Maria, Regina di Scozia. – Recensione film

Trama:

Nel 1561, alla morte di suo marito Francesco II di Francia, Maria Stuarda ritorna in Scozia e si stabilisce presso il suo fratellastro Giacomo Stewart, allo scopo di rivendicare la corona di Scozia e farsi riconoscere come successore da sua cugina Elisabetta I d’Inghilterra. Questa, non sposata e incapace di dare un erede al regno, comincia ad avvertirla come un pericolo, poiché essendo una Stuart potrebbe accampare maggiori diritti sul suo trono. Maria, cattolica, si attira inoltre le antipatie di John Knox, membro del suo consiglio di fede protestante; l’uomo, cui viene tolta la carica, inizia una campagna d’odio contro la regina.

Elisabetta crede che il miglior modo per tenere sotto controllo le mire di Maria sia quella di renderla sua suddita facendole sposare un cittadino inglese, così le invia il suo amante Robert Dudley perché la sposi; Maria inizialmente rifiuta, poiché questi non è nobile e inoltre è molto chiaro quanto lui sia innamorato della regina. Elisabetta cerca così un incontro con la cugina, ma viene colpita dal vaiolo; pensando che la regina sia prossima alla morte,

Maria accetta il matrimonio con Dudley per aumentare le chance di salire al trono, ma Elisabetta, stravolta dall’amore e dalla malattia, impedisce al suo amante di sposarla. Le invia così Lord Henry Darnley, il quale dice di volersi stabilire in Scozia per la libertà religiosa che Maria concede ai suoi sudditi; la donna sa che le sta mentendo, ma il fascino dell’uomo è tale che gli si affeziona e accetta la sua corte.

Il Consiglio di Elisabetta, conscio che la carica di Lord di Darnley in effetti aumenti il diritto di Maria al trono, impone alla sovrana di rimandare Dudley da Maria; anche i consiglieri di quest’ultima ritengono che l’uomo voglia in realtà ottenere la carica di re sposandola. Gli inglesi mandano così degli ambasciatori perché impediscano a Maria di sposare Darnley, ma questa rifiuta perché è ben conscia dell’importanza di questo matrimonio; anche suo fratello, tuttavia, le volta le spalle poiché non vuole andare in guerra contro l’Inghilterra a causa di questa unione. Giacomo si unirà agli inglesi in una rivolta contro Maria, ma questa verrà presto sedata da Maria, che gli risparmia comunque la vita.

Maria sposa Darnley, ma successivamente lo scopre a letto col suo amico e musico Davide Rizzio; questo viene perdonato, con la promessa che in futuro farà molta attenzione a non destare scandalo nella corte. Una volta scoperta l’omosessualità di suo marito, Maria lo costringe ad avere un rapporto sessuale con lei allo scopo di avere una gravidanza, che in effetti arriva. Il figlio che porta in grembo sarà erede del trono di Scozia e Inghilterra, cosa che ovviamente sconvolge il Consiglio inglese. Giacomo intanto si allea col padre di Darnley, che vuole togliere il trono a Maria per darlo a suo figlio, e i due ordiscono un complotto: fanno passare lo stesso Rizzio come amante di Maria e possibile padre del bambino che lei aspetta. Lo stesso Darnley, pur innamorato di Rizzio, è uno dei firmatari del patto. Maria cerca di salvare il suo amico dagli assalitori, ma questo viene pugnalato a morte. L’ultimo a tirare il colpo mortale è lo stesso Darnley: questo segnerà una rottura tra lui e Maria.

In seguito a questi avvenimenti, Maria si impegna a perdonare suo fratello se questi gli porterà le prove che suo marito è stato tra i complottisti, cosa che in effetti avviene. Maria si riappacifica con Giacomo, chiedendogli di essere un buono zio per il nascituro; scrive inoltre a Elisabetta chiedendole di essere la sua madrina. Le due fanno un accordo: se Elisabetta avrà un figlio, questo sarà l’erede al trono di Inghilterra; se morirà senza eredi, sarà il figlio di Maria a salire su entrambi i troni di Scozia e Inghilterra, cosa che sconvolge il Consiglio inglese. Inoltre Maria allontana Darnley, ma rifiuta di divorziare da lui come vorrebbe il Consiglio scozzese. Gli scozzesi propongono così a James Hepburn, duca di Bothwell e guardia personale di Maria, di diventare suo marito in seguito alla morte di Darnley, che viene ucciso nel corso di un attentato esplosivo.

Maria è costretta a fuggire e a sposare Bothwell, poiché il Consiglio le impone di sposare immediatamente uno scozzese. Questo dà a Knox occasione di scagliarsi contro di lei, dipingendola come una prostituta e indicandola come mandante dell’omicidio di Darnley allo scopo di esaudire i suoi desideri sessuali. Il Consiglio, vedendo la sua immagine ormai compromessa, suggerisce a Maria di abdicare e lasciare la Scozia a Giacomo. Bothwell è furioso, ma Maria gli rivela che questo è tutto un piano di suo fratello e del Consiglio per toglierle il regno. Giacomo, che ha preso in ostaggio il figlio neonato di Maria, le chiede di abdicare, ma lei rifiuta e fugge in Inghilterra per cercare protezione da Elisabetta, lasciando il bambino in Scozia.

Elisabetta e Maria si incontrano in gran segreto. Maria chiede a sua cugina protezione e un esercito per riprendersi il trono scozzese; Elisabetta le concede protezione, ma dichiara di non poter aiutare una cattolica. Le due hanno quindi un drammatico confronto durante il quale Maria rinfaccia a Elisabetta di non volerla aiutare solo per mantenere il suo trono;

Elisabetta le risponde di aver sempre invidiato la sua bellezza e il fatto di aver avuto un figlio, cose alle quali lei ha rinunciato in favore della Ragione di Stato; tuttavia riconosce che queste stesse cose ora stanno portando Maria alla rovina. Successivamente ordina che venga imprigionata in Inghilterra.

Molti anni dopo, Maria viene accusata di aver cospirato contro Elisabetta; questa sa che si tratta di una bugia, ma è costretta a firmare la sua esecuzione. Mentre Elisabetta piange per la sorte della cugina, Maria si reca al patibolo rivelando sotto le vesti un abito rosso che indica il martirio. Nei suoi ultimi istanti prima della decapitazione, Maria pensa a suo figlio e spera che il suo sacrificio lo aiuti a portare pace sul regno.

Successivamente, alla morte di Elisabetta nel 1603, il figlio di Maria, Giacomo, sarà il primo sovrano a regnare su Scozia e Inghilterra.



Considerazioni personali

Vale la pena vedere questo film o no? CERTO CHE SÌ!!!

L’intero ordine sociale… si schiera contro una donna che aspiri a raggiungere la reputazione di un uomo. diceva Madame de Staël. Quasi duecento anni prima, due donne sognavano un mondo che non si appoggiasse più unicamente sulle spalle di un uomo.

Maria regina di Scozia è questo film storico-drammatico del 2018 diretto da Josie Rourke e scritto da Beau Willimon, con protagoniste Saoirse Ronan e Margot Robbie.

La pellicola biografica è l’adattamento cinematografico della biografia “My Heart Is My Own: The Life of Mary Queen of Scots” scritta da John Guy. Il film narra le vicende di Maria Stuarda, Regina di Scozia alla nascita, regina di Francia per matrimonio a soli sedici anni e vedova a diciotto. Tornata nella nativa Scozia, nel frattempo divenuta un paese protestante, si scontra con i suoi lord ribelli ed entra in contrasto con la cugina Elisabetta I d’Inghilterra, di cui rivendica anche il trono.

Già dall’incipit di questo paragrafo si può ben capire che questo film l’ho davvero amato, dalle lettere maiuscole e dal ‘grassetto’. Ma non è stato solo questo. Innanzitutto AMO ogni volta immergermi in storie che siano ambientate nella mia amatissima Inghilterra e in tutto ciò che le riguarda, a maggior ragione se a questo elemento viene unita la famosa storia di rivalità tra queste due donne, queste due regine, Maria Stuarda ed Elisabetta l, mi si invita a nozze!

Questo film mi è davvero piaciuto in tutto per tutto! Mi sono molto piaciuti i costumi, il trucco e le “parrucche” (ve ne parlerò meglio nel paragrafo dedicato).

Fantastiche e magiche sono state le ambientazioni, un elemento fondamentale, che sono luoghi celebri come la Cattedrale di Gloucester, la quale viene utilizzata per ricreare i chiostri e i corridoi di Hampton Court Palace, e ancora per ricreare la cripta per la cella in cui Maria è incarcerata prima dell’esecuzione; il Blackness Castle, nel West Lothian, usato per rappresentare Linlithgow Palace”, il luogo di nascita della regina Maria Stuarda o ancora il Poldullie Bridge di Strathdon, nell’Aberdeenshire, dove la regina è vittima di un’imboscata. Altro punto a favore della pellicola di Josie Rourke sono le scenografie. Con uno studio particolare della luce, che evidenzia o nasconde a seconda della necessità gli intrighi o i tradimenti delle rispettive corti, vediamo interni ed esterni straordinariamente accattivanti. La corte inglese, quasi sempre rappresentata con un castello, è pulita ma non immacolata. Gina Cromwell (già nota per il suo lavoro con Downton Abbey e Outlander) fa uno splendido lavoro con l’allestimento dei set. Proprio come Sean Barclay trova nei paesaggi sconfinati delle montagne e colline scozzesi delle location perfette per le scene all’aperto di Maria e del suo entourage. Se il castello di Maria è immerso in un paesaggio che cambia continuamente e da cui lei si muove, quello di Elisabetta è invece un castello isolato, una corte immobile nel silenzio, proprio come la sua regina, pilastro di un popolo per il quale ha scelto di essere una leader, sacrificando felicità e gioie.

Potremmo azzardarci pure a dire che il Paese più settentrionale del Regno Unito, la Scozia, con le sue valli e i suoi laghi, sono i veri protagonisti del film, insieme alle due stelle del cinema. Un’altra caratterista che ha o meno giocato un ruolo fondamentale, per me, nel farmi amare questa pellicola è stata quella di aver visto il film in lingua originale. Il film in V.O. (versione originale) ha sempre un ‘non so che’ di magico che incanta.

In questo film, le differenze tra le due donne/regine emergono con prepotenza, come è giusto che sia. Tutto alimenta il confronto fra Maria e Elisabetta, Scozia ed Inghilterra. Se da una parte c’è una corte giovane ed ingenua, casa di una regina altrettanto istintiva ed inesperta, dall’altra c’è la raffinata, erudita, colta corte inglese con l’elegante intelligenza di Elisabetta in cima alla piramide del potere. Sebbene le due donne continuino a chiamarsi “sorelle”, in verità non potrebbero essere più distanti. Hanno ambizioni diverse, un modo di guardare al futuro diverso. Anche le priorità sono diametralmente opposte. Maria, con un carattere più volubile della marea, ora desidera la pace con Elisabetta ora si impone come sovrana inglese. Il carattere della protagonista, sebbene interessante e a tratti anche ammirevole, è troppo impetuoso e incerto per suscitare vera empatia nello spettatore. La regina scozzese non è simpatica, è una ragazzina adolescente con una corona troppo pesante sulla testa che gioca a fare il bello e il brutto tempo.

Il cast di Maria Regina di Scozia è uno dei punti clou della pellicola. Saoirse Ronan è una forza della natura, una regina guerriera, con un’armatura sia visibile che non. Si conferma una professionista nei panni di Maria Stuarda. Margot Robbie è un’Elisabetta I d’Inghilterra sorprendente. Il suo sguardo è magnetico, la sua gestualità regale. Tutto fa di lei un punto essenziale per la buona riuscita della pellicola.

Il pantheon di attori che circonda le due regine e popola le rispettive corti, come due schieramenti su una scacchiera, sono straordinari. In particolare risaltano Jack Lowden, David Tennant e Guy Pearce. Se proprio bisogna puntare il dito contro una delle scelte stilistiche della pellicola, senz’altro si può notare come lo sforzo di rendere la corte inglese “poliedrica” sia eccessivo. Nazionalità e culture diverse rappresentano qui un progresso che forse non era poi così accentuato nel periodo storico interessato. Si distingue Guy Pearce, ottimo come William Cecil. Buona la sua prova nei panni del ministro deciso ma non irrispettoso della propria sovrana. Un bastone su cui appoggiarsi, “se” e “quando” la sua regina ne ha bisogno. La sua “controparte” scozzese non è da meno, con un David Tennant quasi irriconoscibile.

Ultimo dettaglio da non sottovalutare assolutamente sono i dialoghi. Si comincia con dialoghi forse troppo articolati, che sembrano scappati dalle pagine di un dramma di Shakespeare, ma che man mano si rilassano in un’umanità indispensabile per le due figure intorno alle quali ruota l’azione. Beau Willmon adatta egregiamente la storia della biografia di John Guy su schermo, rendendo le parole il motore principale del racconto e non una parte secondaria.

Il film sa far emergere con sapienza i temi sempre attuali della storia, come la difficile accettazione di una donna in un ruolo di potere.



Costumi, trucco e parrucco.

A differenza degli attori, che possono piacere o meno, giudicare l’aspetto tecnico di una pellicola è, al tempo stesso, più semplice e più difficile. Difficile in quanto, trattandosi proprio di un film in costume, è impossibile non notare le scelte stilistiche effettuate dal team dei costumisti, dei truccatori, degli sceneggiatori e scenografi. Diventa quindi obbligatorio volgere lo sguardo a questi dettagli e analizzarli. Ma per un film come Maria Regina di Scozia diventa anche incredibilmente semplice.



Costumi:                                  

Alexandra Byrne (già costumista di diverse pellicole della Marvel, tra cui Avengers e Thor, nonché delle due pellicole con Cate Blanchett nei panni di Elisabetta) riesce nel non semplice compito di rendere i costumi di un’epoca storia già ampiamente esplorata incredibilmente originali. Gli abiti delle due corti sono differenti per materiali, colori e texture, certo.

Eppure in entrambi c’è l’attenzione anche al più piccolo dei particolari, con colori sgargianti nel caso dell’Inghilterra e tonalità bluastre per la Scozia. La luce e l’ombra, Ying e Yang.

La costumista ha preferito sacrificare la fedeltà storica all’anacronismo, scegliendo un materiale non ancora in uso in quel periodo: il denim.

Entrato a pieni titoli nei guardaroba femminili solo a partire dal 1873, il jeans era prerogativa dell’abbigliamento maschile, le cui origini sono contese dai francesi e dai genovesi. È proprio dal mare che esce il primo dei costumi in denim realizzati per il film, all’approdo di Maria sulle coste scozzesi.

La scelta di questo materiale è giustificata a pieno dalla Byrne, rendere immediata e accessibile la moda di un’epoca passata. Viaggi per mare, cavalcate interminabili, il tutto senza avere a disposizione alcun mezzo per lavarsi, né tantomeno per lavare gli abiti, che dovevano essere resistenti, una seconda pelle in cui potersi muovere liberamente. È questa l’essenza del jeans.

La praticità non è solo un’allusione. Saoirse Ronan ha girato tutte le scene del film in Scozia, zona piovosa e dal terreno fangoso, e realizzare gli abiti in tessuti tradizionali come il raso o il calicò avrebbe comportato possibili danni, rallentamenti nella produzione, e perdite economiche. Molte sono anche le occasioni in cui la Ronan appare a cavallo, e il denim stretch scelto dalla Byrne le ha permesso piena libertà di movimento.

La genesi dei costumi non è meno anticonvenzionale. Rinunciando ai bozzetti, Alexandra Byrne ha creato dei mood board in collaborazione con l’illustratrice

Belinda Leung – la scena iniziale, con Maria che tocca il suolo di Scozia, è reso graficamente con un velo di lino bianco che le copre il viso, il corpo avvolto in un abito grigio i cui orli si mescolano alla schiuma del mare. Molto più suggestivo della resa cinematografica, in cui la regina saluta la terra natale con un attacco di nausea.

Ogni abito, ogni accessorio, è un’allegoria, una descrizione del personaggio che lo indossa, e ne segue l’evoluzione. Sebbene le due regine siano divise dalla palette cromatica – sui toni scuri del blu per Maria, più accesi,

come il rosso, il senape e il mandarino per Elisabetta – sono unite da un gioiello: un orecchino pendente con una ghianda in metallo. Simbolo di origine celtica, la ghianda è il frutto della quercia, albero secolare sinonimo di potenza, e rappresenta l’immortalità. Altro elemento importante, la ghianda aveva una duplice natura, maschile e femminile: essendo un frutto, identificava la fertilità femminile, e dall’altra parte, simboleggiava la virilità dell’uomo.

Il lavoro della Byrne svela l’identità di un personaggio al pari di un dialogo.

Elisabetta, la regina immacolata, imperturbabile, con le sue gorgiere inamidate, le parrucche, gli strati di biacca bianca sul viso, a nascondere i segni del vaiolo. Maria, la regina che divenne idolo del Romanticismo, con i capelli scompigliati, il petto in vista, vestita di scuro come un’adolescente ribelle. Solo nel finale, nell’istante prima della sua esecuzione, l’abbigliamento di Maria cambia colore e tessuto:

ha l’abito rosso in cotone dei martiri. A compensarlo, quello nero, a lutto, della cugina Elisabetta.



Trucco:

“La Bellezza divenne Potere, ma non per molto.”

Sebbene la Shircore ha creato la sua buona dose di monarchi inglesi, nello specifico Elisabetta l con Cate Blanchett in Elizabeth ed Elizabeth: the Golden Age, è stata la versione della regista Rourke del personaggio di Maria stuarda si è dimostrata essere più rivelatrice che mai.

La Shircore rammenta: “Iniziamo con una versione molto giovane della regina Elisabetta, per poi andare attraverso le varie fasi dell’amore e delle tensioni politiche. Il trucco bianco sul viso era un simbolo della sua verginità nel film. Fondamentalmente, una Elisabetta protestante si è sostituita alla cattolica vergine Maria Stuarda. Inoltre lei si taglia i capelli raso testa e indossa una parrucca.”

Quasi due decenni dopo, nel film Maria Regina di Scozia, la Shircore dice che il trucco e le parrucche erano più direttamente collegate all’esperienza della regina con il vaiolo e i suoi effetti collaterali, così come profonde cicatrici e l’alopecia. Nelle prime scene della versione di Rourke, abbiamo un assaggio della Robbie nel ruolo di Elisabetta l, dalla faccia pulita e con le guance naturalmente arrossate, vantarsi una testa piena di boccoli biondo fragola. La Shircore continua dicendoci che nel periodo Tudor la bellezza si traduceva in potere. Questo è qualcosa che sia Maria Staurda e sua cugina possedevano, finché una (che sarebbe Elisabetta) non la ebbe più. In ogni caso, ci dice la Shircore, non importa quale storia di Elisabetta l chiunque vuole raccontare, “bisogna sempre tenere in mente l’iconico ritratto di lei come una regina potente, il suo viso truccato in una tinta bianchissima e che indossa un parrucca rosso vivo”.

L’ultima vota che la Shircore creò il look per il personaggio della regina Elisabetta l, la regina non avrebbe dovuto soffrire del vaiolo dal quale sopravvive nel film. Inoltre ella ci dice che: “Ho usato questo come un mio mezzo per far apparire infine Margot come l’iconica Elisabetta l. Ho preso la bellissima ragazzina e le ho coperto il viso di vesciche e grandi ferite aperte, che infine sono esplosi e si sono asciugati, lasciandola con un viso bucherellato e pieno di cicatrici.”

La Shircore si è accertata di mettere le vesciche sulle aree che infine voleva ricoprire o cambiare. E attraverso ciò è stata capace di far apparire la bocca della Robbie più piccola, il suo naso più stretto e schiarire le sue sopra ciglia.

Insieme con i costumi della Byrne, la Shircore ha mirato ad aggiungere un tocco più moderno al look del film. Per esempio, i capelli della regina sono più strutturati, non possiedono tanti riccioli eleganti e nemmeno tanti fronzoli. Ciò ha dato più forza e un credo più moderno.

Per trasformare le due attrici nel loro personaggio, il team del trucco ha lavorato su di esse per delle ore. Il look fresco della Ronan è stato il più semplice da fare, perché il suo trucco radioso, effetto bonne mine, quasi botticelliano, con basi leggere che emanano un’aura sana e rosata. Per la Robbie, nei giorni in cui aveva il trucco pesante, ci è voluto intorno alle tre ore: vi era una malattia della pelle da ricreare, il diradamento di una parrucca che implicava una cuffia da calvi al dì sotto e, certamente, l’iconico trucco pesante bianco per il quale la regina Elisabetta l era conosciuta.

Allora, nel 16° secolo, il trucco era mischiato con il mercurio e altre sostanze pericolose, tant’è che la Shircore ha dovuto trovare un equivalente moderno per rimanere fedele alla sua visione artistica. A tal fine, ha lavorato con chimici del trucco, e ci dice: “Ho spiegato loro come volevo che apparisse, ciò che volevo fare, che avevo la necessità che rimanesse per 8 ore e necessitava che si togliesse facilmente. In seguito, abbiamo lavorato insieme.”



Parrucco:

Capelli rosso rame, lunghe trecce e torchon romantici, a rappresentare Maria.

Più drammatica, a tratti grottesca, a rappresentare Elisabetta l. È stato uno scontro, non solo di ruoli: le due si sono si sono trasformate sul set con un makeover da colossal, firmato dalla makeup e hair designer Jenny Shircore. Per la Robbie, bellezza bionda da copertina, ci sono volute grandi parrucche, ma i suoi capelli sono stati più complicati da fare e hanno richiesto più tempo. Il film inizia con una versione giovane di Elisabetta, con un viso fresco e naturalmente arrossato, e una chioma di boccoli biondo fragola: da perfetta “Virgin Queen”. Per Saoirse Ronan, chiamata invece ad interpretare la vera protagonista, Maria Stuarda, il beauty look è più fiabesco: “Storicamente, Mary era conosciuta per essere molto bella. Saorse aveva solo due parrucche e qualche ciocca di boccoli applicati di volta in volta in maniera diversa ai capelli veri”.

Non è stato facile caratterizzare le due chiome, entrambe rosse: “È il primo film in cui ho avuto due protagoniste con un colore simile di capelli, quindi ho dovuto scegliere con molta attenzione, per distinguerle, anche a distanza. Abbiamo trascorso molto tempo a scegliere i colori delle parrucche: siccome Margot ha una pelle più dorata di Saoirse, ho optato per un rosso più acceso e profondo, che avrebbe spiccato molto sulla pelle imbiancata. Per Saoirse, la scelta è stata un rosso tiziano più tenero e dorato, delicato sulla sua pelle molto pallida”.

Spettacolare anche la minuzia nel realizzare gioielli e acconciature, impossibile da far passare inosservata.

Sebbene abbia delle riserve sulle “cozze” in testa alle dame di Maria, le parrucche di Margot Robbie sono dei capolavori di artigianato, con evidente tempo e cura dedicati alla loro produzione. Lo stesso si può dire per i gioielli, in cui anche la minima collana o diadema sembrano usciti direttamente da un museo.

Ma, come far riflettere il potere di Maria attraverso i suoi capelli?

La Shircore ci dice: “Lei arriva sulle coste (della Scozia) con un’acconciatura molto europea. Non so se si capta abbastanza, ma vi era un leggero chiarore sul suo viso. La si può vedere rilassata con le sue dame di compagnia e i suoi capelli sono allentati. Ci viene mostrato che è una ragazzina. Quando capisce che è sola con sé stessa, diventa più forte e determinata, così mi sono divertita un po’ con le sue acconciature e ci ho giocato per dargli uno stile più inglese/scozzese. Quando quell’acconciatura è stata adottata, l’ho fatta più alta e più grande. Ho usato due starti sul fronte invece di uno, per dargli più struttura e dargli più resistenza. Ho anche schiarito la sua pelle. Volevo assolutamente mantenere la bellezza di Saoirse. Non ho mai voluto mettere dell’eyeliner o altro su di lei. Lei ha questa sua bellezza nuda e così abbiamo rafforzato quel look. Abbiamo aggiunto un po’ di ombre ma questo è tutto. Non volevamo compromettere il suo look naturale.”

Non è molto vago. Il look di Saoirse perde quel tocco europeo una volta ritornata dalla Francia in Scozia, ed assume il forte senso della moda inglese. Il suo trucco era pulito e lentigginoso quando è arrivata e pure durante il corso del suo soggiorno in Scozia, si rafforza, ma senza che sembri trucco. Abbiamo usato alcuni pezzi di capelli finti che abbiamo arrotolato attorno a piccole strutture fatte di fili di ferro e pizzo per capelli per creare varie forme. Questo è quello che avrebbero fatto a quei tempi. Li ho fatti leggermente più moderni, leggermente più grandi e più alti per darle la robustezza che avrebbe bisognato quando ha discusso il suo caso per diventare regina.”, ha continuato la Shircore.



Attori



Saoirse Ronan nel ruolo di Maria Stuarda, la Regina di Scozia e cugina di Elisabetta l.





Margot Robbie nel ruolo di Elisabetta l, cugina di Maria Stuarda e Regina di Inghilterra e Irlanda.







Guy Pearce nel ruolo di William Cecil, il consigliere di Elisabetta l.






David Tennant nel ruolo di John Knox, un chierico protestante.




Jack Lowden nel ruolo di Lord Darnley, il secondo marito di Maria.





Joe Alwyn nel ruolo di Robert Dudley, il consigliere della Regina Elisabetta l e amante.






Ismael Cruz Córdova nel ruolo di David Rizzio, un confidente e amico stretto di Maria.



Gemma Chan nel ruolo di Elizabeth Hardwick, un’amica e confidente di Elisabetta l e la custode di Maria.

Martin Compston nel ruolo di Quarto Conte di Bothwell (Primo Duca di Orkney), il terzo marito di Maria.

Brendan Coyle nel ruolo di Matthew Stewart, quarto conte di Lennox, padre di Lord Darnley.

Ian Hart nel ruolo di Lord Maitland.

Adrian Lester nel ruolo di Lord Thomas Randolph.

James McArdle nel ruolo di Primo Conte di Moray, Reggente di Scozia.

Maria-Victoria Dragus nel ruolo di Maria Fleming, una nobildonna scozzese, amica d’infanzia e mezza prima cugina di Maria.

Eileen O’Higgins nel ruolo di Mary Beaton, l’assistente #1 di Maria Stuarda.

Izuka Hoyle nel ruolo di Mary Seton, l’assistente #2 di Maria Stuarda.

Liah O’Prey nel ruolo di Mary Livingston, l’assistente #3 di Maria Stuarda.

Alex Beckett nel ruolo di Walter Mildmay, il Cancelliere del Tesoro.

Simon Russell Beale nel ruolo di Robert Beale.

Andrew Rothney nel ruolo di Re Giacomo l, figlio di Maria Stuarda ed erede al trono.



Colonna Sonora

Un film fantastico, accattivante, emozionante e delicato non poteva non avere a sua volta una colonna sonora all’altezza, che lo rispecchiasse. Il compositore musicale per questo film è Max Richter, il quale ha fatto un gran bel lavoro. In questa colonna sonora non vi sono presenti “brani” così come li intendiamo oggigiorno, ma è composto solo da “componimenti” classici (scusate questo gioco di parole). Ogni qual volta che ho voglia di ascoltare musica leggera e delicata, condita con un pizzico di ‘quel non so che’ di incalzante, ascolto volentieri questa colonna sonora. Mi fa letteralmente impazzire!

La colonna sonora è composta da ben 18 componimenti, tutti ugualmente fantastici. Ma quelli che mi fanno impazzire maggiormente sono i seguenti:

Il primo componimento chiamato “The Shores of Scotland”, ha un tono delicato e lineare, incalzante al punto giusto che mette di buon umore, o per lo meno a me; mi dà inoltre l’idea di un tono allegro e festoso, quieto.

Il secondo componimento chiamato Elizabeth’s Portrait”, come anche il quinto, “My Crown”, hanno in comune il fatto che entrambi i componimenti abbiano un ritmo incalzante di tanto in tanto, intervallato da un ritmo che lentamente si dissolve, ma poi pian piano riparte e cresce di intensità.

Il quarto componimento chiamato “If Ye Love Me”, ha quel tono solenne tipico dei canti ecclesiastici d’un tempo in cui l’armonizzazione delle diverse voci, come contralti, bassi, soprani e così via, dà un ritmo lineare e dolce al tutto.

Il sesto componimento chiamato “The Poem”, ha più o meno uno stile simile alla prima traccia; di primo acchito, a tratti sembra di sentire la melodia simile a quella composta da Pëtr Il’ič Čajkovskij per “Lo Schiaccianoci”: “La danza della Fata Confetto”, in più il tocco delicato e caldo delle corde della lira addolcisce il componimento, già di suo dolce e delicato.

L’ottavo componimento chiamato “The Wedding”, ha un suono misto-sordo dei tamburi in contrasto intervallato con il tono grave delle trombe che crescono di intensità. F – A – V – O – L – O – S – O!!!



Accuratezza Storica:

le lettere scambiate tra Maria ed Elisabetta l’un l’altra erano le uniche fonti di comunicazione, tant’è vero che le due donne non si siano mai viste faccia a faccia.

Maria non aveva un accento scozzese. Quando Maria aveva cinque anni venne mandata in Francia, la quale crebbe nella corte francese.

Estelle Paranque, un’esperta su Elisabetta l, ha rivelato al quotidiano ‘The Telegraph’ ciò che segue: “[il film] mostra un’amicizia all’inizio, ma in realtà non vi era amicizia; Elisabetta ha provato ad essere gentile nei confronti di Maria, ma Maria non ha mai visto Elisabetta come sua eguale. Sin dall’inizio l’ha vista come una rivale.”

Il film ritrae l’ambasciatore inglese alla corte scozzese, Lord Thomas Randolph, come un uomo di colore, il quale non era. O ancora, il personaggio di Gemma Chan è Elizabeth Hardwick, la quale in realtà era caucasica e non con tratti asiatici. A questo proposito, la regista Josie Rourke ha detto ad L.A. Times: “Ero stata chiara sul fatto che non avrei diretto un film storico-drammatico con solo personaggi caucasici”.

Nel film si fa riferimento a Maria, diverse volte, come la ‘Regina di Scozia’. Tuttavia, come una ben nota monarchia, il/la monarca/regina scozzese veniva invece nominato/a il re/regina di Scozia (come afferma con precisione il titolo del film e il personaggio omonimo), qualcosa che era la norma fino a quando l’uso cominciò a diminuire durante i regni di Guglielmo II e Maria II.



Saoirse Ronan è un’alleata per la comunità LGBTQ+ nel nuovo film (e in una clip) di Maria Regna di Scozia.

Con il ruolo di protagonista, partendo dalla Ronan nei panni di Maria Stuarda e la Robbie nei panni di Elisabetta l, due figure regali e fiere in un mondo dominato dagli uomini, il film in costume di Maria Regina di Scozia ha tutte carte in regola per essere l’omosessuale preferito, così com’è stato.

Ma la vera storia di tradimenti e ribellioni, e un sacco di bei costumi, ha ricevuto un aggiornamento moderno con l’inclusione di personaggi queer, compreso il confidente e segretario privato di Maria, Davide Rizzio, interpretato da Ismael Cruz Cordova. Infattila nuova pellicola mostra una relazione che coinvolge Davide Rizzio.

Maria Regina di Scozia”, il debutto cinematografico della regista teatrale Josie Rourke, è pieno di tutte le pugnalate alle spalle, intrighi di palazzo e segretezza che ci si aspetterebbe dall’era Elisabettiana. In realtà, uno dei segreti del film porta a un sovversivo po’ di intrighi di palazzo e letterali pugnalate alle spalle.

In questa pellicola, l’adulatore nato in Italia e confidente di Maria, Davide Rizzio, viene ampiamente lasciato intendere che lui sia omosessuale. Durante il film, quando Rizzio indossa un vestito da donna fingendo di essere una delle dame di compagnia, ad un certo punto Maria dice che lei non serba rancore per la vera “natura” di Rizzio.

In una clip dal film, Davide indossa indumenti femminili tradizionali mentre sta intrattenendo Maria e le sue dame da compagnia, quando chiede: “È un peccato che io mi senta più come una sorella per voi piuttosto che un fratello?”

Realizzando che forse avrebbe parlato a sproposito, aggiunge: “Mi scusi, mi dimentico di me stesso in vostra compagnia.”

Maria risponde: “Sii chiunque tu voglia con noi. Fai per una bella sorella.”

Chi l’avrebbe mai detto che Maria fosse una tale alleata?

Certamente, la documentazione storica è imprecise, ma la Rourke ha detto al TheWrap: “Vi sono prove evidenti che Rizzio fosse gay e che persino si indentificasse come tale.”

Lo sceneggiatore Beau Willimon, che ha scritto il copione basato sull’opera dello storco britannico John Guy, ha detto sempre al TheWrap che durante quell’epoca, non vi era la stessa nozione di etero o omosessuale e che probabilmente non ci sarebbe stato lo stesso putiferio che si sarebbe sviluppato in seguito nei secoli per le avventure con persone dello stesso sesso.

Nella pellicola Maria trova il suo novello sposo, Lord Darnley, a letto con Rizzio un giorno dopo il loro matrimonio. Lei si sente tradita da Rizzio ed è imbarazzata da quell’alcolizzato di suo marito. Willimon ha detto che questo è stato un tradimento della struttura di potere, non vergogna’.






Mary, Queen of Scots. – Movie review.

Plot:

In 1561, nineteen-year-old Mary, Catholic Queen of Scotland, returns to her home country from France following the death of her husband, Francis II of France, to take up her throne, where she is received by her half-brother, the Earl of Moray. In neighbouring England, her cousin, twenty-eight-year-old Elizabeth is Protestant Queen of England — unmarried, childless, and threatened by Mary’s potential claim to her throne. Mary soon clashes with the cleric John Knox and dismisses him from her court. Knox is a protestant and leader of the Scottish Reformation and perceives Mary to be a danger to the kingdom’s Protestant supremacy.

In an attempt to weaken her cousin’s threat to her sovereignty, Elizabeth arranges for Mary, whom the English Catholics recognize as their rightful Queen, to be married to an Englishman. She chooses Robert Dudley, whom she secretly loves, to propose to Mary. Both are unwilling to be married to each other, but the news of Elizabeth’s smallpox convinces Mary to take the offer provided that Mary is named Elizabeth’s heir apparent. Reluctant to let go of Dudley, Elizabeth secretly sends Lord Darnley to Scotland under the pretence of living under their religious freedom. Despite initially sensing an ulterior motive on Darnley’s part, Mary gradually grows fond of Darnley and eventually accepts his marriage proposal.

Mary’s impending marriage to Darnley causes a constitutional crisis within both realms: In England, Elizabeth is advised by her court to oppose the marriage for fear that Darnley, an English noble, will elevate Mary’s claim to the Crown. In Scotland, Mary’s council is suspicious of Darnley as they fear an English takeover. Both kingdoms demand his return to England, but Mary refuses, thus enraging Moray to furiously leave her court and mount a rebellion against her. Darnley marries Mary, only for her to discover him in bed with her friend David Rizzio the following morning. Faced with insurgency and infidelity, Mary decides to quash the rebel forces but spares both Rizzio and Moray. She demands Darnley give her a child. When a child is conceived, Mary declares that the child is the “heir to Scotland and England” — which deeply offends the English.

Moray colludes with Darnley’s father Matthew to undermine Mary, spreading rumours about Mary’s adultery and that her child was illegitimately fathered by Rizzio. Hearing the rumours, Knox vehemently preaches to the Scottish public that Mary is an adulteress.

Fearing the accusations against Mary and the possible discovery of his homosexuality, Darnley is coerced by the under-miners to join them in executing Rizzio and reluctantly delivers the final blow. Mary discovers the plot and agrees to pardon the men involved provided that she is presented with the evidence that Darnley had taken part. She ultimately forgives Moray and asks Elizabeth to be her child’s godmother. Together, they agree that the child is heir presumptive, much the chagrin of the English court. Mary banishes Darnley but refuses to divorce him despite the appeals of her council, which then approaches her adviser and protector, the Earl of Bothwell, to have him killed. In the ensuing melee after Darnley’s death, Mary is forced to flee and leave her child behind.

The following morning, Bothwell advises that her council have decided that she marry a Scotsman immediately, which she hesitantly agrees to. This induces Knox to zealously preach to the Scots that Mary is a “harlot” who had her husband killed, leading Moray and the rest of her court to demand her abdication. Despite furiously objecting to it, Mary eventually abdicates her throne and flees to England.

Learning of Mary’s arrival in England, Elizabeth arranges for a clandestine meeting with her. Mary asks for Elizabeth’s help to take back her throne. Elizabeth is reluctant to go to war on behalf of a Catholic, but instead promises a safe exile in England as long as Mary does not aid her enemies. Mary indignantly responds that if she does, it will only be because Elizabeth forced her to do so, and threatens that should Elizabeth murder her, she should remember that she “murdered her own sister and queen”. Elizabeth orders that Mary is imprisoned in England and eventually receives compelling evidence that Mary had conspired with her enemies to have her assassinated. Pressured, and with no other choice, Elizabeth ultimately orders Mary’s execution. As Mary is walked to the scaffold, a remorseful Elizabeth cries for Mary and reveals a bright red dress. In her final thoughts, Mary wishes her son James well and hopes for peace upon his reign.

The post-script reveals that upon Elizabeth’s death in 1603, James became the first monarch to rule both Scotland and England.



My Personal Opinion

Does this movie is worth watching or not? ABSOLUTELY YES!!!

Madame de Staël once said: “the entire social order… squares off against a woman who aspires to achieve a man’s reputation. Almost two hundred before, two women dreamed of a world that wouldn’t lean on no more solely on a man’s shoulders.

Mary Queen of Scots is this 2018 historical drama film directed by Josie Rourke and written by Beau Willimon, starring film stars Saoirse Ronan and Margot Robbie.

This biographic movie is based on John Guy‘s biography Queen of Scots: The True Life of Mary Stuart”. The movie tells the stories of Mary Stuart, Queen of Scots at birth, Queen of France by marriage when she was only 16 years old and widowed at 18. When she returned back to her hometown, Scotland, that in the meantime became a Protestant country, she is at odds with her rebellious Lords and comes into conflict with her cousin Queen Elizabeth I, of which she also stakes her claim.

Yet, since the beginning of this paragraph it’s obvious that I just loved, I really did and still do love this movie, also by the use of capital letters and bold font. But it wasn’t only that. Firstly, I DO love to dive in stories like this that are set in my so beloved England and in everything it concerns, even more so if to this are united the famous story of rivalry between these two women, these two queens, Mary Stuart and Elizabeth l, you are asking me to an open invitation!

I just do love this movie through and through! I do really love the movie costumes and dresses, the make-up and hair/ “wigs” (I’ll tell you more thoroughly in the dedicated paragraph).

Magical and Stunning to me were (and still are) he settings, a fundamental element, which are famous places such as the Gloucester Cathedral, used to re-create the cloisters and the halls of the “Hampton Court Palace”, and more to re-create the crypt for the cell where Maria is imprisoned before the execution; the “Blackness Castel”, in the West Lothian, used to re-create the “Linlithgow Palace”, Mary Stuart’s birthplace or even more the Poldullie Bridge of Strathdon, in the Aberdeenshire, where Mary Queen of Scots is the victim of an ambush.

Another advantages to Josie Rourke’s movie are sceneries. There had been a particular study of light that shows or hides, according to the necessities, the intrigues or the betrayals of the respective Courts; we can see indoors and outdoors extraordinarily fascinating. The English Court, almost always presented with a castle, it’s clean but immaculate. Gina Cromwell (already known for her work with Downtown Abbey and Outlander) does a really good job with the setting up of the sets. Just as Sean Barclay discovers in the boundless landscapes of Scottish mountains and hills the perfect setting to re-create and shoot Mary and her entourage’s outdoors scenes.

If Mary’s castle is immerged in a continuously changing landscape and where she moves, instead Elizabeth’s one is a castle on lock down, a court immobile in silence, just as its queen, the pillar of a population for which she chose to be a leader, giving up her joys and happiness.

We could also dare to say that the southernmost country of England, Scotland, with its valleys and its rivers, could be defined as the main character of this movie, together with the two film stars. Another characteristic which played or may not a pivotal point, for me, into make me loving it was the one of having watched the movie in original language. The movie in O.V. (original version) has something magical that enchants you.

In this movie, the differences between the two women/queens arise energetically, as it should be. Everything feeds the confrontation between Mary Stuart and Elizabeth l, between Scotland and England. If on one hand there is a young and gullible (Scottish) Court, house of a queen just as instinctive and unexperienced, on the other hand there is the scholarly, elegant and well-read English Court with the smart intelligence of Elizabeth on top of the power pyramid. Although the two women continue to call themselves, each other, “sisters”, actually they couldn’t hardly be more apart. Both of them have different ambitions and a different look towards the future. Also, their personal priorities are diametrically opposed. Mary, with a fickler attitude as the tide, now she wishes to make peace with Elizabeth, now she imposes herself as the English Queen. Mary’s behaviour, despite interesting and occasionally also admirable, it’s too impetuous and doubtful to create a true empathy within the audience. The Scottish queen isn’t enjoyable, she’s an adolescent girl with a crown too heavy upon her head and she’s playing hot and cold.

The “Mary, Queen of Scots” movie’s cast is one of the pivotal points of the movie itself. Saoirse Raonan is a force of nature, a warrior queen, with a visible and invisible armour. She confirms herself a pro in the shoes of Mary Stuart. Margot Robbie is a surprising Elizabeth l of England. Her gaze is alluring, her gesture queenly. Everything makes her a key point to the movie’s success.

The ideal group that surrounds the two queens and populates the respective courts, such as two sides on a chessboard, are extraordinary. Particularly, result Jack Lowden, David Tennant and Guy Pearce. If we have to point our finger against one of the movie’s stylistic choices, certainly we can notice how much excessive the effort to make the English Court “multi-faceted” is. Nationalities and different cultures, here, represent a progress that may not be so heightened in the interested historical period. Guy Pearce as William Cecil stands out. He was very good in the guise of the determined minister, but not disrespectful of his queen. A walking stick on which she can lean against, “if” or “when” his queen needs it. Her Scottish “counterpart” is no less, with a David Tennant barely recognizable.

One last detail that mustn’t be underestimated absolutely are the lines and the script itself. The movie starts with that kind of dialogues the seem a little bit a comprehensive, they seem to be taken by the pages of a drama written by Shakespeare, but gradually they conform themselves into an essential humanity both for the two main female figures around which the whole story revolves. Beau Willmon brilliantly adapt the story of John Guy’s biography on screen, making the words the tale’s main engine.

This movie knows how to bring out the still applied today historic themes, such as the hard acceptance of a woman in the leading role.



Movie Costumes, Hair and Make-up

As opposed to the actors, that we can love or hate them, judging a movie’s technical aspect is at the same time simpler and more difficult too. It’s difficult because, as a period drama, it’s impossible not to notice the stylistic choices undertook by the make-up artists, the costume designers’, art directors’ and screenwriters’ teams. Thus, it becomes almost mandatory to look at these details and analyse them. But for a movie such as this, Mary, Queen of Scots it also becomes incredibly simple.


Movie Costumes:

Alexandra Byrne (who was already the costume designer for several Marvel’s movies, such as the Avengers and Thor, as well as two movies with Cate Blanchett in the leading role as Elizabeth l) succeeds in the not at all easy task to make the costumes (for this movie) look incredibly distinguishable for an historical period which was already explored. Both courts’ costumes are, of course, different for materials, colours and textures used. Yet, in both of them there is also that attention to the smallest of details, with bright colours for England and the blueish shades for Scotland. Light and Dark, Ying and Yang.

The costume designer would rather sacrifice the historic fidelity to anachronism, choosing a material not yet in use in that period: the denim. The jeans became part of the female clothing only since 1873, because before it was only men clothing’s prerogative, whose roots are competed with French people and Italians, specifically Genoese. It’s right the sea that the first of the costumes (made specifically for this movie) in denim comes from, to Mary’s landing around the coast of Scotland.

The choose of this material is fully justified by Byrne: make accessible and immediate the fashion of a bygone era. Sea travels, time-consuming rides, all of this without having any means to bath available, or even to wash the laundry, which had to be resistant, like a second skin in which one is able to move easily. That’s the essence of denim.

The practicality isn’t only an illusion. Saoirse Ronan shot the whole movie’s scenes in Scotland, a rainy and from a muddy ground area, so creating dresses in traditional material, such as satin or calico would have implied potential damages, slowdowns of production and economic losses. Many are also the scenes where Ronan shows up horseback riding, and denim stretch chosen by Byrne allowed Ronan full freedom of movement.

The origin of costumes is no less anticonventional. Byrne renounced to create sketches, instead created some mood boards in collaboration with the illustrator Belinda Leung. The opening scene, where Mary touches the Scotland ground, it’s graphically rendered with a veil of white linen that covers her face, her body wrapped up in a grey dress whose hems get mixed up with the sea bubble. Much more evocative than the cinematographic return, where the queen ‘greets’ her homeland by feeling nauseated.

Every dress and costume, every accessory, is an allegory, the description of the character which wear it. Although the two queens are divided by colours palettes, dark blue shades for Mary; bright colours, such as red, mustard-coloured and tangerine for Elizabeth; both of them are united by a jewellery: a dangly earring with an acorn made of metal. The “acorn” is a Celtic symbol and it symbolises the fruit of the oak tree, a secular tree which is the synonym of power and it represents immortality. Also, the ‘acorn’ had a double nature, masculine and feminine: being it a fruit, on one hand it symbolises the female fertility, on the other hand symbolises the male masculinity.

Byrne’s work reveals a character’s identity like a line does. Elizabeth, the Virgin Queen, imperturbable, with her starched ruffs, her wigs, the coats of whitening upon her face to conceal the scars of smallpox; Mary, the queen who became the idol of Romanticism, with her dishevelled hair, her chest in sight, dressed in dark colours as a rebellious teenager. Until the end, the second before her execution, Mary’s clothing changes in colour and fabric: she has martyrs’ red cloth of cotton.



Make-up:

Beauty Was Power — But Not For Long

Although Shircore has created her fair share of British monarchs before — specifically, Elizabeth I twice with Cate Blanchett in Elizabeth and Elizabeth: The Golden Age — it was Rourke’s version of the character that proved to be more revealing than ever.

“We begin Elizabeth with a very young version of the Queen, going through the various stages of love and political unrest,” Shircore recalls. “The white makeup was a symbol of her virginity in the film. Essentially, a Protestant Elizabeth substituted herself for the Catholic Virgin Mary. She also cut off her hair and wore a wig.

Nearly two decades later, in Mary, Queen of Scots, Shircore says the makeup and hair were more directly connected to the Queen’s experience with smallpox and its side effects, like deep scarring and alopecia. In the early scenes of Rourke’s version, we do get a glimpse of Robbie as young Elizabeth I, fresh-faced and naturally flushed, boasting a full head of strawberry-blonde ringlets. In the Tudor period, Shircore explains, beauty translated into power. This is something both Mary Stuart and her cousin possessed — until one (that would be Elizabeth) no longer did. Regardless, Shircore says no matter what story anyone chooses to tell of Elizabeth I, “One must always keep in mind the iconic portrait of her as a powerful Queen, her face made up in very white paint and wearing a bright-red wig.”

The last time Shircore created the look for the character Queen Elizabeth, the queen didn’t have to suffer the smallpox she survives in this film. “I used that as my way to get Margot to eventually look like the iconic Elizabeth the First,” says Shircore. “I took the beautiful young girl and covered her in blisters and big open sores, which eventually burst and dried and left her with a pitted and scarred face.”

Shircore made certain to put the blisters on the areas that she eventually wanted to cover up or change, and through that was able to make Robbie’s mouth smaller, her nose narrower and clear her eyebrows.

Along with Byrne’s costumes, Shircore aimed to add a modernistic touch to the film’s look. For instance, the queens’ hair is “more structured,” says Shircore. “Not so many fancy curls and things, not so many frills. This gave us a strength and a more modern feel.”

In order to transform the two actresses into character, the makeup team worked on them in their chairs for hours. Ronan’s fresh look was simpler to do, because her make-up was bright, bonne mine effect, almost similar to Botticelli’s one, with light bases that radiates a sane and pinky halo. For Robbie, on heavy makeup days, it was around three hours: There was a skin condition to create, a thinning wig that involved a bald cap underneath and, of course, the iconic heavy white makeup Queen Elizabeth I was known for.

And since makeup in the 16th century was mixed with mercury and other dangerous substances, Shircore had to find the modern equivalent to stay true to her artistic visions. To that end, she worked with makeup chemists. “I explain how I want it to look, what I want it to do, that I need it to last for eight hours and that it needs to come off easily,” she says. “Then we worked it out together.



Hair:

Red copper hair, long braids and romantic torchon, to symbolise Mary. More dramatic, occasionally grotesque, to symbolise Elizabeth l. it has been a confrontation, not only with roles: both of them, Ronan and Robbie, have been transformed into their character on set with a colossal makeover, signed by the make-up and hair designer Jenny Shircore. For Robbie, blond beauty cover woman, it took big wigs, but her hair was more complicated and required two hours. This movie begins with a much younger version of Elizabeth, fresh-faced and a naturally flushed face and a head of hair with strawberry blond curls: as a perfect “Virgin Queen”. For Saoirse Ronan, instead called to play the true protagonist, Mary Stuart, the beauty look is more fabled: “Historically, Mary was known for to be very pretty. Saoirse had only two wigs and some lock of curls applied from time to time differently from real hair.”

It wasn’t that easy to characterize the two heads of hair, both red: “This is the first movie where I had two main characters with a similar hair colour, so I had to choose very carefully, to let them be distinguishable, even from a long distance. We spent a lot of time to choose the wigs colours: since Margot has a more gold skin, I opted for a brighter and deeper red, that it would have stood out over the coat of whitening. For Saoirse, the choice had been a tenderer and more gold titan-haired delights wig, delicate over her very pale skin”

It’s also spectacular the detail used in creating jewelleries and hairstyles, impossible not to be noticed. Although, it has some reservation on the “clams” hairdo over the ladies-in-waiting’s head, Margot Robbie’s wigs are masterpieces of craftsmanship, with a lot of time and care dedicated to their production. The same thing can be said for the jewelleries, where the most minimal necklace or tiara seem to be directly came from a museum.

But, How reflecting Mary’s power through her hair?

 “She arrives on the shores with a very European hairstyle. I don’t know if it’s picked up enough, but there was a light glow to her skin. You see her relaxed with her ladies in waiting and her hair is loose. It shows you that she’s a young girl. As she realizes she’s on her own, she gets stronger and determined so I played with her hairstyle and played with it to give it a more English/Scottish style. As that hairstyle took on, I made it higher and bigger. I used two layers at the front instead of one to give it more structure and to give it more strength. I also paled her skin. I wanted to keep that absolute beauty of Saoirse. I never wanted to put eyeliner or anything on her. She has this naked beauty and so we strengthened that look. We added some little shading but that was it. We didn’t want to compromise her natural look.”, Shircore said.

It’s very non-fussy. Saoirse’s look loses that European feel once she returns from France to Scotland, and takes on the strong English fashion sense. Her makeup was fresh-faced and freckly when she arrived and during the course of her stay in Scotland, it strengthens, but without looking like makeup. “, she continued. “We used fake hair pieces that we rolled around tiny frames of wire and hair lace to create various shapes. This is what they would have done back then. I made them slightly more modern—slightly bigger and slightly higher to give her the strength she would need as she made her case for being queen.”



Actors



Saoirse Ronan as Mary, Queen of Scots, the Queen of Scotland and Elizabeth’s cousin.




Margot Robbie as Queen Elizabeth I, Mary, Queen of Scots’ cousin and the Queen of England and Ireland.






Guy Pearce as William Cecil, advisor to Queen Elizabeth.





David Tennant as John Knox, a Protestant cleric.





Jack Lowden as Lord Darnley, Mary, Queen of Scots’ second husband.





Joe Alwyn as Robert Dudley, Queen Elizabeth’s counselor and lover.






Gemma Chan as Elizabeth Hardwick, a friend and confidante of Elizabeth I and keeper of Mary, Queen of Scots.

Martin Compston as Earl of Bothwell, Mary, Queen of Scots’ third husband.

Ismael Cruz Córdova as David Rizzio, Mary’s close friend and confidant.

Brendan Coyle as Matthew Stewart, 4th Earl of Lennox, father of Lord Darnley.

Ian Hart as Lord Maitland.

Adrian Lester as Lord Thomas Randolph.

James McArdle as the Earl of Moray, Regent of Scotland.

Maria-Victoria Dragus as Mary Fleming, a Scottish noblewoman, childhood friend and half-first cousin of Mary, Queen of Scots.

Eileen O’Higgins as Mary Beaton, attendant of Mary, Queen of Scots.

Izuka Hoyle as Mary Seton, attendant of Mary, Queen of Scots.

Liah O’Prey as Mary Livingston, attendant of Mary, Queen of Scots.

Alex Beckett as Walter Mildmay, English Chancellor of the Exchequer.

Simon Russell Beale as Robert Beale.

Andrew Rothney as King James I, Mary, Queen of Scots’ son and heir.



Soundtrack

A stunning, endearing, moving and delicate movie like this couldn’t fail to have in turn a soundtrack up to it, that reflected it. This movie’s composer is Max Richter, who did a great job. In this soundtrack there aren’t “song” as are currently defined nowadays, but it’s made only of classical “compositions”. Whenever I just want to listen to light and delicate music, spiced with a little bit of ‘those I do not know that’ of imminent, I do love listening to this soundtrack. It drives me crazy positively!

The soundtrack is made of 18 compositions, all of them equally wonderful. But those that positively drive me crazy the most are the following:

The first composition entitled The Shores of Scotland, has a soft a linear tone, imminent in the right spot that makes happy, or at least to me; it reminds me of a merry, serene and cheerful tone.

The second composition entitled “Elizabeth’s Portrait”, and even the fifth one, “The Crown”, have in common the thing that both of them have an imminent rhythm every now and then, interspersed with a rhythm that slowly fades out, but then gradually re-starts and grows restlessly.

The fourth composition entitled “If Ye Love Me” has that solemn tone typical of ecclesiastical songs of yore where the harmonization of the different voices, such as contraltos, basses, sopranos and so on, gives to the whole piece a linear and gentle rhythm.

The sixth composition entitled “The Poem”, has so and so the tone similar to the first piece; at fist glance, on and off seems to her that melody similar to the one composed by Pëtr Il’ič Čajkovskij for his masterpiece “The Nutcracker”: “The Sugar Plum Fairy”, in addition the delicate and warm touch of the lyra softens the composition, already gentle and delicate.

The eighth composition entitled “The Wedding”, has a mixed-deaf sound of drums in contrast to the break with the deeper sound of trumpets that grows restlessly. S – T – U – N – N – I – G!!!



Historical Accurancy:

Mary and Elizabeth’s letters to each other were their only sources of communication, and they never saw each other face to face.

Mary didn’t have a Scottish accent. The five-year-old Mary was sent to France, where she grew up in the French Court.

Estelle Paranque, an expert on Queen Elizabeth I, told The Telegraph: “It shows a friendship at first, but there was not a friendship, Elizabeth tried to be kind to her at first but Mary never saw Elizabeth as an equal. She saw her as a rival from the start.”

The movie portrays the English ambassador to the Scottish Court, Lord Thomas Randolph, as a black man, which he was not. Gemma Chan’s character is Elizabeth Hardwick, who in real life was white. Director Josie Rourke told the L.A. Times: “I was really clear, I would not direct an all-white period drama.”

In the film Mary is referred to several times as the ‘Queen of Scotland’. However, as a popular monarchy the Scottish monarch was instead titled the King/Queen of Scots (as the film’s title and eponymous character accurately states), something which was the norm until usage started to decline during the reigns of William II and Mary II.



Saoirse Ronan is an LGBTQ+ ally in new Mary Queen of Scots’ film (and clip)

With star turns from Saoirse Ronan as Mary Stuart and Margot Robbie as Elizabeth I, two fierce royal figures in a male-dominated world, period drama Mary Queen of Scots had all the makings of a gay favourite as it was.

But the true story of betrayal and rebellion – and plenty of fancy costumes – has been given a modern update with the inclusion of queer characters, including Mary’s confidant and private secretary David Rizzio, portrayed by Ismael Cruz Cordova. In fact, the new movie points to a relationship involving her private secretary David Rizzio.

Mary, Queen of Scots,” the feature film debut of stage director Josie Rourke, is filled with all of the backstabbing, palace intrigue and secrecy you’d expect from the Elizabethan era. One of the film’s secrets actually leads to a treasonous bit of palace intrigue and literal backstabbing.

In this movie, Mary’s Italian-born courtier and confidant David Rizzio is heavily implied to be gay. Mary says at one point during the film, as he’s dressed in a dress pretending to be one of her chambermaids, that she does not hold Rizzio’s “nature” against him.

In a clip from the film, David is dressed in traditional women’s clothing while he entertains Mary and her chambermaids, when he questions: “Is it a sin that I feel more of a sister to you than a brother?”

Realising he may have spoken out of turn, he adds: “Forgive me, I forget myself in your company.”

Be whoever you wish with us. You make for a lovely sister,” Mary replies.

Who knew Mary Queen of Scots was such an ally?

The historical record is, of course, unclear, but Rourke told TheWrap, “There is strong evidence to support that Rizzio was gay and even identified as such then.

Screenwriter Beau Willimon, who wrote the script based on the work of British historian John Guy, told TheWrap that during that era, there wasn’t the same notion of straight or gay and that there likely would not have been the same uproar then that would come in later centuries for same-sex dalliances.

In the film, Mary finds her newly married husband, Lord Darnley (Jack Lowden) in bed with Rizzio one morning after their wedding. She feels betrayed by Rizzio and is embarrassed by her drunkard of a husband. Willimon said this was a betrayal of the power structure, not shame.

Pubblicato da Francesco Rao

Francesco, Roma-Rosarno, 23 anni.

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3 commenti

    1. Ciao namejastin,
      Tempo fa ho visto il tuo commento, però poi lo persi e non ti ho potuto rispondere. Comunque, a parte questo, anche se non sono un esperto di letteratura inglese o uno storico o un filologo, però sono a conoscenza della storia della regina Mary Stuart (o Maria Stuarda, così come è conosciuta per gli italiani). So che era nata in Scozia, sia da bambina ha lasciato la corte scozzese per quella francese (per motivi politici) e poi a sedici anni è divenuta, per matrimonio, regina di Francia, ma sfortunatamente dopo due anni rimase vedova e così ella fece ritorno in Scozia dove l’attendeva lo scontro con la nuova religione calvinista, istituita durante la sua assenza. Detta questa breve parentesi storica e letteraria, se la trama narrata o altro materiale non ti coincide, hai pienamente ragione, perché nel film in questione, “Maria, Regina di Scozia”, molte cose sono diverse dalla storia così come la sappiamo, ma questo è dovuto al fatto che il film è tratto da un libro che racconta la biografia della regina scozzese, chiamato “My Heart Is My Own: The Life of Mary Queen of Scots” di John Guy. Inoltre, se non erro, avevo scritto queste informazioni nella sezione “considerazioni personali”. Quindi, con molta sincerità e più gentilezza possibile, non capisco il tuo commento, o meglio lo potrei capire solo nel caso in cui, leggendo la trama soltanto, possa trovarti confuso e giustamente dire “ma che cavolo si fuma questo?; però, dato il fatto che subito dopo la sezione “trama”, in tutte le mie recensioni, inserisco la sezione del “commento personale”, o “considerazione personale”, che chiamarla sia voglia. Quindi, ribadisco di non capire il tuo commento. Sarò sicuramente stupido io, ma proprio non lo capisco. Se mai vorrai spiegarmi meglio il concetto che volevi dirmi, sono qui a completa disposizione per leggere la tua spiegazione.
      Cordiali saluti,
      Francesco

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