighbour of the couple.

Matteo Martari as Michele, the painter-lover who has been a permanent lover of Arturo for two years.

Barbara Alberti as Elena Muscarà, the mother (of Annamaria) and very strict and rigid grandmother.

Dora Romano as Lea, the housekeeper of Elena’s Villa, but also her close confidant, who was more “mother” for Annamaria than Elena was, understanding and good.

Filippo Nigro as Filippo, a new man suffering from early Alzheimer’s and who continues to fall in love with the woman he married, Ginevra, who helps his wife’s work and is also a friend of the couple.

Pia Lanciotti as Ginevra, married to Filippo, and they run a business together.

Carmine Recano as the doctor who works in the sector where Annamaria is hospitalized.



Soundtrack:

Pasquale Catalano, an experienced Neapolitan musician and composer, was entrusted with the composition and assembly of the original soundtrack of this movie. Catalano has already worked several times with Özpetek to compose the soundtracks for his other movies, such as for the 2010 “Loose Cannons” – for which he was nominated for the 2010 David di Donatello – , for the 2014 “Fasten Your Seatbelts” (Allacciate le cinture), for the 2017 “Naples in Veils” and many other movies. This soundtrack is a mix of original songs and compositions, and the melody tastes “Italo-Turkish.”

As we know, songs and soundtrack are central elements to the success of a movie. And Ferzan Özpetek is well aware of this, paying great attention to the musical sector of his works, ending up elevating the soundtrack not only to a core element of his filmography, but also, if we like, to a peculiar trait of his, trying to feed his cinema with a constant interpenetration between sounds and images. Very often perfect. Thanks to songs that immediately entered into the collective imagination.

Significant since “The Ignorant Fairies”, the collaboration between the director of Turkish origin and the various artists of the Italian scene has always been firm, happy and punctually renewed. As Ferzan said recently, the work on the songs is something of a priority for him: «I often write the scenes of my movies by listening to the songs, it’s not me who look for the right songs for my movies, but are them which find me».

In the three trailers that anticipated the release of the movie, three different songs were used: in the first trailer made available we find the song “Aldatildik” by Turkish singer Sezen Aksu.

  • The particularity of this beautiful ballad lies in the strong contrast between its rhythm, so lively and cheerful, and the words of its lyric, which tell us of a dramatic vision of love, a feeling studded with lies and that only succeeds in inflicting pain.

Özpetek’s choice to place it in the cathartic moment of the collective dance in the rain of the characters, can perhaps be explained by the circumstances in which this group ritual takes place: the characters find themselves celebrating a moment of sincere happiness lived together, but within a very powerful emotional explosion that leaves complex and heavy dross inside them.

In the second trailer you can listen to, for the first time in forever, a preview to the song “Luna Diamante” by Mina and Ivano Fossati – in fact, anticipating the album Mina Fossati –. Meanwhile this song (Luna Diamante) links The Fortune Goddess to the most famous voice of the Italian mucis, Mina, chased for years and now one of the most successful singing raids of her cinema.

  • The song Luna Diamante, chosen by Özpetek for his movie, is written by Ivano Fossati and sung in two voices with Mina. The song frames the contrasting feelings that animate the now difficult relationship between the two protagonists, Arturo and Alessandro, made of many misunderstandings, failures and remorse, but at the centre of which remains a strong and cumbersome feeling of love. The piece also recounts the value of waiting, the value of forgiveness and the value of finding themselves. And Mina’s voice is passionate, supported only by the piano and string orchestra. The official video clip, signed by the director, shows an original editing of some scenes of the film, reworked ad hoc with the insertion of the graphics of the disc.

In the third trailer you can listen to the song “Che Vita Meravigliosa” by Diodato. (also, this anticipating Diodato’s album – Che Vita Meravigliosa).

  • This song seals the spirit of Özpetek’s movie and the work behind it. His choice for this song as part of the soundtrack is pure instinct, within a work during which the director of Turkish origin decided to throw all the thermometers overboard in order to tell a story about him, his vision of life and feelings. And this is what Diodato talks about in his piece: the difficulties, the emotions, the many obstacles that are within a life compared to a stormy sea, in which it is dangerous to swim, but also impossible to resist.

The three songs are also present in the track list of the soundtrack, in which a second song by Mina entitled “Chihuahua” stands out. There is also the song “Veinte Años” by Isaac & Nora, two children aged 11 and 8 who were introduced to music by their father Nicolas, while their mother Catherine is their cameraman.

As for the musical compositions, they are all very beautiful and catchy, and I liked all nine compositions, some more, some less. But the third, fifth and sixth are my favourites.

  • The first composition “Armarium Sicilis“, begins with this pressing rhythm composed of strings, to which – after a while – other strings are added, to “aggravate” the tone, and obtain a play of ups and downs with low tones. After a while, other instruments are added, such as strings, to enrich and make the rhythm more pressing. Then, suddenly, it becomes again only with the low tones of the beginning, and then it evolves again, repeating itself for about 2:22.
  • The second composition, “Discessus Sicilis“, is a composition that seems a bit like a lament, given the fact that a specific note on the piano is repeated endlessly, until other instruments are added to reinforce this feeling of suffering.
  • The third composition, “Fortuna Sortes“, begins with a slight hint of piano and guitar that give a sense of tranquillity, peace, calm and have a sweet melody. Then the instruments are added and the whole has a jazz-like taste, perhaps a little more pressing, but not too much. There’s a slight drum break, and then immediately just “strings”, with a hint of drums. Then there’s a break and it all comes back like the beginning, with the addition of other instruments and so in loop for 3:20.
  • The fourth composition, “Incipit Fabulae“, starts with a low and “soft” tone, as if to signify that the fabula will be more than eventful. It has this somewhat “disturbing” rhythm that makes us immediately understand what Annamaria’s life was like as a child and as a teenager, before running away from home and from her mother (as we can also well sell from the opening of the film). As it progresses, the rhythm changes and the music “cheers”, just as Annamaria “cheers”, with ups and downs, until it stabilizes on the calm, cheerful frequency.
  • The fifth composition “La dea fortuna“, begins with this “spirit” with an Arabic flavour, with the rhythm marked by tambourines, strumming guitar strings and wind instruments, while remaining on the same melody. Towards the end, after melodic ups and downs, it becomes more cheerful and rhythmic, marked by what seems to be a violin, or at least a stringed instrument.
  • The sixth composition “Sortes“, starts with the strumming of the guitar, then stops… then starts again… and it is also this calm and relaxing. Suddenly it starts a bit more rhythmic and fuller of allergy energy, then it stops… and then it starts again as it started.
  • The seventh composition “Arena“, starts with a soft sound that soon becomes louder and louder than a few tones and then stops. This sound then repeats itself in the same way. And towards the end, first some sweet and delicate notes of a bow are added, then more lively and cheerful notes are added.
  • The eighth composition “Domus Mater“, has a sad melody, saddened and “aggravated” by other low-toned instruments.
  • The ninth composition “Bonus Numerus“, is a continuation of the previous composition, and continues this “lament”, as a general lament: for Alessandro and Arturo, for the premature death of Annamaria, for the children who have recently become orphans, who will stay with their grandmother and will have to follow their grandma’s rules. Suddenly I felt like I was listening to “Bella’s Lullaby” from the Twilight saga soundtrack, only to return to being as sad as at the beginning.

There are fourteen tracks in all, including songs and compositions, for a total duration of 38 minutes and 31 seconds.


Arturo: We already have our troubles!

Alessandro: Let’s get even more into trouble!


THE END.


I hope you liked this new review about the movie “The Goddess of Fortune “, even though I posted it in a long time. If you liked, let me know by leaving a like and a comment and share it. See you in next post! Byeeeeeee.

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