Salve a tutti readers e bentornati nuovamente su mio blog dedicato al cinema (che è da un po’ che non aggiorno). Ma oggi ho delle special guests qui sul blog con me, nonché delle mie colleghe della magistrale, perché abbiamo dovuto fare un lavoro, nello specifico un portfolio, per un laboratorio che ci è tanto piaciuto e che ci ha formato moltissimo nel corso di alcune – per noi poche – lezioni. Abbiamo deciso di impostare il nostro lavoro in quattro macro sezioni in cui abbiamo parlato del corso e delle sue sfaccettature, per poi andare nel dettaglio in ogni sezione. La parte che ci ha divertito di più fare di tutto il lavoro è stata la 3a sezione, ovvero l’intervista, in cui ci sbizzarriamo un po’, rispetto a l’altra parte del lavoro, e dove abbiamo una sorta di conversazione gli uni con gli altri.

Detto questo, vi auguriamo un buona lettura e speriamo vivamente che il nostro portfolio vi piaccia!

Al portfolio!


1° SEZIONE – CI PRESENTIAMO!

Ciao a tutti! siamo Francesco, Ilaria e un tris di Giulie, abbiamo 24 anni e viviamo e studiamo a Roma. Siamo al primo anno del corso di laurea magistrale in Lingue e Didattica Innovativa ed abbiamo avuto la fortuna di seguire un corso-laboratorio sulle moderne metodologie per la didattica innovativa.

Il corso di per sé ci ha intrigato sin da subito e siccome quando l’abbiamo iniziato ci trovavamo in zona arancione/rossa, e quindi la possibilità di fare un tirocinio fatto bene (come Dio comanda) che ci avrebbe lasciato qualcosa dentro si riduceva di molto, allora abbiamo optato per la scelta migliore tra quelle proposte e che ci sembrava una valida e ottima alternativa.

Inoltre, siamo stati invogliati dai vari colleghi del corso di laurea ad intraprendere questo percorso con il professor S. Patera perché, da quello che ci era stato detto – e così poi si è rivelato -, è un professore empatico, “rivoluzionario” (in positivo) nel modo di intendere la lezione propriamente detta, con una grande esperienza (anche all’estero) alle spalle, intelligenza, loquacità ed eloquenza da fare invidia al miglior oratore! Demostene et Cicerone who?

Il motivo che ci ha spinto a continuare a seguire questo corso è stato il suo modo di impostare la lezione, tant’è vero che ogni lezione era stimolante più delle precedenti.

Inoltre, grazie alle riflessioni che facevamo con il professore, avevamo modo di confrontarci e di ragionare insieme, arrivando al livello più profondo dell’apprendimento: il deutero-apprendimento. 



2° SEZIONE – I LAVORI PIÙ SIGNIFICATIVI

Durante questo laboratorio abbiamo potuto apprendere varie tecniche innovative per la didattica: abbiamo lavorato a gruppi di 4/5 persone e in questo modo tutte le attività svolte sono risultate più dinamiche ed interattive. Inoltre, tutto ciò ci ha permesso di conoscerci meglio tra colleghi, considerando le difficoltà di socializzazione che comporta la didattica a distanza. Tra le attività più rilevanti abbiamo potuto sperimentare la peer education (trasmissione, scambio e condivisione di informazioni, valori ed esperienze tra persone della stessa età o appartenenti allo stesso gruppo sociale), l’attività di flipped classroom e l’impiego di test sociometrici. Nonostante le difficoltà iniziali di queste nuove metodologie, il lavoro di gruppo ci ha permesso di stimolarci e supportarci a vicenda e quindi di risolvere le difficoltà con molta più facilità. Di seguito riassumiamo le attività più significative condotte durante il corso.

  • L’attività di flipped classroom (classe capovolta) si basa sul ruolo attivo del discente. In che modo? Semplice! I ruoli del docente e del discente vengono appunto capovolti. Per rendere ancora meglio il concetto, è lo studente o il gruppo di studenti che, ad esempio, prepara l’argomento approfondendolo come meglio crede per poi presentarlo alla classe e al docente.

Come risultato, la lezione non è più condotta a piacere dell’insegnante, ma è lo studente che sceglie temi e modalità di insegnamento e organizza a suo piacimento la lezione. Nel nostro caso, il materiale da cui partire era il libro del corso e ogni gruppo doveva presentare al resto della classe e al prof. Patera alcuni capitoli o approfondire un argomento particolarmente interessante presente in quei capitoli.

Il risultato non sono state delle semplici presentazioni fatte di slide, immagini e discorsi preconfezionati, tutt’altro. Ovviamente slide e immagini erano presenti, ma il loro compito era solo quello di supportare la presentazione del gruppo che, trasmettendo dei nuovi contenuti e concetti, cercava di far partecipare il resto della classe gestendo anche imprevisti e situazioni nuove. Infatti, l’attività di Flipped Classroom, sullo sfondo della Peer Education (educazione tra pari), prevede uno scambio continuo di idee tra studenti e un’interazione attiva e coinvolgente.


  • L’attività di impiego dei test sociometrici mira ad esplorare i fenomeni di inclusione ed esclusione che si manifestano all’interno di una classe. Per raggiungere tale scopo, il test registra scelte e repulsioni degli individui nei confronti degli altri tramite delle domande positive o negative. Se, ad esempio, ci sono poche scelte all’interno di un gruppo ad una domanda positiva significa che c’è poca interazione tra i soggetti ed è proprio in quel momento che l’insegnante deve agire per riuscire ad ottenere un clima classe stimolante e collaborativo. Anche il nostro gruppo ha potuto sperimentare il test sociometrico ed era venuto fuori che, nonostante fra di noi non ci fosse mai stato nessun tipo di contatto, avevamo tutti una gran voglia di conoscerci. Questo test quindi ha previsto la futura collaborazione che si sarebbe creata all’interno del nostro gruppo che poi ci ha portato ad ottenere degli ottimi risultati durante le attività.


3° SEZIONE – L’INTERVISTA

L’intervista mira a far emergere le sensazioni che abbiamo provato durante il corso e, in particolare, durante le attività di gruppo che ci hanno visto tutti coinvolti. Questo aspetto, molte volte ignorato, è invece la parte più importante da valutare alla fine di un lavoro in quanto vede coinvolta la parte emotiva di ognuno di noi che inevitabilmente favorisce o danneggia la riuscita del prodotto finale. L’intervista si svolgerà in maniera collegiale: uno di noi porrà delle domande ad un altro partecipante che a sua volta intervisterà chi gli ha appena posto la domanda o un altro partecipante del gruppo. Lo scopo è quello di portare a galla quelle emozioni sia positive che negative che di solito rimangono inespresse. Questa intervista, quindi, chiarirà ai lettori il retroscena emotivo delle nostre attività che, molte volte, è ignaro anche agli stessi partecipanti.

Francesco: Ragazze, iniziamo? Perché avrei già un bella domandina da sottoporvi.

Ilaria: Sì, ci siamo. Vai!

Francesco: Innanzitutto cosa pensate del lavoro di gruppo in generale? E cosa pensate di aver appreso grazie alle attività che abbiamo svolto insieme?

Giulia O: Ho trovato il lavoro di gruppo molto interessante ed efficace nell’apprendimento e questo mi ha sorpreso. Ho sempre pensato che lo studio e l’apprendimento fossero qualcosa che potessi fare con la massima concentrazione solo individualmente, sottovalutando l’importanza dell’interazione con l’altro. Invece, dopo questa esperienza, credo che lavorare in gruppo possa darti molto di più rispetto al lavoro individuale. Ovviamente anche il lavoro individuale conta molto, ma se confrontato con gli altri colleghi risulta essere ancora più efficace. Ho riscontrato tantissimi aspetti positivi tra cui quello di superare dubbi e difficoltà con molta più facilità. Inoltre il lavoro di gruppo mi ha permesso di conoscere delle persone nonostante il periodo che stiamo vivendo tutti che ci ha allontanato dall’interazione e dal contatto reale con le persone.

Giulia R: Anche io, come Giulia O., ho sempre sottovalutato il lavoro di gruppo. Le radici di questo pensiero credo che vadano trovate nel metodo a cui siamo stati abituati fin da piccoli. La maggior parte degli insegnanti che ho avuto non hanno dato tutta questa importanza al lavoro di gruppo. Qualche ricerca e presentazione mi è capitata di farla in gruppo ma parliamo comunque di un numero di attività ridotto. Invece, ora posso dire che è importante spingere gli studenti a lavorare sempre di più in gruppo perché è proprio il potere della condivisione di idee e pensieri che porta ad una conoscenza stabile e soprattutto completa. Lavorando in gruppo emergono diversi punti di vista e vengono esposti dubbi utili ai quali noi da soli non avremmo mai pensato. I nostri dubbi, uniti ai dubbi degli altri, aprono dei nuovi scenari di conoscenza.

Giulia P: Ovviamente sono d’accordo con tutto ciò che hanno detto le Giulie e lo condivido. 

Prima di iniziare questo laboratorio, non mi era mai capitato di lavorare, e quindi relazionarmi, con un gruppo composto sempre dalle stesse persone per qualche mese. E inizialmente, a dire la verità, non ero entusiasta all’idea. Pensavo che il lavoro di gruppo forzasse le persone ad auto-coinvolgersi ed auto-motivarsi in una gara a chi dimostra più partecipazione in un determinato progetto. Ho poi piacevolmente scoperto che con le persone giuste non esiste questa competizione e ho rivalutato totalmente questa modalità di lavoro trovandola invece stimolante. Oltre a facilitare l’apprendimento di nuovi concetti utilizzando metodi innovativi, come la flipped classroom, lavorare in gruppo favorisce le relazioni interpersonali e ciò che comportano: imparare a collaborare, aiutarsi in caso di difficoltà, ascoltare l’altro e spesso imparare dall’altro. Dinamiche senz’altro fondamentali in un contesto come quello scolastico o universitario. 

Ilaria: Sono d’accordissimo con quello che avete appena detto ragazze! Anche io ritenevo che lavorare in gruppo impedisse di apprendere in modo profondo. Sicuramente le motivazioni all’origine di questa mia convinzione sono da ritrovare nelle mie esperienze passate, tutt’altro che positive. Grazie a questa esperienza, invece, mi sono ricreduta: ho potuto rendermi conto di quanto sia arricchente lavorare insieme. Dal confronto con gli altri si possono imparare molte più cose rispetto a quelle che si potrebbero imparare lavorando individualmente. Lavorare in gruppo permette quindi di arrivare a un grado di conoscenza maggiore e molto più profondo. Senza contare che lavorare con altre persone mi ha permesso di migliorare alcune delle Life Skills, ossia alcune abilità cognitive, emotive e relazionali di base che consentono alle persone di operare con competenza sia sul piano individuale che su quello sociale, in particolare la comunicazione efficace, la gestione delle emozioni e il risolvere problemi. Sono grata per aver partecipato a questo laboratorio anche perché mi ha dato la possibilità di conoscere persone nuove in un momento in cui le interazioni sociali si erano notevolmente ridotte a causa delle restrizioni imposte per contenere la diffusione del virus. 

Giulia R: Non va sempre “tutto liscio”. Per questo vi vorrei chiedere: avete trovato delle difficoltà in particolare?

Francesco: Questa nuova modalità di fare lezione online tramite un dispositivo, meglio conosciuta come “il mostro DAD”, all’inizio non mi ha dato particolari problemi e non ho trovato particolari difficoltà, anche perché comunque è stato un aiuto in alcuni casi, ma poi man mano che la situazione pandemica peggiorava e ci avvicinavamo ad un nuovo ed ennesimo lockdown che ci costringeva a chiudersi in casa nuovamente… lì si che per me sono iniziate le difficoltà! Sono state e continuano ad essere delle difficoltà di tipo pratico, come il pc che va in tilt o internet che ogni tanto salta oppure anche la pressione che alcuni professori ci hanno messo per quando ci saremmo trovati a fare i loro esami online. Mi rendo conto che sono delle difficoltà “non difficoltà” perché possono essere superate facilmente in vari modi: uno di questi potrebbe essere l’aiuto e lo spalleggiarsi a vicenda tra colleghi. A questo proposito un particolare episodio che mi viene in mente è quello avvenuto un paio di settimane fa nel “making of” di un lavoro di gruppo che ci era stato assegnato dal prof. Patera.

Giulia R: Ti andrebbe di condividere questo episodio con noi?

Francesco: Certo! Il lavoro di gruppo di cui sto parlando è quello che riguarda la flipped classroom: come già sapete, ognuno di noi aveva dei capitoli del manuale da riassumere e poi da presentare in classe. Tra i vari problemi familiari e personali, ad un certo punto, sarà stata anche la stanchezza o lo stress accumulato, ho avuto il pensiero di lanciare tutto quel lavoro per aria. Il contesto in cui mi trovavo in quel momento mi ha fatto vacillare per qualche ora quasi costringendomi ad abbandonare… ma grazie a voi, ovvero alle mie splendide e premurose colleghe che mi avete aiutato, non soltanto emotivamente ma anche proponendovi di aiutarmi con la mia parte del lavoro, dopo mi sono ravveduto e ho proseguito con il preparare la mia presentazione.

Ilaria: Quindi possiamo dire che questa è stata la parte più ostica per te. Come te ne sei uscito?

Francesco: Nonostante i molteplici problemi e intoppi che ho avuto nel farlo, poi l’ho completato facendo la mia parte (come era giusto che fosse), così come avevate fatto anche voi. Le difficoltà che avevo riscontrato erano relative al manuale e al suo contenuto e di come questo fosse scritto e inteso; però forse era solo il mio capitolo che era un po’ astratto e che riguardava un argomento non molto conosciuto e che non mi aveva particolarmente affascinato. Nonostante questo, sono riuscito a completare la mia parte di lavoro e sicuramente ne sono uscito con il vostro immenso aiuto, supporto e spalleggiamento. Mi ricordo benissimo che vi eravate addirittura proposte di fare la parte del lavoro al posto mio!

Giulia R: Come minimo Francesco! Mi ero offerta in particolar modo io perché anche nel mio capitolo venivano affrontate le stesse tematiche che avevi tu e ho avuto un momento di sconforto anche io. Appena ho letto il capitolo ho pensato: “No, non ce la posso fare. Didattica scientifica? Già era tanto non essere stata rimandata a matematica e fisica al liceo, figurati analizzare strumenti e software scientifici per la didattica!”. Dopo due giorni mi ci sono rimessa e, facendo delle ulteriori ricerche su internet che andavano a riempire i vuoti che il manuale lasciava, sono riuscita a creare una buona e chiara presentazione. 

Giulia P: Fortunatamente io non ho riscontrato particolari difficoltà. Pensavo che ne emergessero soprattutto durante lo svolgimento della presentazione, lavorando ciascuno dal proprio computer in momenti differenti potevamo magari scontrarci ed avere differenti opinioni su come presentare il compito, invece tutti quanti siamo stati d’accordo e nonostante distanza e difficoltà tecniche, siamo riusciti a fare un bel lavoro!

Giulia O: Finora abbiamo parlato di episodi e di difficoltà più che altro pratiche e tecniche. Scavando più nel profondo, c’è stata una qualche emozione o sensazione che avete provato in un particolare momento?

Giulia P: Una difficoltà che ho riscontrato nell’ultimo periodo è stata quella di conciliare lavoro e studio. Nonostante la mia assenza per alcuni compiti, mi sono sentita aiutata e compresa dai miei colleghi e per questo li ringrazio moltissimo! È stato bellissimo trovare persone così comprensive e collaborative. Ciò ha sicuramente reso il lavoro di gruppo molto più semplice e interattivo, nonostante le difficoltà tecniche della DAD. 

Giulia R: Anche io avrei una sensazione da condividere anche se non è positiva. Il public speaking per me è stato sempre una sfida perché non mi sento a mio agio a parlare davanti a delle altre persone. Mentre parlo mi domando sempre se sto dicendo la cosa giusta e se sto impressionando il pubblico. Inoltre, mi chiedo: “Chissà cosa stanno pensando di me in questo momento? Che sono una brava oratrice o fra di loro pensano che stanno solo perdendo tempo ad ascoltarmi?”. Per questo, mi concentro molto sulle loro espressioni e sui loro atteggiamenti. Tutto questo accade durante l’esposizione quindi non mi godo mai il momento. Anche questa volta è stata così e in più, anche se il mio pubblico erano i miei colleghi e il docente, nella realtà stavo parlando davanti ad un computer. Il fatto di non poter vedere l’espressione dei destinatari, quindi di non poter tenere sotto controllo quei pensieri che tanto mi assillano su cosa pensano gli altri della mia presentazione, mi genera ancora più ansia e insicurezza.

Francesco: Vuoi condividere un aneddoto su questo?

Giulia R: Durante la presentazione, ho posto una domanda ai miei colleghi per cercare di capire anche solo dal tono della voce se erano interessati all’argomento o meno. Appena ho posto la domanda, nessuno si faceva avanti a rispondere, nonostante la risposta fosse molto elementare. Ho dovuto insistere un po’ e alla fine un’anima pia ha acceso il microfono ed è intervenuta, ma in quei secondi di attesa mi sono molto scoraggiata e ho pensato subito: “Ecco, nessuno risponde perché nessuno mi ascolta perché non sto dicendo cose interessanti e non sto motivando nessuno!”. Ho concluso comunque la mia presentazione senza far capire quello che stavo provando in quel momento, ma è stata dura. Da piccola, la mia insegnate di ginnastica artistica mi disse: ”Tu non ti preoccupare di chi ti sta guardando, pensa che sono tutti in mutande, quindi non li guardare con la paura che ti stanno giudicando, e dai il meglio di te”. Ho sempre seguito questa strategia anche per il public speaking che però non posso attuare davanti ad un computer e per questo mi trovo in difficoltà se il contesto è quello della DAD. 

Ilaria: Mmmh… la strategia delle mutande! Me la terrò a mente 😂 Come abbiamo già sottolineato, non sono mancati momenti di sconforto che ci hanno demotivato, ma fortunatamente c’è stato chi è riuscito a ridare la giusta carica al gruppo. Chi si sente di aver contribuito in questo modo vorrebbe condividere come ha fatto per motivare e coinvolgere il gruppo?

Giulia P: Ritengo che ognuno di noi abbia contribuito nel motivare il gruppo alla partecipazione e nel portare a termine i lavori. Per quanto mi riguarda, per il compito assegnato riguardante la presentazione, ho creato la prima slide e sono stata contenta che l’impostazione sia piaciuta e sia stata mantenuta per tutto il lavoro.

Francesco: Io nel mio piccolo, durante le varie lezioni, ho cercato di coinvolgere sia le ragazze del mio gruppo che le altre colleghe del corso: ho cercato di spronarle a parlare rispondendo per primo quando venivano fatte delle domande dal prof, quindi facendomi sentire anche solo con un breve intervento, to hype them up (dare loro della carica) e far sì che la loro paura o il loro vergognarsi non le fermassero dal vivere a pieno questo laboratorio e avere un buon coinvolgimento anche con il prof. stesso.

Giulia R: È vero Francesco. Come accennavo prima, ho delle difficoltà a parlare davanti ad un computer, ma quando vedo che tra i partecipanti di un corso ci sei anche tu mi tranquillizzo perché con la tua spontaneità e leggerezza nell’intervenire mi trasmetti la sicurezza che mi manca. Non mento se dico che una volta sono intervenuta subito dopo il tuo intervento. Sei stato tu a rompere il ghiaccio e quindi a darmi la giusta leggerezza per accendere il microfono e intervenire.

Giulia O: Spostando il focus sul corso in generale, vi viene in mente una riflessione nata grazie all’interazione con il prof? Ad esempio una frase o una citazione.

Giulia P: Più che frasi o citazioni, riflettendo sull’approccio che il prof ha adottato con noi studenti, mi è rimasta impressa l’empatia che il professore ha dimostrato nei nostri confronti, facendoci sentire compresi per le difficoltà dovute alla DAD, spronandoci a partecipare, facendoci sentire partecipi e mai fuori luogo con le nostre osservazioni e spingendoci ad essere sinceri nei nostri giudizi. 

Francesco: Una riflessione che mi è venuta naturale fare dopo aver interagito con il prof è stato rendermi conto che, nonostante io abbia dimostrato molto interesse e predisposizione per gli argomenti svolti a lezione, quindi essere presente a lezione interagendo con il prof e la classe, rispondere e stare sul pezzo, avrei potuto fare di più in una delle presentazioni assegnateci.

Ilaria: Pensi che avresti potuto fare di meglio in quell’occasione?

Francesco: Assolutamente sì. Dico ciò perché so che avrei potuto fare di più per questa presentazione, anche solo cercando informazioni aggiuntive per arricchire, approfondire e ampliare il discorso in sé per renderlo un po’ più scorrevole e fruibile ai miei colleghi.

Giulia R: Tirando le somme quindi, cosa possiamo dire che ci portiamo a casa da questa esperienza?

Giulia O: Da questa esperienza mi porto a casa il fatto di aver conosciuto delle persone in maniera più profonda date le difficoltà della DAD, quindi di essere riuscita in maniera soddisfacente a collaborare e a lavorare in gruppo. Il che non era così scontato. Inoltre, data l’alta praticità del corso, mi è risultato più facile e agevole studiare ed approfondire i vari argomenti mettendo anche in pratica la teoria con i lavori pratici.

Giulia R: E ripensando agli artefatti che abbiamo presentato, a cosa pensate possano esserci servirti?

Giulia P: Ho trovato particolarmente utile aver appreso lo scopo dei test sociometrici ed averli utilizzati, poiché li ritengo un tool indispensabile per un insegnante.

Francesco: Anche io mi trovo molto d’accordo con Giulia P. in quanto abbiamo scoperto e appreso come fare dei lavori utili per il nostro futuro, che sono appunto un tool importante per noi futuri docenti. 

Giulia P: Per concludere, e qui penso di parlare a nome di tutti, da questo corso abbiamo imparato tantissimo. Oltre a tecniche pratiche da sfruttare come docenti, tramite i lavori di gruppo abbiamo appreso quanto sia importante collaborare, aiutare il prossimo e avere spirito d’iniziativa. In tutto ciò, è stato fondamentale l’approccio del docente con noi studenti. Il professore, per tutta la durata del corso, ci ha invitato a confrontarci, ad esporci senza temere il suo giudizio e ad essere sinceri. Inoltre, per qualsiasi decisione riguardante le modalità del corso, siamo sempre stati interpellati e ascoltati.

Francesco: Che suggerimento dareste ai futuri partecipanti del corso?

Ilaria: Il suggerimento che darei ai prossimi partecipanti è quello di aprirsi totalmente a quest’esperienza e di mettersi in gioco partecipando attivamente e condividendo le proprie riflessioni. So benissimo che per le persone più timide parlare in pubblico, sia in presenza che davanti a uno schermo, rappresenta una difficoltà. Lo so perché anch’io sono molto timida, ma vi assicuro che il professor Patera vi metterà a vostro agio, creando un ambiente sereno in classe in cui ogni partecipante si sente libero di esprimere i propri pensieri senza la paura di dire cose sbagliate, noiose o poco chiare. Alla fine del corso sono sicura che avrete imparato anche a gestire meglio le vostre emozioni, il che rappresenta un grande successo personale! 

Giulia O:  Anch’io consiglierei a prossimi partecipanti del corso del professor Patera di sentirsi liberi di poter esprimere la propria opinione e di partecipare attivamente al corso. Sicuramente troveranno le sue lezioni interessanti, un luogo dove poter apprendere e sperimentare le nuove metodologie didattiche. 

Giulia R: Esatto! Quindi mi rivolgo a voi, futuri docenti e frequentanti del laboratorio di moderne tecnologie: godetevi il momento, Carpe diem! Perché è facendo pratica di quello che viene detto a lezione grazie anche all’interazione con il docente che si acquisiscono delle nuove e più consapevoli conoscenze. Io ho fatto tesoro delle varie attività, come la valutazione diagnostica, la flipped classroom e la sociometria, che utilizzerò sicuramente nella mia futura didattica. Detto ciò, è arrivato il momento di salutarci. Grazie Francesco, grazie ragazze per questi mesi passati tra nuove scoperte, risate, deliri, rassegnazioni, sconforti e poi anche soddisfazioni e successi! Ci risentiamo per un caffè. Ciao!

Ilaria: Grazie a voi! A presto!



4° SEZIONE – LE NOSTRE CONCLUSIONI

Il tempo passa così velocemente che a volte non ci accorgiamo di quello che stiamo vivendo. Per questo, dopo aver portato a termine un determinato progetto o una qualsiasi altra esperienza formativa, è importante fermarsi a pensare e valutare quello che siamo diventati. Prima di tutto, ricordare come siamo partiti, per poi ripensare a quelle sensazioni ed emozioni provate durante il percorso e, infine, ragionare su quello che abbiamo aggiunto al nostro bagaglio personale e professionale.

Il laboratorio ci ha permesso di rivalutare l’efficacia del lavoro di gruppo, di creare una rete di collaborazione e di sviluppare rapporti interpersonali in un momento in cui tutti siamo stati messi a dura prova dai forti limiti della DAD. Inoltre, i contenuti appresi dai lavori svolti, le conoscenze e gli strumenti fornitici dal professore costituiscono parte di quel bagaglio formativo essenziale di chiunque voglia affacciarsi al mondo dell’insegnamento e per questo ci teniamo a ringraziare il prof. Patera per aver strutturato un corso così completo e arricchente!

Pubblicato da Francesco Rao

Francesco, Roma-Rosarno, 23 anni.

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